Otto motivi per cui i Democratici e progressisti partono maluccio

Ovvero l’ostinazione della nostalgia contro la paura dell’innovazione (anche nella comunicazione)

Daniele Bellasio
Feb 25, 2017 · 2 min read

Ma come si fa a non capire che è cambiato molto, quasi tutto? Ora, non è certo bello infierire su un partito che nasce da una scissione anche perché i partiti nati da scissioni — dice la storia più o meno recente — hanno vita grama nella politica italiana, ma la prima reazione di fronte alla scelta del (nuovo?) nome — “Articolo 1 - Modimento democratici e progressisti — è quella dire proprio: sa di vecchio. E sa di vecchio anche senza scomodare l’acronimo Dp, Democrazia proletaria.

Primo. Se vuoi uscire dal Pd perché pensi che il vero Pd sei tu, non puoi scegliere come acronimo il suo opposto.

Secondo. Se vuoi avere come priorità il lavoro, non puoi scegliere due aggettivi astratti e politicisti come “democratici” e “progressisti”.

Terzo. Se vuoi avere come priorità i giovani, non puoi scegliere due aggettivi astratti e politicisti e tardonovecenteschi come “democratici” e “progressisti”.

Quarto. Se già nasci da una scissione, non puoi subito dare l’idea che noi sei una cosa ma due: i democratici e i progressiti. Se no dai ragione a Bertinotti/Guzzanti:

Quinto. Se vuoi dare subito un messaggio forte (ai giovani, dici), dallo guardando al futuro, non soltanto al passato. Perché certo che è chiaro e forte il contenuto dell’Articolo 1 della Costituzione:

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”

ma per i giovani cui vuoi parlare le parole del ’48 devono essere soprattutto la prospettiva concreta del 2028.

Sesto. Se è “il lavoro prima di tutto”, perché non ti chiami in modo che questo sia il primo messaggio? Chessò, se Emmanuel Macron in Francia fa “En Marche!” e Matteo Renzi risponde con “In cammino” perché non “Al lavoro”?

Settimo. Se sai che tutti i giornalisti già ti dipingono come un movimento nato dall’unione di scissioni e da scissioni di unioni, almeno sul tema all’ordine del giorno — il decreto sicurezza — trova una posizione comune e chiara, non lasciare spazio ai primi titoli sui “primi distinguo interni”.

Ottavo. Se ti rivolgi ai giovani, fai qualcosa di giovane. Non dico di imitare Jean-Luc Mélenchon, candidato della sinistra radicale alle presidenziali francesi, apparso in ologramma a Parigi e di persona a Lione, ma qualcosa inventa.

A parte che poi è strano che Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema non siano apparsi neanche come ologrammi al lancio del movimento a Roma. Ripensamenti dopo la candidatura di Andrea Orlando alla segreteria del Pd?

Altre storie di politica (e no) sul mio blog www.dantonblog.it.

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Daniele Bellasio

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Papà, giornalista, direttore della Comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

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