Il primo Pastone non si scorda mai

Primo Pastone, un po’ di emozione e qualche concessione in più in termini di righe — mi perdonerete — per riepilogare un po’ il pregresso e per spiegare perché vorrei raccontarvi qui questa fase politica. Mettiamola così: il 4 dicembre 2016, con la vittoria del no al referendum costituzionale, è in sostanza finita la legislatura e la seconda repubblica. Ora sta nascendo una terza repubblica fatta di tanti partiti leggeri, in tutti i sensi, di spirito dei tempi sempre più proporzionale e di trattative politiche vecchio stampo. Non conosciamo la data del voto, ma sappiamo che è iniziata la campagna elettorale, con le coalizioni che si preparano alla sfida del voto. Ipotesi oggi più probabile: elezioni a giugno.


Il preambolo
All’inizio della lunga settimana trascorsa, il centrodestra sovranista era in piazza (Lega di Matteo Salvini, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, Direzione Italia di Raffaele Fitto), con una Forza Italia “moderata” sullo stesso palco ma con qualche fischio. Matteo Renzi è sbarcato su Medium con un suo blog: meno tasse per tutti (ricorda qualcuno?), poi è tornato sul Tg1, aprendo il negoziato con l’opposizione interna al Pd, e sul Corriere della sera: potrei non essere io il premier. In effetti in privato Renzi dice che Paolo Gentiloni potrebbe essere una scelta per la guida del governo anche in futuro. “Comunque, la nuova fase proporzionale — dicono dal Pd — non ci obbliga a dire prima del voto chi e come andrà a Palazzo Chigi”.


Quando s’inizia a parlare di imposte da tagliare vuole dire che c’è la campagna elettorale. Pronti, via. Ecco nuovi partiti e movimenti: quello di Gianni Alemanno e Francesco Storace, quello di Luigi De Magistris, quello di Fitto, senza dimenticare Stefano Parisi, Pippo Civati, Flavio Tosi, Giuliano Pisapia, Mario Mauro e Gaetano Quagliariello eccetera. Torna in politica perfino Marco Follini (qualcuno ricorda?), e quando nascono partiti a schiovere vuole dire che la campagna elettorale è iniziata e che si respira un’aria proporzionale che levati.


Intanto, le telefonate tra i due Matteo (Renzi e Salvini), grazie al lavoro parlamentare di Luigi Di Maio (M5S), seppur tra stop and go, stanno velocizzando i tempi della riforma della legge per votare, dopo la sentenza della Consulta che ha accontentato tutti i partiti, al di là delle dichiarazioni di facciata. E la via più breve per le urne a giugno sembra passare per un’estensione dell’Italicum corretto dalla Corte costituzionale anche al Senato, magari con premio di maggioranza alla coalizione e non più alla lista.

Piccolo spazio pubblicità. Questo testo è l’inizio di una mia prima newsletter per amici e conoscenti appassionati di politica. Se vi va, il resto e i futuri pastoni li trovate qui, basta iscriversi: https://tinyletter.com/danielebellasio.

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