Caught in a web — Il ruolo del web

22 Novembre 2012


Non si è ancora riusciti a definire che tipo di territorio sia il Web e che reale funzione abbia nella nostra vita quotidiana. Da un punto di vista sociologico non lo si definisce ancora come un media nell’accezione ‘classica’ del termine — piuttosto come un campo discorsivo completamente nuovo che va a porsi a latere dell’immanenza temporale o come sovrastruttura comunicativa.

L’esperienza insegna che comunque il Web va considerato come un’estensione agentiva della nostra dimensione analogica. In questo senso, e’ comprensibile, e per buona misura giustificato, che la politica lo presidi consentendone la fruizione democratica, e allo stesso tempo utilizzi gli strumenti che offre come uno strumento di discussione partecipativa senza eguali.

Certo, in questo tipo di veicolazione comunicativa diventa difficile, se non impossibile, prescindere dall’ hic et nunc che la realtà pone momento per momento in un flusso ininterrotto di informazioni: il rischio e’ che il Web — come spesso accade — diventi una sorta di sfogatoio o, peggio, il trampolino di lancio per quei mal di pancia che spesso somatizzano il nostro disagio dovuto alle inevitabili difficoltà dell’esistenza.

Parafrasando il motto francescano, è obbligatorio “exire de eterae et ire per mundum” per evitare che si crei una cesura che ci faccia percepire l’iperspazio come territorio ‘altro’ rispetto a quello della vita di tutti i giorni.

Sembra che proprio in questo contesto, molto più ampio, si stia trascinando il dibattito politico che circonda le primarie e si stia rischiando di perdere d’occhio la realtà dei fatti, dando in appannaggio alla sovrastruttura comunicativa il fulcro dell’azione strategica dei candidati. Si faccia caso all’uso di Twitter da parte dei sostenitori dei vari orientamenti: è di rado riscontrabile una discussione sul merito dei contenuti programmatici, l’attenzione viene focalizzata piuttosto su scontri accesi tra bande virtuali che si accusano a vicenda o parlano sovrapponendosi senza neanche aspettare la replica dell’avversario. A queste considerazioni e’ bene aggiungere che i Social Media sono piattaforme emozionali non concepite, almeno originariamente, per l’approfondimento politico ma, dal momento che l’uso di uno strumento a disposizione ne determina anche la sua fruibilita’, e’ ormai un dato di fatto che la politica non ne possa prescindere.

Peccano, comunque, di una certa ingenuità quanti pensano che l’epoca del Web 2.0 con i contenuti generati dagli utenti sia sinonimo di massima libertà. Non possiamo considerare in alcun modo il Web neutrale, a meno che non si disconosca l’ormai classica lezione di McLuhan che attesta come la particolarità strutturale di un media lo renda co-creatore di una determinata forma mentis entro quale muoversi.

Su Twitter abbiamo il limite dei caratteri per ogni messaggio, che è una scelta concettuale e non una scelta dovuta a limitazioni tecniche; Facebook filtra i contenuti con criteri a volte discutibili; Youtube cancella in automatico, senza avvisare chi li abbia pubblicati, i video dove ritiene ci siano violazioni di copyright.

Siamo liberi entro recinti in realtà molto stretti che costringono a esprimersi secondo modalità non decise da noi, raramente condizionabili, e ad adattarsi a questa forma di comunicazione.

Non è un caso allora che sia arduo, anche per gli specialisti, dare giudizi o, ancora meno, azzardare previsioni in questi ultimi giorni di campagna per le primarie di centro sinistra sul versante delle dinamiche Web.

E’, paradossalmente,ancora troppo presto, dato che i tempi della rete dettati dai Social Media sono del tutto incompatibili con il termine giorno e sono al più misurabili con i secondi, ma non mostrano contenuti stabili se non in tempi più lunghi. E’ pero’ evidente come la rete faccia da megafono a una campagna dai toni molto tesi e, spesso per una cattiva comprensione delle modalità di utilizzo degli strumenti, diventi un ring sul quale vengono riversati quasi unicamente i gli approcci irrazionali e aggressivi dei vari sostenitori delle campagne.

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