avete presente un pon pon?

Davanti ai miei occhi due bianchi, appesi a un sottile filo di lana, dondolano. Con due dita ne spingo uno e il suo movimento mi ricorda quello del pendolo di Foucault che dall’alto del Pantheon scrive linee sulla sabbia, traccia della rotazione della nostra Terra.

Da qui il mio pensiero improvviso balza ai rintocchi di vecchi orologi simboli di mistero nelle ore notturne e dello scorrere inesorabile di un tempo che poi chissà se c’è.

Ho voglia di giocare, ecco apparire le biglie sul tavolo da biliardo, scorrono e rimbalzano, alcune vanno in buca. Lo sfondo è il delicato panno verde.

E di gioco in gioco ecco una simulata battaglia con alfieri cavalli re e pedoni. Sono tutti incasellati. Se il bianco se il nero vincerà non importa, sarà comunque fermo dentro un quadrato. Una via d’uscita c’è, perdere. Uscire da tante regole, che consentono un limitato spostamento tra caselle.

Ho avuto a che fare con gli scacchi e mi sono anche divertita ragionando su possibili mosse e tentando di vincere, ma ora vi assicuro che il solo muovere un pon pon osservandolo nel suo breve volo mi fa tornare bambina e mi libera la mente da tanti inutili schemi, offrendomi in cambio il planare e scivolare tra pensieri.

Non sempre le vittorie sono effettiva libertà. L’effettiva libertà non sempre ha il sapore di una vittoria. Quando il cuore scorre e plana si sente leggero e dondola con una vena di allegria tra i sentieri della vita, accogliendo emozioni, scegliendo direzioni, lasciando i pesi sotto i piedi e relegando l’incasellato al confino.