La misurazione d’impatto come strumento per valorizzare le imprese sociali e guidare le azioni della PA

Nel raccontarci il progetto di riqualificazione dell’area ex Ansaldo, Valentina La Terza (BASE Milano) sottolinea come la misurazione dell’impatto sociale potrebbe cambiare radicalmente la percezione del valore delle attività di chi fa innovazione sociale.

Valentina La Terza

Valentina La Terza ha coordinato il lavoro di progettazione dello spazio BASE Milano sin dalla prima stesura dell’idea (gennaio 2014) ed è stata componente del primo CdA di Oxa Srl Impresa Sociale, società di gestione dello spazio. Tutt’oggi coordina le attività proposte in questo hub in zona Tortona rivolto all’innovazione sociale e culturale.

Il percorso di BASE
L’attuale gestione di BASE è stata vinta — partecipando ad una gara pubblica — da un partenariato di soggetti attivi nel mondo dell’associazionismo culturale a Milano (Associazioni Culturale Aprile, ARCI Milano, Accapiù Srl, Avanzi Srl, Make a Cube³ Srl). 
 
 La Terza definisce come “lungo e articolato” il percorso che ha portato questo gruppo al suo incarico attuale. Per alcuni di loro infatti, il coinvolgimento è iniziato fin dai primi momenti in cui gli spazi delle ex acciaierie Ansaldo in via Tortona sono diventati oggetto di interesse pubblico nel maggio 2012, grazie ad un momento di discussione organizzato dal Comune di Milano.. Secondo La Terza, questa è stata in parte una risposta dell’amministrazione al fermento del settore creativo e culturale milanese verso il tema della disponibilità di spazi (in quel periodo si svolge l’occupazione della Torre Galfa).
 
 Durante queste fasi di discussione pubblica, alcuni tra gli attuali gestori di BASE partecipano come organizzatori e facilitatori, sebbene sarà un’altra società (Barley Arts Promotion) ad aggiudicarsi il primo bando sperimentale per la riattivazione dello spazio, dando vita alle OCA (Officine Creative Ansaldo). Successivamente, il futuro gruppo BASE presenterà la proposta progettuale vincitrice del secondo bando, che gli conferirà la gestione attuale.

Le motivazioni dietro la proposta di BASE
 Per quanto sia difficile individuare le motivazioni principali per la proposta del progetto di BASE tra i tanti interessi delle cinque organizzazione socie, La Terza ritiene siano state preponderanti tanto la voglia di cogliere una sfida a supporto della città, quanto l’opportunità di crescita delle singole organizzazioni, spinta anche da questo ambizioso progetto collettivo.

“Avevamo voglia di cogliere una sfida per la città […] per interpretarla a nostro modo, con una nostra visione.”

Ad esempio, esterni (Associazione Culturale Aprile) voleva muoversi da un’esperienza di organizzazione di eventi temporanei alla gestione di uno spazio per un periodo lungo, mentre Avanzi Srl ha colto l’occasione per portare la sua attività di consulenza sull’impatto sociale nel settore culturale.

Complessità e ostacoli del progetto di BASE
L’azione del Comune di Milano che ha supportato la nascita di BASE ha rappresentato un progetto avanguardistico, con pochi casi simili in ambito italiano, soprattutto perché combinava il tema della fruizione culturale con quello della produzione culturale (ovvero attività artistiche ed industrie culturali/creative). Di contrasto, però, era anche burocraticamente molto complesso, con forti criticità dal punto di vista della sostenibilità economica. 
 
 Infatti — sottolinea La Terza — nonostante BASE proponga un’attività culturale ed utilizzi un immobile pubblico, l’impegno di cofinanziamento richiesto al soggetto privato per la ristrutturazione è stato estremamente elevato, a fronte di una concessione di breve durata (si tratta di 12 anni, con una successiva proroga di altri 6). La Terza ci dà anche qualche cifra per contestualizzare: su 12000 mq2 di spazio l’investimento previsto è di 14 milioni di euro, di cui 5,1 sono finanziati dal Comune di Milano.
 
 Inoltre il sistema di garanzie per un contratto così grande (l’attivazione della fideiussione) è stato un ostacolo al percorso, nonostante i partner del consorzio fossero soggetti consolidati nel settore, tanto da arrivare quasi a mettere in dubbio la capacità della partnership di portare a compimento l’incarico. In contrasto con queste complicazioni procedurali, la relazione con l’amministrazione pubblica è stata buona, rendendo possibile il superamento di parte di questi problemi normativi.

Il ruolo dell’amministrazione pubblica
La Terza indica le tempistiche dissonanti come una causa di dissociazione tra l’innovazione privata (incluso il privato sociale) e l’azione dell’attore pubblico. Il suo auspicio è per una maggiore dinamicità dell’amministrazione ed una capacità crescente di interpretare gli elementi chiave dell’innovazione sociale.

Inoltre ritiene che, in virtù della sua funzione centrale, l’attore pubblico debba assumersi più responsabilità, creando direttamente o indirettamente dei sistemi di sostegno diversi da quelli attuali, in particolar modo sul tema, già menzionato, delle garanzie per gli investimenti.

“Abbiamo un sistema normativo che imbriglia molto le sperimentazioni, quindi credo che in primo luogo sarebbe importante “sbrigliare” il sistema di riferimento italiano.”

La co-progettazione con il Comune di Milano
Sebbene non vi siano stati percorsi strutturati di co-progettazione, La Terza sottolinea come l’assessorato del Lavoro e dello Sviluppo Economico abbia dimostrato una grande attenzione per la creazione di momenti di ascolto, e questo dovrebbe diventare una pratica sempre più trasversale tra i vari assessorati del Comune di Milano.

Nella costruzione di un ipotetico processo di co-progettazione delle policy, Valentina vorrebbe vedere il coinvolgimento di attori esterni al nucleo — ormai consolidato, ma sempre più “di nicchia” — dei cosiddetti “innovatori sociali”. Anche se la rete creatasi a Milano è forte, con tutti i vantaggi che questo comporta, è necessario aprirsi anche verso quei soggetti, consolidati o emergenti, che ancora non parlano il linguaggio dell’innovazione sociale, ma potrebbero arricchirne l’ecosistema.
 
 
 Rendere centrale la valutazione dell’impatto sociale
Sul tema della valutazione d’impatto, La Terza sottolinea come la mancanza di ricadute effettive di questa pratica non permetta una giusta valorizzazione delle attività di BASE: capire il valore prodotto non solo in termini economici, ma anche di benefici generati per la società, potrebbe permettere l’assegnazione di alcuni vantaggi importanti, quale per esempio, le condizioni economiche a cui lo spazio viene concesso.

Sebbene l’ATI originariamente costituita abbia creato oggi un’impresa sociale (Oxa Srl), che adotta un modello di misurazione e redige il proprio bilancio sociale, queste attività sono ancora percepite come un obbligo burocratico, piuttosto che qualcosa con cui effettivamente influenzare il processo di policymaking.

“Nel momento in cui fare il bilancio sociale è solo un obbligo di legge, ma poi la misurazione d’impatto non ha nessun effetto sulla policy, questo viene svolto come tale, che è sbagliato […]; nell’innovazione sociale le priorità sono tante e [la misurazione d’impatto] non è l’elemento a cui si pone la giusta attenzione oggi.”

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