L’eterno ritorno del circo mediatico-giudiziario e il marziano Gentiloni

Da Fazio a Baudo in una settimana, passando per le inchieste e lo scenario molto “proporzionale”

Dal 1992, da Tangentopoli, le cronache politiche e quelle giudiziarie sono intrecciate. Che giustizia e politica possano entrare in rotta di collisione non è prerogativa esclusiva dell’Italia, basta osservare ciò che sta accadendo in Francia con il candidato di centrodestra François Fillon e l’accusa di aver dato uno stipendio pubblico per un impiego fittizio alla moglie. Ma il livello alto e costante delle polemiche politico-giudiziarie fa del groviglio italiano un fenomeno storico peculiare e da studiare. Dal 1992 l’Italia politica vive divisa da un altro bipolarismo, oltre a quello proprio degli schieramenti del (fu) maggioritario: è il bipolarismo tra garantisti e moralizzatori (più rozzamente: giustizialisti). Anche questo bipolarismo italiano è imperfetto: a volte i moralizzatori diventano garantisti, se la questione giudiziaria riguarda la propria parte, e ai garantisti può scappare la frizione del giustizialismo, se la questione giudiziaria riguarda lo schieramento avverso. Le ragioni? Anche qui ci si divide per schieramenti. I garantisti dicono: indebito protagonismo della magistratura, naturale commistione tra politica ed economia, eccessi di complicazioni legislative e amministrative. I moralizzatori dicono: fallace selezione della classe dirigente, innaturale commistione tra politica ed economia, eccessi di predisposizioni ad aggirare leggi e regolamenti. Il fatto che ci sia un po’ di ragione in tutte queste considerazioni non allevia il dispiacere nel vedere l’eterno ritorno del medesimo circo mediatico-giudiziario.


Il preambolo

Viviamo in un periodo elettorale con un sistema proporzionale. Gli ingredienti ci sono tutti. Delle polemiche politico-giudiziarie si è accennato. C’è un governo che — per fortuna — pare distante dalla battaglia dei partiti e anche dalla crisi della principale forza politica che lo sostiene, il Pd. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, parlando sabato a Catania ha riconosciuto che fuori c’è un po’ di tempesta e che lui può apparire come un marziano. Questo è un bene — il governo governa, gli altri fanno campagna elettorale — ma è anche un problema: senza partiti in salute e tosti nel ruolo di propulsori della sua azione, un governo non può essere incisivo e solido come vorrebbe. Inoltre, le frammentazioni a sinistra e le questioni politico-giudiziarie — vedi la possibile mozione di sfiducia al ministro dello sport Luca Lotti proposta dal Movimento 5 Stelle, appoggiata dalla Lega nord e valutata da altri a sinistra — ne minano le fondamenta o ne logorano l’esistenza. Gentiloni marziano? Se così pare, non è una strategia di comunicazione, è nell’indole personale del premier stare lontano dalle polemiche e dalla battaglia.


Il riepilogo

La settimana è iniziata domenica scorsa con Matteo Renzi da Fabio Fazio. L’ex premier, di ritorno dalla California, dice: la scissione del Partito democratico è la solita trama di Massimo D’Alema. Oggi la settimana termina con Gentiloni da Pippo Baudo. La settimana è stata spaccata in due dall’arresto, il primo marzo, dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo e dall’inchiesta Consip che coinvolge il padre dell’ex premier, Tiziano Renzi (qui tutti gli aggiornamenti). I primi giorni della settimana sono stati caratterizzati dalla concorrenza, anche parlamentare, tra M5S e Pd sui temi della (prossima) campagna elettorale: vitalizi, nuovo welfare, reddito o lavoro di cittadinanza e questioni etiche, riportate al centro del dibattito dall’iniziativa del radicale Marco Cappato che ha aiutato dj Fabo a esaudire il desiderio di porre fine alla propria esistenza in Svizzera, dove l’eutanasia è lecita.

La notizia dell’arresto di Romeo, mercoledì, ha spazzato via tutte le altre discussioni e ora il tema di dibattito è: nel momento difficile del renzismo, iniziato con la sconfitta referendaria del 4 dicembre, siamo alla battaglia decisiva? Venerdì sera Renzi su La7, quasi in concomitanza dell’interrogatorio di più di tre ore del padre, ha detto: conosco mio padre; ma se colpevole, pena doppia. Sabato poi il duello a colpi di post scritti sui rispettivi blog di Beppe Grillo — “Renzi ha rottamato suo padre” — e dello stesso Renzi: “Non ti permettere, torna umano”. Come da un po’ di tempo in qua, il centrodestra sceglie la via del defilarsi un po’, con Forza Italia disponibile a votare contro la mozione di sfiducia al ministro Lotti. Imbarazzi nel Pd.

Questo è un estratto del Pastone (qui l’archivio). Il Pastone è una newsletter, un resoconto settimanale di fatti, protagonisti e retropensieri della politica italiana. Per iscriversi e/o condividerlo si può usare questo link.

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