Populisti: Premio IgNobel per l’Economia

L’euro visto dai Premi Nobel Krugman, Stiglitz, Sen, Mirrless, Pissarides, e Oliver Hart. Di Maurizio Bovi.

Euros by Images Money

Salvini — e populisti vari — continuano a cinguettare che “l’euro è una moneta morta e che l’Italia ne deve uscire al più presto”. Supponiamo per un attimo che costoro siano convintamente e sinceramente anti euro e non, piuttosto, politici solo in cerca di voti. Per dare sostegno alle “proprie tesi” (proprie e tesi sono due parolone in questo caso), il nostro ama citare ogni uscita anti euro di alcuni premi Nobel per l’Economia. Limitandomi a quelli ancora in vita, ho cercato sulla Rete le dichiarazioni dei Nobel più o meno implicitamente chiamati in causa da Salvini e anti euro associati. Le date delle dichiarazioni trovate Googlando in Rete sono varie e la speranza è di non aver tralasciato dichiarazioni più aggiornate/dettagliate. Tuttavia la presupponibile coerenza di un premio Nobel mi rassicura sul fatto che le posizioni espresse sarebbero più o meno le stesse. Detto ciò, anticipo sin d’ora che dalle riportate citazioni dei Nobel, non emerge il messaggio anti euro a cui taluni populisti fanno riferimento. Questa evidente discrepanza spiega perché vorrei attribuire a questi ultimi il premio IgNobel per l’Economia.

Krugman (Nobel per l’Economia nel 2008) sostiene che l’Europa non è adatta ad avere una moneta unica. Ora, a parte che Krugman parla di Europa e non di Italia egli, in ogni caso, non attribuisce la colpa all’euro in sé, bensì all’assetto istituzionale di politica economica che i politici europei si sono dati. Vedremo che cosa uscirà fuori dai vari incontri per i 60 anni dell’UE al di là delle dichiarazioni d’intenti. Nel frattempo, mi piace sottolineare che l’euro è uno strumento e che, come tale, ha caratteristiche di neutralità rispetto a costi e benefici. Cioè, è una buona o una cattiva scelta a seconda dell’uso che ne viene fatto.

Pensate ad un martello: se devi piantare un chiodo è utile ma, se ti schiacci un dito, non è certo colpa sua se soffri. La domanda allora è: è meglio rinunciarci totalmente, oppure è meglio che impari ad usarlo?

Stiglitz (Nobel nel 2001) qualche mese fa diceva che l’euro ha portato più danni che benefici. La ricetta di Stiglitz è un doppio euro (sic!): uno per il Nord Europa, l’altro per il Sud Europa. Ora, a parte l’ovvia incoerenza del doppio euro con le posizioni dei miei premi IgNobel, anche qui emerge che la colpa non è direttamente imputabile all’euro. Stiglitz, infatti, dice che è inutile sognare una via di mezzo tra l’efficienza del Nord Europa e la sregolatezza latina. Ovvero, traduco io, egli dice che la colpa è piuttosto dell’incapacità dei paesi del Club Med di autogestirsi. In effetti, vista l’incapacità dei nostri governanti degli ultimi decenni, per noi italiani è meno peggio avere i vincoli di Bruxelles che essere liberi di farci condurre sul sentiero di una crescita al di sotto delle nostre possibilità da politiche di sperpero e da nepotismi e corruttele varie. Dopo l’ennesimo fallimento in materia di un governo che ha avuto potere e tempo per farlo, intendo quello triennale guidato da Renzi, purtroppo non vedo all’orizzonte politici in grado di far diventare l’Italia un paese corrotto quanto meno a livello Nord europeo. In ciò, concordo con Stiglitz e sono in disaccordo con Renzi e renziani: sognare un futuro migliore è bello, ma affrontare a brutto muso il triste presente è meglio.

Sen (Nobel nel 1998) sostiene che l’euro è stato un errore che ha messo l’economia europea sulla strada sbagliata. Anche lui quindi parla di Europa e, come ho detto e ribadirò, i benefici netti dell’Euro per l’Italia sono diversi — e maggiori — di quelli di altri paesi. Specificatamente, la logica di Sen è che non si può sperare di arrivare ad una vera e propria Unione Europea attraverso l’imposizione di una moneta unica. Ovvero, nel caso di paesi molto diversi dal punto di vista economico, l’introduzione dell’euro ha rafforzato le distanze piuttosto che diminuirle. Insomma, prima si crei un’Europa meno eterogenea, arguisce Sen, poi ci si metta dentro l’Euro. Anche qui, dico io, la logica non è sbagliata, è sbagliata la sua lettura da parte dei miei premi IgNobel. In effetti, sia Sen sia Stiglitz hanno recentemente puntualizzato che le loro analisi sul funzionamento dell’euro sono state travisate e che loro sono decisamente in favore di un’Europa più unita e di una maggiore integrazione politica. Ovvero, di nuovo, la colpa non è dell’euro in sé, ma del fatto che esso è stato inserito in un contesto ad esso poco congeniale. Altrimenti detto, è come voler giudicare una macchina da città guidandola su sterrati fangosi. I due Nobel citati parlano di carenza di un vero MEF Europeo e di una maggiore uniformità nel settore bancario: il messaggio, quindi, è più Europa e non meno, cari i miei IgNobel! Un ulteriore commento è che i politici fanno benissimo ad essere visionari (lo dico in senso fortemente positivo), ma dovrebbero anche tener conto dei suggerimenti degli economisti. Non foss’altro perché su certi temi questi ultimi ne sanno molto più di loro e possono far riflettere sulle conseguenze delle scelte politiche. Questo commento vale più in generale, soprattutto per scelte politiche più “quotidiane”: il numero di interventi di politica economica sbagliati ma evitabili grazie ai consigli dei tecnici, è significativo (ne parlerò in altri post).

Mirrless (Nobel nel 1996), ha sostenuto che l’Italia dovrebbe uscire dall’euro. Questo è la frase cinguettata con gioia ed enfasi da Salvini & co. Mirrless, invece, continua il suo discorso e lo fa giustificando le sue perplessità sull’euro. In dettaglio, Mirrless dice che l’uscita consentirebbe all’Italia di espandere la massa di moneta in circolazione o di svalutare. Cosa buona ma che, sostiene sempre Mirrless, porta con sé sia dei rischi, tipo bank-rush (ricordate i Greci?) sia dei costi, tipo inflazione. Su quest’altra faccia della medaglia dell’uscita dall’euro Mirrless è stato ben chiaro, ammettendo che non ha avuto il tempo di valutarne le conseguenze e che lui è un osservatore esterno. Invero, visto che sono osservatore molto interno da molto tempo, posso ricordare che le svalutazioni competitive pre-Euro hanno portato più costi che benefici per l’Italia. Su questo punto molti economisti concordano. Ma anche la gente comune dovrebbe ricordarsi degli effetti negativi, sui propri bilanci, dell’inflazione e dei tassi d’interesse sui mutui a livelli che oggi sarebbero definiti “da strozzino”. Senza dimenticare poi che l’Italia ha un debito pubblico monstre che pochi sarebbero disposti a comprare senza la credibilità indiretta che ci regala l’appartenenza all’Eurozona. Il bazooka BCE e il caso Grecia docent (per chi vuole imparare…). Infine, Mirrless enfatizza che l’uscita dall’Euro non risolverebbe in automatico i problemi dell’Italia. Anzi, vale la pena reiterare il mio punto, è molto meglio che il bilancio pubblico italiano venga in qualche modo controllato dalla Merkel o — per dirla con Renzi, dagli euroburocrati — piuttosto che dai nostri parlamentari. Il debito pubblico italiano prima dell’Euro e i continui sprechi di denaro pubblico tuttora perpetrati lo dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio. Quando non sentirò più di opere pubbliche incompiute, di un livello patologico di intrusione politica nelle nomine e negli affari&finanza e, riassumendo il tutto in un concetto, quando si comincerà ad intervenire seriamente contro la corruzione, allora sarò il primo sostenitore della sovranità nazionale nelle politiche di bilancio.

Pissarides (Nobel nel 2010). Per certi versi, la sua posizione anti euro è simile a quella di Sen: l’abolizione dell’Euro è necessaria per ricreare quella fiducia che i Paesi membri una volta avevano l’uno nell’altro. Cioè, prima ci sia la fiducia in comune e solo dopo la moneta in comune. Anche qui la logica è per certi aspetti palatabile, solo che anche qui non si tracciano gli effetti negativi dell’uscita. Non posso non commentare sul punto: ma se il problema è la mancanza di fiducia tra noi europei, siamo sicuri che senza l’euro staremmo meglio? Non comincerebbero guerre commerciali e valutarie? Invero Mirrless, come ho detto, parla di svalutazioni competitive. In merito, gli imminenti(?) accordi per la Brexit costituiranno un utile cartina di tornasole. Eppoi, come ricostruire la fiducia con alle spalle un esperienza fallita proprio per mancanza di fiducia? Non sarebbe un precedente devastante? Con una battuta, viene da domandarsi: quanti divorziati si sono poi risposati tra di loro?

Oliver Hart (Nobel nel 2016): L’euro è stato un errore. Questa è la frase isolata riportata da Salvini e dai miei premi IgNobel. Al solito, vado un po’ più in dettaglio. Hart ha una posizione simile a quella di Mirrless: sarebbe meglio che i governi riprendano un po’ di sovranità monetaria. Da quello che ho trovato in Rete, pare che Hart non parli degli effetti negativi. Comunque, parla di Europa e non di Italia. Inoltre, egli punta il dito non sull’euro, ma sull’eccessivo decentramento del potere decisionale dai governi nazionali a quelli comunitari. Ho già espresso la mia opinione circa l’incapacità dimostrata dai nostri governanti per cui, nel nostro caso, è meno peggio la eterogestione che l’autogestione dei soldi pubblici. Qui posso ribadire che, nel caso la sovranità monetaria tornasse a Bankitalia, comunque i miei premi IgNobel cinguetterebbero contro i burocrati di Bankitalia che, immagino, cercherebbero di evitare inflazioni galoppanti impedendo ai governi in carica di spendere denaro pubblico per comprarsi consensi. E’ una storia trita e ritrita (qualcuno ricorda il “Divorzio Bankitalia-Tesoro” del 1981?) e, ripeto, in fondo si passerebbe dagli strali contro la Merkel e gli Euroburocrati a quelli contro Visco, il Governatore di Bankitalia. In proposito, anche se non è un premio Nobel, Visco è un bravo economista ed è tra l’altro avvantaggiato dal suo punto di osservazione che, su queste faccende, è estremamente privilegiato. Ebbene, Visco sostiene che l’uscita dall’Euro per l’Italia comporterebbe più costi che benefici. E non è certo il solo economista a pensarla così. Congratulazioni ai vincitori del premio IgNobel e buon compleanno all’Unione Europea.

già pubblicato su iMille.org — Direttore Raoul Minetti

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