Casa dolce casa
Ma se finisce per essere in troppi posti?

Qualcuno ha detto (non riesco a ricordarmi chi)
Più cresciamo, più avremo bisogno delle persone che ricordano come eravamo da giovani.
Qualche giorno fa sono tornata a Pisa, la città dove ho fatto tutta l’università e dove ho vissuto quasi sette anni.
Ho ritrovato una casa dove sono cresciuta, dove ho seminato e raccolto. Le radici son cresciute talmente profonde da germogliare di nuovo ogni volta che ci torno.
Domani partirò per tornare in Sardegna, la mia terra d’origine. Dove ogni anno le cose cambiano, mentre io sono lontana, e poi mi affanno per rincorrerle.
Scrivo da Napoli, dove mi sono trasferita circa sei mesi fa e dove ancora sto cercando il mio posto.
Ho la sensazione che la mia generazione, e a ragion di più quelle future, non avranno la casa immutabile, quella che è sempre la stessa, dall’infanzia alla morte.
Chi parte per lavoro, chi per studio, chi torna al passato, chi veleggia versa il futuro.
Tutto diventa più difficile da costruire, ma anche più avventuroso.
Nuovi marinai, finiamo per avere una casa in ogni porto.
La casa dov’è?
Ovunque, forse.

