Non ho finito il discorso

Una rilettura di Stairway to heaven, perchè certe canzoni non si chetano mai

C’è ancora qualcuno che ascolta per davvero Stairway to heaven?

Pare che libri, canzoni o poesie, una volta diventati classiconi non possano essere più liberamente fruite.

Son stati come erosi dalla santificazione, o dal sovrautilizzo.

C’è chi pensa che cercare un nutrimento spirituale individuale nei Promessi Sposi o in Simpathy for the devil sia come cercare cibo in un mollusco fossile.

Non sono d’accordo.

Molto, molto tempo fa

Avevo un amico che era fissato con i Led Zeppelin. Aveva trasmesso questa fissazione a tutti, e per circa un anno ci siamo nutriti quasi esclusivamente della loro musica, con quel fanatismo tipico di quando si ha 18–19 anni.

Come era prevedibile, a un certo punto abbiamo fatto indigestione e abbiamo dovuto rivedere la nostra dieta musicale.

Penso che siano passati anni dall’ultima volta che ho ascoltato Stairway to heaven, o perlomeno che lo ascoltata prestandole veramente attenzione.

Tuttavia

Come ogni classico che si rispetti, questa canzone è subdola, e ha saputo colpirmi proprio nel momento giusto.

Secondo le dichiarazioni rilasciate da Robert Plant, la canzone è stata scritta tramite scrittura automatica in una sorta di trance, ed è fortemente ispirata dalle sue ricerche di perfezione spirituale.

Sarà questo che la rende una canzone perfetta per i periodi di transizione, che sia prima l’adolescenza e poi l’entrata definitiva nell’età adulta?

All’inizio la figura femminile è semplicemente “sicura” che sia tutto oro quel che luccica. Compra una scala per il paradiso, che in seguito si scopre essere appoggiata solo al vento. Quando il discorso torna al narratore, comincia un cammino inquietante in una foresta che echeggia di risate e di fumo, sul richiamo di un pifferaio. L’unica cosa che ci è data sapere è che alla fine non è mai troppo tardi per cambiare strada.

È verso la fine che reincontriamo la dama dell’inizio, che questa volta è in grado di dimostrarci come “tutto diventa oro” e cosa è necessario fare per “essere una roccia e non rotolare via”.

Sia il narratore sia la dama non sono più quelli dell’inizio: che si tratti di un rito, di un viaggio iniziatico o di una visione mistica, è molto simile a quel processo di trasformazione che subiamo tutti nella vita.

Questa è solo la mia interpretazione.

Ma quello che voglio dirvi è: occhio ai classici. Potrebbero cogliervi di sorpresa. E hanno ancora molto da dire.

Probabilmente non si azzittiranno mai.

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