#ripTwitter

Ma la vera domanda è…

…a qualcuno interesserà davvero inventare o cercare un altro Twitter?

Si fa un gran discorrere sulla fine che farà Twitter quando Dorsey o chi per esso abolirà i 140 caratteri e introdurrà forme alternative per la Timeline, ma la verità è che è un’occasione saporita per fare geek marketing in un periodo in cui tutto sommato ci sono poche chiacchiere alla tecnomoda da poter sparlare.

Se quelli di Twitter si fanno queste pensate non è perché il loro microblog stia tirando da impazzire, ma per la ragione diametralmente opposta e forse perché sono proprio i tecnointellettuali i primi a migrare altrove, tra Linkedin e Facebook – ma, ammettiamolo, non stanno affatto disdegnando quest’ultimo visto che si fa principe delle news e dell’advertising.

E allora, cari voltagabbana, almeno datevi pace: Twitter non ha grandi idee, ci prova, sta perdendo credito e con quest’antipubblicità non ne guadagnerà di certo altra.

In compenso si fanno chiare alcune cose:

  • Che 140 caratteri non sono una tavola della Legge, non li ha prescritti il medico e non fa «cool» scriver maal: a essere prolisso su Twitter non conviene e tanto può bastare
  • Stiamo scoprendo che a parte loro nessuno si è messo a studiare microblog e questo perché in assenza di una domanda non servono le offerte, dunque…
  • Il fenomeno davvero emergente non è Facebook, ma l’instant messaging
  • Da questo punto di vista i successori di Twitter sono: 1) i Canali (Broadcast) e i Bot di Telegram Messenger – l’ultima vera piattaforma modulare (di cui ancora nessuno ha veramente capito l’infinita potenzialità) tutta da inventare; 2) Instagram (e forse Snapchat), per la vera sintesi di questi tempi: altro che 140 caratteri!
  • Non è Twitter che sta cambiando, ma la gente che lo usa
  • La crisi non è dei portali, ma degli intellettuali on line (che fanno finta di essere ancora in buona salute e non dei baroni al silicio per mascherare il loro passaggio dalla categoria dei pre-vecchi a quella dei post-giovani!)