Chi esiste davvero?

Ossia, quei peculiari “compagni di strada” che sono i personaggi finzionali.

Source Piaxabay

Prima, alcune parole su questo pezzo, su cosa è e sopratutto su cosa non è. Non è uno studio letterario e approfondito sulle tecniche di costruzioni dei personaggi, né uno sociologico sulla funzione della narrativa nella società. È invece una riflessione nata da innumerevoli discussioni con vari amici, diversi dei quali non concordano con le mie conclusioni. Quello che mi interessa capire è il ruolo che determinati personaggi riescono ad avere nella vita di alcuni di noi.

Non è semplice scrivere di questi temi, perché sembra sempre di trovarsi in un imbuto dove si scivola inesorabilmente verso il baratro del fanatismo o dei sogni ad occhi aperti.

Le mie riflessioni si inseriscono in una catena di pensiero originatasi dal legame tra empatia e letteratura:

Parto dal presupposto che la narrazione e le storie facciano presa sui nostri cuori sulla base di un processo empatico. Ci affezioniamo ai personaggi perché riconosciamo in loro dei nostri simili; e le loro storie fanno scattare in noi un qualcosa che c’è sempre stato. O, viceversa, ci spingono ad interrogarci su come ci saremo comportati in situazioni a noi ignote.

Ci sono poi personaggi che ci restano impressi nel cuore in maniera più duratura di altri. Entrando nelle loro storie, riconosciamo un pezzo di noi e delle nostre storie, di come siamo fatti noi. A volte sono i personaggi a fornirci le chiavi per capire qualcosa di noi stessi che prima ci rimaneva incomprensibile, celato.

Perché succede questo? Io penso che sia la manifestazione della chiusura del cerchio. L’autore impasta nella creta del suo personaggio elementi nati dall’empatia e dalla capacità di immedesimarsi nel destino altrui; ma per infondere in loro il vero soffio vitale ricorre al materiale osservato nella vita reale. Il risultato a cui voglio arrivare è il seguente: i personaggi sono esseri ibridi, dotati di una loro precisa identità e al tempo stesso composti di innumerevoli frammenti tratti da persone reali.

Così capita che in un qualche imprevedibile momento riconosciamo in un personaggio un frammento di noi stessi.

Altre volte, ad incrociare la nostra strada sono personaggi destinati a far parte della nostra storia per molto, molto tempo. Sono “compagni di strada” impastati con molti frammenti di noi. E soprattutto, noi percepiamo che vivono sfide simili alle nostre.

Quando incontriamo un “compagno di strada” è generalmente perché ci troviamo in un momento in cui ne abbiamo bisogno. Quanta più alta è la concentrazione di frammenti, tanto più è probabile che possa diventare uno specchio in cui guardare, e sentirci meno soli. Troviamo qualcuno che ha vissuto le nostre sfide, o le nostre stesse paure, ed è già passato per quella strada. Può indicarci dove andare, o da quali trabocchetti sfuggire.

Da qualche parte, in un qualche mondo, esiste qualcuno che ha un frammento di noi.

Non esistono, eppure ci aiutano a mettere a posto i pezzi.