Continuità cognitiva e realismo cosciente.

Ho sempre pensato che tra realtà e percezione non ci fosse tutta quella affinità che si pensa. Credo che come al tempo in cui la terra era pensata al centro dell’universo, oggi si viva quel senso di perdita cercando di tenersi stretta una realtà come viene intesa e vissuta, esistiamo noi, gli oggetti, lo spazio ed il tempo.

Prendiamo in considerazione questa figura, è fatta di parti senza un nesso diretto:

Variando semplicemente la posizione di queste parti ecco che compare ai nostri occhi un cubo in tridimensione, in verità l’immagine è piatta, non può sussistere un cubo in tridimensione, è il nostro ccervello a costruire le nostre esperienze:

Nell’evolvere la nostra vista è sempre stata. orientata a migliorare, ma il suo traguardo l’ha raggiunto nel momento che costruisce una realtà stabile e affidabile in cui vivere.

Esiste in Australia un coleottero che va alla ricerca della femmina, che al contrario non vola, riconoscendola dalla pelle protettiva fatta a fossette e di color marrone, ma non si rende conto di andar a corteggiare, sdraiandosi scopra ad una bottiglia di birra che possiede le stesse fossette e lo stesso colore, rimanendone ingannato, rischiando in tal modo fino l’estinzione, per salvarlo dall’estinzione si è dovuto cambiare il tipo di bottiglia di birra.

Ci vien da sorridere per tante cose perché non vediamo le cose per cui altri potrebbero ridere di noi.

Come dice bene von Foerster noi «non vediamo di non vedere, vediamo sempre», il nostro cervello ricostruisce la realtà per come noi ci attendiamo di vederla, e per come conosciamo di saperla usare.

Lo scopo della percezione non è costruire la realtà, così come noi la pensiamo, la realtà, è un oggetto evolutivo, lo scopo della percezione è quello di adattarsi all’ambiente in cui viviamo, e dato che la percezione è funzionale alla nostra sopravvivenza, è funzionale a tutte le cose che noi viviamo come prioritarie, la percezione ci porta ad avere figli, annullando tutto ciò che sta tra l’occhio che percepisce la realtà e la procreazione.

Credo che se una persona non si adatta alla vita è perché è soggetta a una percezione distorta della realtà, l’evoluzione si può comprendere solo se si studiano tutte le relazioni che è possibile considerare nell’insieme della vita, ogni relazione perturba un differente sistema che risponde di conseguenza in un gioco di infinite interazioni.

Se la percezione guida la nostra vita lo fa per non farci muovere in una realtà prestabilita, bensì per costruire un percorso che possa portarci a realizzarci secondo i nostri presupposti.

Semplicemente abbiamo un mondo interiore complesso, come la realtà in cui viviamo, per vivere abbiamo bisogno di muoversi nella semplicità, quello che vediamo è la traduzione di un mondo complesso in un mondo semplice, evolutivamente la realtà che condividiamo si è resa disponibile ed usufruibile, ed è stata mantenuta e migliorata nel tempo, abbiamo oggetti, spazio e tempo a disposizione per creare un ambiente in cui muoverci con facilità, raggiungere i nostri scopi, mantenere attivo l’adattamento alla vita.

«La realtà è una immensa rete interattiva di agenti coscienti semplici e complessi che causano l’un l’altro esperienze coscienti.» Donald Hoffman.

Possediamo il più grande simulatore cognitivo, l’area frontale prefrontale del nostro cervello, di tutti gli esseri viventi, con il nostro «come se. ….», attivo dall’età di 24 mesi siamo in grado di modificare ogni esperienza percettiva a favore di un adattamento funzionale alla vita, ma possiamo anche generare delle aspettative che si auto avverano, siamo i migliori profeti di noi stessi.

Ogni volta che viviamo nuove esperienze, siamo pronti a modificarle in modo da rendere la nostra vita sempre «positiva», mantenendo in noi il piacere di vivere malgrado tutte le esperienze negative che incontriamo.

Il compito evolutivo della nostra capacità di percezione, ed aggiungo della nostra cognizione, non è quello di ricostruire immagini e formulare pensieri a partire dagli stimoli che provengono dalla nostra esperienza percettiva, quanto piuttosto scartare tutto quello che non risulta utile e funzionale alla nostra sopravvivenza.

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