Giuseppe Pontiggia: Conversazioni sullo scrivere

Dentro le sere di ventitré anni fa con Rai — Radio Due

C’è un libro, che chiunque abbia il coraggio e l’ambizione di scrivere dovrebbe leggere. È stato pubblicato alcuni mesi fa da Belleville Editore. A dettarlo è stato Giuseppe Pontiggia, uno dei maggiori autori e critici del Novecento, scomparso nel giugno del 2003. Il libro raccoglie venticinque conversazioni radiofoniche che Pontiggia tenne, su invito di Aldo Grasso, per il programma Dentro la sera di Rai- Radio Due. La radio trasmise le Conversazioni tra il maggio e il luglio del 1994. Ora, Belleville Editore, che prima di essere un editore è una scuola di scrittura di Milano, ha avuto la felicissima idea di riproporre i preziosi consigli che lo scrittore ha saputo suggerire così bene. Insieme al testo è allegato anche il CD delle Conversazioni, in modo che, questi consigli, si possano ascoltare dalla viva voce di Pontiggia stesso.

Il libro non è un manuale di scrittura. Nelle Conversazioni, Pontiggia non affronta l’argomento dello scrivere partendo dalle regole, ma va subito alla sostanza. Non dice: “I personaggi devono essere costruiti così e così”; bensì analizza le figure della letteratura mondiale, cercando di interpretare e spiegare le scelte di Kafka che racconta la storia di Gregor Samsa, oppure quelle di Melville che affronta la figura del narratore in Moby Dick.

Giuseppe Pontiggia
“Scrivere richiede molto coraggio, richiede di vincere le proprie paure, le proprie inibizioni, l’attrazione che esercita su di noi il fallimento; siamo bravissimi a scavarci la fossa con le nostre mani e a rinchiuderci in pregiudizi e gabbie da cui poi non sappiamo uscire. Scrivere è anche capacità di liberarsi dai blocchi mentali, di attivare flussi di energia, di fede in sé stessi e soprattutto nel lavoro che si sta compiendo”

Pontiggia, già nella prima Conversazione, sprona le persone che desiderano scrivere a non essere timide. Sono parole appassionanti, non dice: “Troppe persone scrivono senza saperlo fare”, che è la realtà, e neppure che: “Scrivere è facile”. Il lettore si fa un’idea delle Conversazioni solo continuando ad ascoltarle o a leggerle. Capisce che chiunque può arrivare a un buon livello di scrittura formale, ma che la scrittura letteraria è un’altra cosa. Scopre che la lingua deve essere rispettata e conosciuta, che gli aggettivi e gli avverbi hanno una funzione precisa e non sono stati messi lì per soddisfare il vezzo dell’autore. Pontiggia pone gli accenti sulla necessità della lettura come strumento di formazione dello scrittore; sul fatto che scrivere non significa trascrivere, che la realtà è una cosa e la pagina un’altra; sul significato dei nomi, sulla loro forza di essere evocativi.

Giuseppe Pontiggia dedica un paio di Conversazioni all’importanza dell’antitesi, lo fa partendo dagli aforismi per arrivare a un’analisi filologica della retorica. Le sue teorie non sono mai scontate, come quella in cui sostiene che un bravo narratore non deve necessariamente essere una persona con una cultura enciclopedica, cita Renard e dice: “Si può essere grandi scrittori anche senza avere la cultura straordinaria di certi scrittori”; oppure parla di Gabriel Garcia Marquez che alla domanda: «Ci dica in poche parole quello che ha voluto dire in Cent’anni di solitudine?»; risponde: «Guardi ho impiegato trecentomila parole, perciò si legga il testo, io non so dirle in poche parole che cosa ho voluto esprimere.»

Nelle Conversazioni i riferimenti alla cultura classica sono ampi. Pontiggia affronta gli argomenti dello scrivere ricordando gli esempi di Catullo, Cicerone, Eraclito, Ovidio, ma fa riferimento anche alle invettive di Piero Chiambretti e Beppe Grillo (non ancora quello dei Cinque Stelle). Naturalmente chiama in causa i grandi della letteratura di ogni tempo e nazionalità.

Dentro la sera — Conversazioni sullo scrivere è un libro utile anche per chi non è uno scrittore: per esempio gli editor. Un libro appassionante e appassionato.