GRANTA PAREY, via normale

13/14 settembre 2014: Aldo e Matteo Daghetta per una due giorni di avventura in alta Val di Rhemes… moolto #in2thewild!

La Val di Rhemes la conosciamo bene, è una delle valli che amiamo di più della Valle d’Aosta. Venivamo in campeggio da ragazzi a Rhemes Notre Dame per tutta l’estate girando sentieri e ammirando questa vetta che incornicia la testata della valle, proprio come una classica cartolina di montagna.

Partiamo da Thumel alle 11,20 muniti di tenda, corda, piccozze, ramponi e ferraglia. Raggiungiamo il Rifugio Benev0lo alle 13 e, dopo una breve pausa, riprendiamo la marcia seguendo il sentiero 13d, indicazione per il Colle Bassac Derè.

A quota 2600m ci fermiamo per consumare un pranzo frugale, quindi riprendiamo a salire in cerca del bivio, sulla destra orografica della valle, per la via normale alla Granta Parey, in corrispondenza dell’inizio di un lungo crestone. Tralasciamo il bivio sulla sinistra con l’indicazione “Colle Goletta”, scopriremo poi essere quello giusto, e proseguiamo fino a raggiungere il Lago di Goletta.

Per pietraie moreniche puntiamo a sinistra verso la cresta, che raggiungiamo dopo aver superato un paio di montonature (quota 2900m), riacciuffando il sentiero giusto, su cui sono presenti alcuni ometti ed una vecchia segnaletica gialla. Alle ore 18 arriviamo alla cappelletta contenente la lapide di S. Bernardo, posta a quota 3078 m al di sotto della strapiombante parete Est della Granta Parey.

Qui montiamo la tenda, facilitati da un forte vento che scende dal ghiacciaio (!), ci vestiamo ben bene e prepariamo un bel piatto di Pizzoccheri alla Valtellinese (grazie Arnaboldi!). Il cielo stellato sopra di noi, godiamo del vero buio e poi andiamo a dormire.

Domenica mattina primo problema: la sveglia non suona (forse x il freddo …) e quindi ci alziamo alle 5,45 anziché alle 5 come previsto. In fretta in fretta usciamo dalla tana, scaldiamo l’acqua per il tea, ci prepariamo, mangiamo, e ci avviamo al ghiacciaio di Goletta, che dista da noi non più di 5 minuti.

Messi i ramponi e legatici iniziamo a camminare alle 7,25. Alle 8,05 siamo ai piedi del ripido pendio nevoso riportato nelle descrizioni di salita (datate 1985 …) ma, non certi che sia quello, proviamo a proseguire ancora, arrivando in vista del colle di Goletta.

Tornati indietro, saliamo il pendio nevoso, lungo 200 metri, con inclinazioni di 40–45° che arrivano a 50° nei 10–20 metri finali. Il pendio termina sotto un grande masso, raggiunto il quale abbiamo piegato a sinistra salendo brevemente per un misto di sfasciumi.

Abbiamo, quindi, cominciato a salire un canalino molto ripido (lunghezza 300 metri) in cui è indispensabile l’uso delle mani, reso delicato dalla roccia molto instabile e dalla natura franosa del terreno. Nel nostro caso la terra era ghiacciata e quindi teneva, ma in pieno agosto la situazione potrebbe essere ben peggiore. In due punti, aggirabili con brevi passi di arrampicata, il canalino era ostruito per alcuni metri da ghiaccio vetroso difficilmente ramponabile. Usciti dal canalino scegliamo di puntare direttamente alla cima Nord, tralasciando la Sud, affrontiamo quindi altri 30 metri aiutandoci con le mani fino ad arrivare ad un rinvio infilato in un nut (presente a settembre 2014).

Dall’alto scorgiamo in lontananza la nostra tenda Vaude piccola piccola in mezzo alle rocce e restiamo ancora una volta stupiti per lo spazio che si può attraversare a piedi in così poco tempo.

Dopo altri 10–15 minuti di salita abbiamo raggiunto alle 11,05 la cima Nord, su cui è posta la statua della Madonna (3387 m).

Il ritorno, avvenuto per lo stesso percorso, è stato allungato dalla necessità di percorrere il canalino uno per volta per l’inevitabile caduta di sassi così come il pendio nevoso, per procedere minimamente assicurati. Un bel massacro!

Siamo infine arrivati alla tenda alle 16,50 e, dopo aver smontato il campo, siamo ripartiti alle 18, raggiungendo il Benevolo alle 19,50 e Thumel, dopo una breve pausa, alle 21,40. Complessivamente la salita non presenterebbe grosse difficoltà, se non fosse per la cattiva qualità della roccia che rende potenzialmente insicuri anche gli appigli apparentemente più solidi. Si consiglia di farla con tempo bello (obbligatorio), ma freddo, in modo che il ghiaccio aiuti a tenere insieme rocce e terra.