È tutta una questione di stile (narrativo)

Consigli pratici per sviluppare il proprio stile di scrittura

L’ultimo pannello di controllo del grande pulsante rosso è quello dedicato agli algoritmi di stile, cioè a quei procedimenti che permettono di rielaborare la storia secondo i parametri personali dello scrittore. Data la natura personale, e quindi soggettiva, la programmazione degli algoritmi non può essere schematizzata in maniera rigorosa, ma deve invece essere sviluppata attraverso l’esercizio e l’esperienza.

Iniziamo dalla definizione: che cos’è lo stile? Secondo le appendici presenti in Elementi di stile nella scrittura (William Strunk Jr, Dino Audino Editore):

lo stile è l’insieme delle caratteristiche, o meglio delle scelte — consce e inconsce — linguistiche, sintattiche e ritmiche di uno scrittore: ma è anche qualcosa di più, che si nutre in varia misura del carattere dello scrittore, del suo modo di pensare, del suo atteggiamento nei confronti della vita e del mondo, della sua inclinazione del momento, ed è presente in sottofondo in tutte le sue opere.

Tutto chiaro? Immagino di no. Perché la definizione è calzante ma poco pratica, non adatta al pragmatismo degli ingegneri dello storytelling. Proviamo a porci una domanda più precisa: dove puoi trovare il tuo stile? Beh, in realtà ne hai già uno, anche se è difficile capirlo. Più facile notare quello di coloro che ti circondano. Per cui scegli un amico o un amica e ascolta il suo modo di parlare, di raccontarti quello che ha combinato il giorno prima. La sua voce ha un ritmo particolare, le sue frasi sono formate da costrutti verbali ricorrenti, ci sono intercalari tipici, ed espressioni che rendono unico il suo stile. Per te è lo stesso.

Il tuo stile verbale è influenzato dall’ambiente di nascita, dalla educazione ricevuta, dagli studi fatti, e dalle contaminazioni lessicali assimilate durante tutte le esperienze di vita. Il tuo stile è unico come un’impronta digitale, e se riuscirai a trasportarlo su carta avrai già ottenuto un ottimo risultato. Però non è semplice e spesso il risultato non è adatto alla storia che vuoi progettare. Puoi usarlo come punto di partenza, ma potresti avere la necessità di provare qualcosa di diverso. L’unico modo per riuscirci è leggere.

Per farti capire l’importanza della lettura ho scelto un brano di Stephen King, tratto da On Writing.

Leggiamo per assaggiare la mediocrità e sentirci una schifezza; è un’esperienza che ci aiuta a riconoscere l’orrore quando comincia ad affiorare nel nostro lavoro, e a starne alla larga. Leggiamo anche per misurarci con la grandezza e il talento, per farci un’idea di tutto ciò che si può fare. E leggiamo per sperimentare stili diversi. Potreste ritrovarvi ad adottare uno stile che trovate particolarmente emozionante e in questo non c’è niente di male. Quando da ragazzo leggevo Ray Bradbury, scrivevo come Ray Bradbury. Tutto era verde e mirabile e visto attraverso una lente appannata da un velo di nostalgia. Quando lessi James M. Cain, tutto quello che scrivevo diventò asciutto, nudo e crudo. Quando lessi Lovecraft, la mia prosa divenne rigogliosa e bizantina. Negli anni dell’adolescenza scrissi racconti in cui si mescolavano tutti questi stili diversi in un minestrone abbastanza comico. Questa sorta di cocktail stilistico è una parte necessaria nello sviluppo dello stile di ciascuno di noi, ma non avviene nel vuoto. Bisogna leggere a tutto campo e nello stesso tempo raffinare (e ridefinire) costantemente il proprio lavoro. Mi è difficile credere che le persone che leggono molto poco (e in alcuni casi per nulla) possano ambire a scrivere e addirittura a piacere, ma so che è così. Se avessi un nichelino per ogni persona che mi ha detto di voler fare lo scrittore ma «non avere tempo di leggere», potrei comperarmi una gran bella bistecca. Posso essere schietto? Se non avete tempo di leggere, non avete tempo (né gli strumenti) per scrivere. Tutto qui.

Assimilata la lettura, serve l’esercizio. Puoi essere uno stacanovista della parola, capace di rimanere attaccato alla tastiera 24/7, oppure un corteggiatore della musa, che danza solo sulle note dell’ispirazione, ma in ogni caso il consiglio è sempre lo stesso: scrivi il più possibile. Non devono essere per forza belle storie (anzi probabilmente non lo saranno, almeno all’inizio), ma devono essere storie che vuoi raccontare. Scrivere quello che ti piace ti darà lo stimolo per continuare, e l’esercizio ripetuto migliorerà le tue capacità e ti aiuterà a trovare il tuo stile.

A questo punto rimane un ultimo consiglio: condividi le tue storie. L’esercizio è importante ma senza un confronto con i lettori rischia di diventare fine a se stesso. Per elaborare i tuoi personali algoritmi di stile hai bisogno anche delle opinioni esterne. Siti come Wattpad sono perfetti per il compito, ma con l’aumentare della tua esperienza dovrai essere bravo a trovare gruppi di lettori sempre più esigenti e professionali (molto utili possono essere i servizi gratuiti di lettura incrociata che trovi nel web, o i gruppi di beta-reader che puoi trovare su Facebook). Un lettore capace di aiutarti a migliorare il tuo stile e le tue capacità narrative vale tanto oro quanto pesa (e forse anche di più) per cui quando lo trovi tienitelo stretto.

Ed eccoci arrivati alla fine de L’ingegneria delle storie. Piccolo manuale tecnico. Ti ho spiegato tutto quello che so sul grande pulsante rosso, e spero che i miei appunti ti siano stati utili. Se così non fosse, spero almeno di averti trasmesso la voglia di approfondire l’argomento: progettare storie è divertente, ma riuscire a capirne i meccanismi può essere addirittura inebriante.

Nonostante gli articoli previsti da questo manuale siano terminati, sto riflettendo sulla possibilità di scrivere delle appendici incentrate sulla fasi successive al termine della progettazione e della stesura della storia. La prima potrebbe essere dedicata al processo di revisione, mentre per le successive sarei interessato a ricevere i tuoi suggerimenti. Quali argomenti ti piacerebbe che trattassi? Rispondimi su Facebook o nei commenti qui sotto, e come al solito…

HopEnjoY


Bibliografia

Lezioni di scrittura creativa, del Gotham Writers’ Workshop — Dino Audino Editore, 2005
On Writing, Stephen King — Sperling e Kupfer, 2001 — Frassinelli, 2015


Un sentito grazie a Cristiana Melis per la correzione e la consulenza.


Roberto Gerilli è un lettore anconetano di trentasei anni. Non esce mai da una libreria senza aver comprato almeno un libro, riconosce gli editori dall’odore della loro stampa e vive in una casa in cui ci sono più librerie che armadi. È talmente dipendente dalla lettura che ha cominciato a scrivere.
www.vietatoleggere.it