Mini papà!

di Luca Gottardi


Il cuore mi batte forte, lo stomaco mi duole, le gambe mi tremano e sono travolto da un insieme di emozioni che vanno da un’immensa gioia ad un’estrema paura. Sto spingendo la moto dietro al cancelletto di partenza, questa volta pero’ non e’ la mia ma quella di Ricky, mio figlio di 7 anni.

Il 12 Aprile 2015, Fara Novarese e’ la sua prima gara di motocross e la mia prima esperienza, non da pilota, bensì da accompagnatore e supporter.

Schieramento completato, passa la bandiera verde, sale il rombo dei motori e il mio cuore batte sempre più forte, si alza il cartello dei 15 secondi al via e dentro di me mi chiedo se sono un genitore incosciente a far correre il proprio figlio in mezzo a bambini più grandi e con moto di cilindrata superiore [N.d.R. - 50cc rispetto ai 65cc]. Nemmeno il tempo di darmi una risposta e si gira il cartello dei 5 secondi, il rumore diventa assordante e dopo poco si abbassa il cancelletto.

Via sono partiti e tornare indietro non si può, ora è lui da solo in mezzo alla pista e se la dovrà cavare dentro a una cosa forse più grande di lui. Era da circa un anno e mezzo che mio figlio esprimeva costantemente la sua volontà di voler fare le gare di minicross ma a causa della sua “troppo giovane” eta’ non gli era consentito. Ha aspettato impaziente il compimento dei 7 anni facendo il conto alla rovescia e finalmente quel giorno e’ arrivato, abbiamo fatto la licenza agonistica e da quel momento è iniziata la sua bella avventura nel trofeo ASI.

Ci siamo presentati alle gare ovviamente senza pretese di risultati con lo scopo di divertirsi, fare esperienza e trascorrere dei momenti felici insieme ad altre persone in questo mondo fantastico che fa parte della mia vita sin da quando ero piccolo e che spero lo diventi anche per i miei figli. Forse proprio grazie a questi buoni propositi posso dire che dopo quasi 3 mesi e 5 gare disputate sono molto contento di come stia andando, sono contento perché ho trovato un ambiente fantastico dove l’agonismo non e’ esasperato, ho trovato un’ottima organizzazione, della gente veramente molto socievole ma soprattutto sono contento perché Ricky si diverte tantissimo, migliora a vista d’occhio e fa una cosa che gli piace senza obblighi da parte di nessuno.

Lui gioca anche a calcio e fino a poco tempo fa questo sembrava essere il suo sport preferito, infatti si andava in moto solo quando c’era tempo, driblando partite e allenamenti. Attualmente però, se devo essere sincero e con mia grande gioia, sembra che la bilancia penda un pò di più dalla parte del motocross e le volte che si è trovato davanti alla scelta tra la partita e la gara, ha sempre scelto senza pentirsi di andare a fare la gara.

Vederlo felice ed entusiasta per me è la cosa più importante, cerco in tutti i modi di non mettergli addosso inutili pressioni ma al contrario di tranquillizzarlo e dargli consigli utili, anche se a dir la verità il più delle volte è lui a tranquillizzare me quando vede che sono troppo teso.

Lo osservo mentre si veste, mentre prepara la moto, mentre si avvia per andare al pre parco, mentre scalda il motore prima della partenza il tutto con una tranquillità e una serenità invidiabile che si trasformano in poco tempo in grinta e determinazione una volta sceso il cancelletto. Le emozioni che provo durante questi momenti sono diverse ed inspiegabili, per me è un sogno che diventa realtà a volte lo invidio perché io alla sua età non ho mai voluto fare gare.

Molto spesso prima delle manche andiamo insieme dietro al cancelletto per studiare quale potrebbe essere la posizione migliore anche se poi si schiererà tra gli ultimi, oppure andiamo a vedere i pezzi di pista più critici per individuare le traiettorie migliori ed evitare buche e canali. In tutto questo, lo prendo in giro scherzosamente perché guida troppo seduto e con i piedi a “papera”.

Per noi ma soprattutto per lui è tutto un gioco e per adesso così deve essere; ho visto genitori sgridare il proprio figlio in seguito ad una caduta e preoccuparsi di più dei punti persi in campionato piuttosto che delle reali condizioni fisiche del bambino. Ho visto genitori litigarsi un posto dietro al cancelletto di partenza come se ci fosse in palio chissà quale ambito trofeo e ho visto anche genitori arrabbiarsi e urlare dietro ai propri figli perché non riuscivano a sorpassare il pilota che li precedeva.

Dal mio punto di vista queste sono tutte cose che non fanno bene allo sport ma soprattutto non fanno bene ai bambini. Molti dicono che l’importante e’ vedere il proprio figlio che si diverte, ma secondo me non tutti lo pensano veramente.

Per fortuna poi ci sono anche le cose belle e piacevoli come vedere i bambini il sabato sera trovarsi e giocare tutti insieme senza rivalita’ con le biciclette, vedere che si abbracciano e si complimentano l’uno con l’altro finite le manche oppure ancora vedere che si stringono la mano sul podio, queste son le cose che mi piacciono e che apprezzo di piu’.

Siamo entrati nel mondo MOTOASI.IT anche grazie al consiglio di uno dei membri organizzatori nonché amico che mi ha indirizzato subito verso il trofeo. La mia paura iniziale era quella di far fare a Riccardo delle gare troppo pericolose per un bambino di 7 anni. Devo dire invece che sono contento di aver ascoltato le parole di Luca Lombardi perché si è rivelato tutto esattamente come mi aveva anticipato: certo son sempre competizioni di motocross e non possono non essere pericolose, però già il fatto che i tratti più impegnativi delle varie piste vengano tagliati fuori apposta per i Minicross e il fatto di dare la possibilità ai bambini il giorno prima di fare un corso con un istruttore qualificato, sono tutte cose che alzano il livello di sicurezza con conseguente approvazione da parte di noi genitori.

E noi, ovviamente apprezziamo. Grazie mille di tutto!

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