Imprese ed EMA nel mirino di Milano

C’è la data del B-Day: 29 marzo. Ma chi sostituirà Londra? Milano schiera società civile ed un “distretto finanziario” per attrarre chi fugge dalla City.

Gabriele Carrer
Mar 21, 2017 · 4 min read

Chi riuscirà a raccogliere l’eredità di Londra dopo la Brexit? Chi ce la farà ad attirare manager, banche e sterline in caso di loro fuga dalla City? In palio c’è il ruolo di capitale europea della finanza e in corsa ci sono quattro città del Vecchio Continente: Milano, Francoforte, Parigi e Dublino. Milano ha i numeri per farcela, secondo l’onorevole Maurizio Bernardo, presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati promotore del convegno «Milano, Capitale europea della Finanza» che si è tenuto venerdì alla Triennale di Milano. Il capoluogo lombardo è un polo internazionale, dotata di servizi di primo livello e di scuole internazionali; per questo Bernardo presenterà già la prossima settimana in Parlamento un disegno di legge «speciale per Milano», con soluzioni concrete per gli investitori stranieri che vorranno trasferirsi a Milano. Giovedì il sindaco Beppe Sala è tornato sulla questione da Cannes, dove si trovava per la fiera immobiliare MIPIM: «Gli investitori internazionali non puntano a singoli Paesi ma a singole città. Milano ha i numeri per distinguersi nella competizione internazionale perché è profondamente cambiata negli ultimi 15 anni, ha decentrato molte funzioni in diverse aree, ha grandi progetti sugli ex scali ferroviari e sul dopo Expo ed attrae molto le giovani generazioni».

«Milano è attrattiva, in questo momento sta vivendo quello che io definisco una tempesta perfetta: tutti vogliono venire a Milano e credo che abbiamo le capacità, il sogno, la voglia di portare la comunità finanziaria a Milano. Tutti noi stiamo lavorando e spero che questo si possa avverare». È quanto ha dichiarata a margine dell’incontro il vicepresidente di Assolombarda, Carlo Bonomi che ha comunque sottolineato la necessità di «essere competitivi con gli altri paesi» per attrarre agenzie internazionali ed imprese, attuando le stesse facilitazioni fiscali messe in campo altrove in Europa. L’evento è stato inoltre l’occasione per presentare la «Consulta degli esperti», un team composto da 130 membri della società civile per rilanciare la candidatura di Milano come hub europeo della finanza dopo la Brexit. «Puntiamo molto sulla possibilità di attrarre banche e istituti finanziari — ha detto al convegno il viceministro all’economia Luigi Casero — , Milano ha tutte le caratteristiche per farlo. Stiamo mettendo in campo iniziative per rendere Milano più attraente dal punto di vista fiscale. Ma è necessario mettere insieme la società civile per fornire la spinta necessaria».

Ma non c’è solo la finanza: è infatti l’Agenzia europea del farmaco il primo obiettivo su cui Milano ha messo gli occhi. E anche i milanesi sono favorevoli: un sondaggio Swg presentato durante l’evento racconta come il 75% dei cittadini sia favorevole all’arrivo sotto la Madonnina delle agenzie europee che lasceranno Londra. Il sindaco di Milano Beppe Sala ed il governatore della Lombardia Roberto Maroni hanno già ottenuto l’appoggio del governo ed il sostegno del Quirinale. L’EMA ha un ruolo centrale nella valutazione dei nuovi farmaci da introdurre nel mercato farmaceutico europeo, ha oggi sede nel quartiere londinese di Canary Wharf, conta su 40 mila dipendenti e necessità di 350 stanze d’hotel per cinque notti alla settimana. Il budget per il 2017 dell’azienda è di 322 milioni di euro. Milano deve però guardarsi da alcune sfidanti assai agguerriti e ben attrezzate: su tutte Stoccolma, Monaco di Baviera, Copenaghen, Dublino e Vienna.
All’evento era presente anche il presidente Consob Giuseppe Vegas, convinto che l’agenzia del farmaco sia una buona opportunità, ma «è molto più importante attirare le imprese finanziarie. Con la Brexit molte banche e imprese finanziarie dovranno in qualche modo delocalizzarsi e Milano è una città molto attraente». Ma per attirare imprese, istituzioni, agenzie internazionali e banche serve superare norme nazionali e disposizioni europee. Ecco perché l’idea è quella di creare un “distretto finanziario”, con un fisco più leggero per chi si trasferisce e facilitazioni locali messe in campo da comune e regione. Sul piano fiscale «si può pensare, per le imprese che si delocalizzano, a un periodo transitorio» che favorisca la scelta, ha sostenuto il presidente Vegas.

Il sondaggio Swg presentato ha fatto emergere le preoccupazioni dei milanesi sulle strategie per attrarre certe realtà a Milano. Prima «bisogna combattere la corruzione» (32%), seguono le necessità di «aumentare la qualità dei servizi» (29%) «rendere la città più sicura» (27%) e «promuovere meglio Milano all’estero» (27%). E se chiedessimo alle imprese? Certo, l’idea del “distretto finanziario” può risultare affascinante ma il fisco in Italia non è agli occhi degli investitori stranieri l’unico problema: c’è infatti anche la giustizia, i suoi tempi e le sue incertezze, come ha sostenuto John Phillips, ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia, durante una sua lezione alla Bocconi di Milano nell’aprile 2016 (il testo integrale sul Foglio). E che dire di pubblica amministrazione e mercato del lavoro, inseriti un anno fa dal Ministero degli Affari Esteri assieme a fisco e giustizia nell’elenco delle aree da riformare per attirare investimenti esteri?


Questo articolo è stato pubblicato per l’edizione della newsletter “Fumo di Londra” di sabato 18 marzo 2017. Ci si può iscrivere qui.

Gabriele Carrer

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✍🏻 Giornalista 🗺 Esteri su «La Verità», «Il Foglio», «IL» 📘 Ho scritto «Lady Brexit» 📨 Qui c’è la mia newsletter sulla Brexit: www.fumodilondra.com

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