Cassetti e dintorni

Salvador Dalì 1964 — La Venere coi cassetti

Tante le definizioni di cassetto, dalle più semplici: “spazio per riporre e riordinare”, alle filosofico-psicologiche-artistiche.

Se l’animo è in tumulto aprire certi cassetti, spalancare ante fa eruttare la lava dei ricordi. C’è chi riempie camere, sgabuzzini e anche garage di questi ricordi, di cui non ha più memoria. Trattiene un passato, se lo àncora addosso, come palle ai piedi per carcerati. Nulla deve scappare e purtroppo poco cambia nello scorrere dei giorni. Stanze piene di tutto alle quali non si accede. Non sono forse spazi persi?

Da: http://www.ilpost.it/francescocataluccio/2016/04/09/c-come-cassetto/

“Il filosofo francese Gaston Bachelard ha dedicato proprio ai cassetti la parte centrale di una delle sue opere più importanti, “La poetica dello spazio”… I vari spazi della vita quotidiana (quello di una casa, dei suoi armadi, dei suoi cassetti) significano contemporaneamente luoghi dove riporre oggetti e spazi immaginativi, fecondi di rêverie…

…I cassetti rappresentano i segreti e i problemi che gelosamente l’uomo custodisce; spetta all’artista, come a un ladro, il compito di aprirli e frugarvi dentro alla ricerca dell’essenza vera dell’uomo. Solo così l’inconscio diviene conscio, e l’uomo può pervenire a un equilibrio interiore”.

E’ uno dei compiti dell’artista, ma anche di chi, con delicatezza e pazienza, accompagna le persone che vogliono accedere a quei cassetti. Ne vengono aperti per porre ordine, per chiarire e per vivificare angoli oscuri. Molti possono restare chiusi in ordine o meno, non serve spalancare tutto, anzi può essere controproducente. Ce ne sono che contengono pezzi preziosi di vita, segmenti, tessere che uniti a altri riscoprono o scoprono parti dell’io e del suo intorno profondamente importanti e veri, utili al vivere.

Ricordare eventi negativi in modo chiaro o sfocato è per molti facile. Portare alla luce il positivo, quanto la vita di buono e gentilmente immediato ha dato, richiede spesso l’intervento di un Ipnotista, che passo dopo passo, coi vostri tempi, nel rispetto delle vostre titubanze e paure, dei vostri desideri e delle vostre aspettative vi accompagna il più vicino possibile a chi siete, verso un miglioramento e un maggior benessere.

Viaggiate nella vostra abitazione, partendo da un cassetto, per passare ad un’anta, a una ribaltina, a un armadio quattro stagioni, a una camera, alla casa. Dove vi fermate con piacere, dove riordinate quasi con amore, dove accelerate il passo? Quali angoli cercate per voi, sì per voi stessi?

Fate più di un giro e forse vi verrà il desiderio di cambiare qualcosa e sentirete miglioramenti visivi, di efficienza, di appartenenza. Talvolta vi basterà ruotare una poltrona o spostare un quadro… Magari scoprirete il punto tutto vostro.

Terminato questo piacevole gioco, il giorno successivo cominciate la ricerca di mobili e pareti che vi stanno dentro, proprio dentro. Osservateli serenamente accettandone colori, pesi, distanze, forme, sentite le sensazioni che vi danno. Muovetevi con calma. Quelli che sinceramente non vi vanno, sgomberateli, trasformateli, spostateli o illuminateli. Troverete anche quanto vi piace e non lasciatelo in disparte, non datelo per scontato, mai.

Nessuna scadenza, riservatevi i momenti quieti della giornata. Concedetevi del tempo per essere un io più pacifico, con “spazi immaginativi”, liberi.

Da quegli spazi fate nascere quello che potete realizzare.

Buon lavoro.