Come porsi le domande giuste

Un punto estremamente importante è la formulazione della domanda. Perché senza domanda, non esiste risposta. Cosa significa nel pratico? Che non ha molto senso assumere l’atteggiamento del «Pesco un paio di carte per capire come mi sento».

C’è bisogno di sedersi e riflettere: «Su quale aspetto voglio lavorare di me stesso? Qual è la questione che ho bisogno di affrontare? Non sto bene sul lavoro, nella relazione con un’altra persona, non riesco a esprimermi come vorrei, etc?».

Nella sua estrema semplicità, si può ricorrere alla struttura del viaggio dell’Eroe.

(Dove sono — Dove voglio arrivare — Cosa c’è in mezzo che me lo impedisce — Cosa mi può aiutare).

Prova a scomporre in questo modo una questione vaga, ad esempio: «Mi sento confuso in questo periodo», che di per sé non significa nulla. Allora scegli una carta per come ti senti adesso, una per come vorresti sentirti e un’ultima per cosa ti impedisce di passare dallo stato attuale a quello desiderato.

Lo stesso può essere fatto per «Non mi sento efficiente sul lavoro», «Mi sento vuoto», «Provo a scrivere un libro, ma sono bloccato». Una carta per la situazione attuale, una per quella desiderata, infine una per l’impedimento. In ultimo, ha senso prenderne una di “aiuto”, quell’elemento che può facilitare il cambiamento.

Il numero di carte per punto può essere variabile: una, due, tre, quante si crede necessario. Si può decidere di scegliere le carte apertamente, lasciandosi guidare dalle immagini, oppure di pescare casualmente tenendole a volto coperto. Non è importante cosa si sceglie, ma come si affrontano gli archetipi che compaiono.

Una volta che ci si è impratichiti della capacità di formulare ed elaborare domande, si può utilizzare qualsiasi struttura. Ad esempio, la questione «Ho paura di lasciarmi condizionare da quello che pensano gli altri» può essere così scomposta:

  1. Chi sei davvero;
  2. L’immagine che hai di te;
  3. L’immagine che hanno gli altri di te.

Basta un po’ di fantasia e di sensibilità e ogni domanda può essere scomposta. In genere, quando questa operazione sembra impossibile, è perché la questione presa in esame non è consistente. Capita spesso che ci venga la tentazione di nascondere il vero problema molto abilmente. Ad esempio, se una persona dice: «Voglio cambiare il mio modo di pormi nei confronti del lavoro», ma poi si lamenta a proposito della separazione di “Situazione attuale” e “Situazione desiderata” in questo modo: «Ah, ma a me la situazione attuale va più che bene!», allora la domanda su cui lavorare sarà qualcosa di completamente diverso. Cosa non riesce ad accettare del modo in cui si pone sul lavoro? Quale compromesso ha creduto di potersi fare andare bene? Si sente sfruttata? E gli piace sentirsi così?

Quando la domanda risulta essere un’ennesima scusa, bisogna andare più a fondo.