Il libro del martedì, numero 2.

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La coppia perfetta di B. A. Harris

A partire dalla settimana scorsa, ho deciso di partire su Il Troubadour con una rubrica dalle sane e salde abitudini. Qualcosa di solido e tradizionale, un po’ come un piatto casareccio. Ho quindi optato per la cosa che amo fare di più, ossia leggere libri e dissezionarli con le mie osservazioni.

La settimana scorse ho dato il via alle danze con Il falò delle vanità di Tom Wolfe, che trovate qui:

Questa settimana tocca a La coppia perfetta di B. A. Harris, da me divorato in pochi giorni la settimana scorsa.

Il termine “divorato” è particolarmente adatto perché si tratta di un libro che costruito con una suspense magistrale, che rimane intatta fino all’ultimo e avviluppa il lettore.

La trama è questa: Grace incontra Jack, che sembra l’incarnazione dell’uomo perfetto di ogni film romantico. In poco tempo convolano a nozze, e solo allora scopre che Jack è un sadico maniaco del controllo il cui unico scopo è impossessarsi di sua sorella Millie, affetta da sindrome di Down. A quel punto la sua vita si trasforma in una corsa contro il tempo per liberarsi del maritino e salvare Millie prima che cada anch’essa nelle grinfie di Jack.

Il meccanismo della trama funziona in maniera perfetta, con un perfetto e fluido alternarsi tra presente del narrato e flashback del passato.

Tuttavia, nonostante il finale liberatorio, il cui effetto è enfatizzato dalla continua crescita della tensione, il libro lascia una vaga sensazione di amaro in bocca.

È un raro esemplare della categoria dei prodotti di intrattenimento di altissima qualità, categoria di cui si parla molto ma che solo saltuariamente si manifesta nella realtà.

Tuttavia, non è esente da pecche. La protagonista appare spesso, a parte il colpo di genio finale, ingenua fino all’inverosimile. Jack è invece lucido e intelligente, ma privo di qualsiasi approfondimento psicologico nella sua malvagità.

L’autrice sembra non tenere conto del fatto che la malvagità assoluta di un essere umano in una narrazione non funziona.

Non potendo sapere nella vita reale cosa spinga un uomo ad essere malvagio, nella narrazione pretendiamo che ci venga spiegato. L’autrice deve sapere perché il suo personaggio è così. Gli unici che sfuggono a questa regola sono personaggi di indubbio fascino come Hannibal Lecter ( la cui tragedia infantile ancora ignoriamo nel Silenzio degli innocenti), di cui Jack non possiede l’altezza.

Inoltre non si capisce quale sia il messaggio che c’è dietro la storia, o cosa ci voglia dimostrare l’autrice.

Che non bisogna sposarsi con uno che si conosce da tre mesi? Che il mondo è pieno di orrore? Vuole essere una guida a riconoscere i maniaci del controllo, visto che i segnali di chi o cosa sia Jack sono abbondanti già nei primi incontri con Grace, solo che lei non se ne accorge?

Forse sono io a prendere troppo da un libro che è, per i canoni del suo genere, un’ottima opera.

Ma l’impressione che ne ricavo è che La coppia perfetta sia molto simile all’immagine esteriore del matrimonio dei due protagonisti.

Perfetto, impeccabile. E totalmente vuoto.


Scrivo per assimilare il mondo. Sul Troubadour, come in un diario di bordo, raccolgo le storie che incrocio nel mondo reale e in quello della lettura. Se avete apprezzato, regalatemi un cuoricino. Se volete scrivermi, potete farlo a virgini.pili169@gmail.com

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