Le idee, internet e la responsabilità

di Emidio Picariello

Si sta riaprendo un ampio dibattito sulle notizie false e sulla loro diffusione e sul fatto che Google o Facebook e più in generale chi le ospita, debba o meno essere considerato responsabile per le notizie false che non pubblica direttamente, che in qualche modo diffonde.

Allargando un po’ il discorso, potremmo riportare il focus sulle idee e sul loro valore, sul diritto di avere qualunque tipo di idea o meno partendo da due casi pratici: uno è quello dei poliziotti con i profili marcatamente fascisti, che hanno fermato e ucciso il terrorista dell’attentato di Berlino e il secondo, il caso di Giovanardi che ha espresso delle idee — ancora — molto discutibili sull’omosessualità.

Il rischio che si corre è quello di commettere alcuni errori. Uno è quello di considerarsi superiori. Quando ci passa davanti una notizia falsa, come quella che dice che l’ISIS ci attacca con i campioncini di profumo avvelenato, la tentazione di una persona che ha compreso il meccanismo che sta dietro a questo genere di notizie è quella di etichettare il fatto come tanto assurdo da non meritare attenzione. Questa strategia che consente di vivere ragionevolmente tranquilli nel breve periodo, ha una innegabile controindicazione: la democrazia. Cioè, quelli che invece non hanno gli strumenti per capire che si tratta di una notizia falsa, votano, e il loro voto vale quanto il vostro e l’idea che li porterà a votare si forma anche con l’informazione falsa e assurda che invece loro considerano vera. Dunque non può che essere una buona idea contrastare ogni volta e con tutti ciascuna notizia falsa, cercando di diffondere il più possibile gli strumenti di cosiddetto debunking.

Esiste poi un errore di censura che coinvolge la discussione su quello che i siti di social media possono fare per contrastare le notizie false, ma anche le idee delle singole persone. La storia dei poliziotti con i profili fascisti è un bell’esempio di quello che succede. La prima cosa che abbiamo pensato, abituati agli scandali che non lo sono, quando abbiamo letto delle foto inneggianti al duce sui profili dei due poliziotti è stato che fosse una storia falsa o esagerata, viceversa le loro posizioni politiche erano davvero così di destra e così fasciste. Questo ci riporta a una questione: è censurare sostenere come la legge dice che l’apologia di fascismo è reato?

Sono passati molti anni dalla fine del fascismo e forse è il caso di smettere di ritenere reato l’apologia di fascismo per quella che è. Forse è il caso di cominciare a essere più precisi. Il fascismo è stato olio di ricino e deportazioni nei campi tedeschi, pestaggi e assassini. Durante il fascismo non c’era libertà di parola e di azione. Possiamo dire che inneggiare al fascismo è sbagliato sulla base di questi fatti. Oppure possiamo fare un passo avanti e più accurato e dire che è sbagliato giustificare olio di ricino e deportazioni, pestaggi e assassini. Se è vero che il fascismo non è stato solo questo, è ora di essere chiari su quello che del fascismo è stato inaccettabile. Il problema è che altrimenti, a furia di dire che l’apologia di fascismo è reato, ci si dimentichi del perché. Non è reato per un motivo politico, è reato per un motivo storico ed etico perché comporta l’inaccettabile difesa di comportamenti inumani.

In sostanza dobbiamo smettere di dire che le idee vanno tutte rispettate. Le persone vanno tutte rispettate, le idee no. Alcune idee sono oggettivamente giuste, altre oggettivamente sbagliate, alcune idee sono migliori, altre peggiori. Alcune meritano rispetto, altre invece no. Alcune si possono esprimere, altre invece non si devono poter esprimere. Non perché sono fasciste, ma perché sono sbagliate. Il fatto che spesso le due cose coincidano è irrilevante.

Ed eccoci alla responsabilità dei media sociali rispetto alla diffusione delle bugie. Facebook, Twitter e gli altri fanno molti soldi producendo qualcosa di utile. So che le metafore rischiamo sempre di sviare il discorso ma concedetemene una: prometto di tornare subito al punto. Una macchina è molto utile, ma inquina. Eppure non può inquinare illimitatamente solo perché è utile. Ci sono delle leggi che costringono i produttori a limitare l’inquinamento prodotto. I media sociali sono molto utili, ma devono dotarsi degli strumenti per limitare l’inquinamento che producono. I giornali sono molto utili, ma gli strumenti per limitare l’inquinamento che producono devono funzionare bene, cosa che oggi non sta accadendo.

L’ordine dei giornalisti non può far finta che le notizie false che stanno sui giornali non siano gravi o siano colpa “di Internet”. Dall’altra parte Facebook e Twitter non stanno mettendo in piedi dei sistemi efficaci di contrasto alle notizie false, anzi, non stanno mettendo in piedi nessun sistema di contrasto alle notizie false degno di questo nome, eppure esistono gli strumenti tecnici per ottenere questo risultato. La responsabilità di sventare questo attacco alla civiltà costituito da dalle notizie false è di tutti, nessuno si senta escluso, nessuno si volti dall’altra parte. Segnalatele a Facebook fino a che non capiscono che è una battaglia che devono combattere e cominciate a rispondere al vostro amico che ve le manda tutte, prima che sia troppo tardi.

originariamente pubblicato su iMille.org — Direttore Raoul Minetti

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