La prima vittima della Brexit è l’Ukip

I nazionalisti falliscono l’esame di maturità a Stoke, dopo aver contribuito alla vittoria del Leave e dopo dure lotte interne

Gabriele Carrer

Giovedì seggi aperti a Stoke e Copeland, un tempo due fortezze della sinistra britannica, per due elezioni suppletive convocate in seguito all’addio di due parlamentari laburisti in rottura con la leadership di Jeremy Corbyn che hanno preferito lasciare Westminster per occuparsi d’altro. Il partito che fu di Blair e Brown è riuscito a mantenere, non senza difficoltà, il seggio di Stoke resistendo agli assalti dell’Ukip ma han perso a Copeland a favore dei conservatori. Per la prima volta dal 1982 un governo in carica conquista un’elezioni suppletiva. Copeland manda infatti al Parlamento di Londra la conservatrice Trudy Harrison (primo tory a conquistare il seggio dal 1935, data della sua creazione) che ha conquistato il 44.3% dei voti, staccando il candidato del Labour di 7 punti percentuali (37.3%). Si tratta di una vittoria importare per il premier Theresa May, sempre più forte nei sondaggi (sia quelli che riguardano il suo operato che quelli circa le intenzioni di voto). Una vittoria che ripaga il primo ministro dell’impegno profuso in prima persona nella campagna elettorale di Copeland. Vittoria agevole per il Labour a Stoke (37.1%) contro l’Ukip (24.7%) ed i conservatori (24.3%).


La sconfitta laburista a Copeland è stata bollata come un disastro da molti giornali e commentatori britannici. La campagna laburista si è concentra per buona parte sul servizio sanitario nazionale che assieme al nucleare rappresenta uno dei problemi maggiori in quell’area del paese. E la sconfitta rappresenta un passo falso soprattutto per il leader Corbyn che ha deciso di puntare molto anche a livello nazionale su questo tema per mobilitare l’elettorato. Il risultato di Copeland è una grande iniezione di fiducia per il governo May e potrebbe diventare nuovo terreno di scontro tra Corbyn ed i laburisti moderati. Il primo è pronto a sparare contro il mai-dimenticato Tony Blair e le sue accuse sulla Brexit, i secondi sono sempre al lavoro per cercare di spodestare l’odiato leader.

Ma il dato più significativo — almeno per ora, in attesa di nuove possibili turbolente nel Labour — è la sconfitta dell’Ukip a Stoke. Qui il candidato Paul Nuttall, da novembre leader del partito, avrebbe potuto iniziare la sua trasformazione interna: doveva conquistare Stoke per superare lo stallo e la mancanza di obiettivi dopo la vittoria del Leave. E per farlo aveva promesso di trasformare l’Ukip nella voce dei lavoratori traditi prima dalla globalizzazione e poi dalla sinistra laburista. Doveva inoltre rendere il partito più appetibile per gli elettori britannici, non più il partito rabbioso e fuori dal sistema ma un’alternativa credibile per la classe operaia.

Nuttall ha giocato d’azzardo anche a costo di gaffe e provocazioni, il terreno era il più fertile (Stoke è la capitale della Brexit con quasi il 70% degli elettori che hanno votato Leave otto mesi fa; il Labour è in crisi, il suo leader Corbyn è messo anche peggio tanto che è stato tenuto alla larga dal seggio durante le ultime settimane). Ma ha perso la sua scommessa: il distacco di oltre 12 punti percentuali pesa molto sul leader, convinto fino a pochi giorni prima delle elezioni di poter conquistare il seggio e rilanciare il suo “Nukip” come alternativa credibile al Labour per i lavoratori del nord. Ora però i nostalgici di Farage all’interno del partito ne chiedono la testa: saranno mesi difficili e nell’Ukip potrebbe definirsi a breve il sesto cambio al vertice in meno di due anni.


A gennaio Rod Liddle ha confessato sullo Spectator i suoi timori: la Brexit ucciderà l’Ukip. «Nigel Farage ha prosperato quando il suo partito era chiaramente un’alternativa all’ordine costituito — scriveva Liddle — e le continue storie di follie individuali all’interno del partito e le accuse di razzismo non hanno scalfito quest’idea». Ma niente di ciò che è accaduto e accadrà dopo la vittoria del Leave aiuta l’Ukip. E commentando a urne chiuse e risultato pro-Labour assicurato, Liddle si è rivolto agli elettori dell’Ukip spiegando loro che il problema è il partito in sé: «l’unica cosa a cui potete aggrapparvi è la speranza che il governo faccia marcia indietro su Brexit».

Le gaffe di Nuttall e le lotte di potere interne al partito non hanno fatto cambiare idea agli elettori britannici, anzi l’hanno rafforzata: l’Ukip è un partito anti-sistema e contro l’ordine costituito. Ma l’ordine è saltato con la vittoria della Brexit, questione passata ora interamente nelle mani dei conservatori al governo guidati da Theresa May. Non è tutto: il cuore della battaglia degli indipendentisti era la lotta all’immigrazione. E i dati pubblicati dall’Office for National Statistics martedì sono una grande notizia per il governo impegnato a ridurre i flussi: la migrazione netta è scesa ai livelli più bassi da due anni. Fallito il tentativo di guardare all’elettorato laburista, all’Ukip non rimane che sperare nel fallimento di Theresa May e dei suoi conservatori sulla Brexit.


Questo articolo è stato pubblicato per l’edizione della newsletter “Fumo di Londra” di sabato 25 febbraio 2017. Ci si può iscrivere qui.

Gabriele Carrer

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✍🏻 Giornalista 🗺 Esteri su «La Verità», «Il Foglio», «IL» 📘 Ho scritto «Lady Brexit» 📨 Qui c’è la mia newsletter sulla Brexit: www.fumodilondra.com

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