Sotto i nostri piedi

Miti agghiaccianti sulla storia delle costruzioni

Se siete in una casa antica, o con una grande cantina, o per qualche ragione lavorate in un sotterraneo, prendete un bel respiro prima di iniziare a leggere. Non si accettano responsabilità per incubi, palpitazioni, attacchi di panico o di terrore notturno.

Da qualche giorno sto lavorando sugli scritti dell’etnologo russo dei primi anni del Novecento Dmtrij Zelenin. L’idea è di prepararli per una eventuale pubblicazione in Italia.

È in questo modo che mi sono imbattuta nella sua opera “Gli alberi-totem nelle leggende e nei riti dei popoli europei”.

Non vi sarebbe nulla di terrificante in questo tema di per sè, se Zelenin non avesse deciso di cominciare la sua analisi con una disamina dei sacrifici rituali legati alle costruzioni di nuovi edifici.

Secondo Zelenin, questi sacrifici nascono dal fatto che ogni nuova costruzione viene effettuata a prezzo di una violenza sugli alberi, che prima invece erano totemizzati.

Per placare l’ira degli spiriti degli alberi o della terra, bisogna offrire loro qualcosa in cambio.

I miti raccontati da Zelenin, coprono una zona geografica che include, tra gli altri paesi Germania, Polonia, Serbia, Bulgaria e Georgia, e hanno più o meno sempre la stessa struttura.

Portare a termine una costruzione risulta impossibile, perché ciò che viene costruito durante il giorno crolla durante la notte. A un certo punto i costruttori, o le autorità che sovrintendono alla costruzione decidono di risolvere il problema con un sacrificio umano.

A pagare le spese di questa decisione sono quasi sempre bambini o donne, che vengono catturati con la forza o ceduti dai propri stessi familiari. La vittima spesso fino all’ultimo è convinta che si tratti di uno scherzo, fino a quando non viene cementata l’ultima pietra e si ritrova murata viva.

A questo punto, finalmente, la costruzione viene completata senza ulteriori crolli.

Per quanto la maggior parte delle leggende in proposito risalga all’età del feudalesimo, nel popolo storie e sospetti hanno continuato a vivere fino al Novecento.

E ora vi chiedo: siete sicuri di sapere cosa c’è sotto i vostri piedi? O forse, dovremmo dire chi?

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