Cosa aspettarci in futuro dalla relazione d’aiuto e dalla nostra identità.

L’intelligenza ha un principio di funzionamento preciso, serve per il movimento, e la sua capacità predittiva favorisce il movimento stesso. Ora mettendo insieme e bisogno di muoverci con la facilità nel farlo se siamo in grado di prevedere gli eventi, abbiamo A tutti gli effetti l’intelligenza nella sua funzione principale. Sebbene l’intelligenza vista sotto questa forma possa sembrare un po’ limitata, questa esigenza è ciò da cui è nata, muoversi da la possibilità di adattarsi meglio all’ambiente, prevedere permette di evitare pericoli, problemi e altro.

Sono sempre stato affascinato dal significato dell’intelligenza, riconosco che si è sempre attratti dalle proprie debolezze, ed a me è successo di sentirmi debole sul fronte dell’intelligenza, fino a che non ho compreso che l’intelligenza non è rilevabile fintanto che non la si eserciti, ed il suo modo di esercitarsi non è prevedibile a breve termine, ma non è questo il tema che voglio trattare ora, desidero piuttosto dare un occhiata Al futuro, nel campo delle relazioni d’aiuto, e dell’identità delle persone. Parliamo delle cose di cui mi interesso ormai da quarant’anni tanti sono gli anni passati a farmi domande su come poter aiutare le persone, e su cosa rappresenta l’identità di una persona.

Vi porto brevemente a conoscere il mio passato formativo e l’interesse che da lì si è sviluppato, mi sono avvicinato allo studio della persona nella figura del medico, ho passato tre anni alla facoltà di medicina e poi ho lasciato la facoltà perché non riuscivo a stare dietro alle esigenze mnemoniche che affliggevano tale facoltà. Come amo dire ho una RAM ristretta e per memorizzare le cose nuove devo lasciare quelle vecchie. Così dal momento che il mio interesse sempre stato nell’ambito della psichiatria, a quel punto ho continuato con la facoltà di psicologia, a quel tempo psicologia non aveva una sede a Torino come facoltà, sono dovuto quindi andare a studiare a Padova, ho così scoperto che il problema più grosso era il viaggio per raggiungere la facoltà, e non la preparazione, gli esami … il percorso universitario l’ho sviluppato completamente come autodidatta, ed ho affinato le mie competenze approfondendo, attraverso dei corsi privati, gli studi di PNL, terapia della famiglia e psicologia dello sport. Sono riuscito a completare i miei studi come psicologo e psicoterapeuta consultandomi in amicizia e competenza con Ennio Martignago, il mio primo riferimento, come collega e cultore dell’ipnosi, e sugli studi dell’identità e della terapia.

Dopo un percorso lavorativo di dieci anni, sviluppato con un collega Fabio Rondot, nell’ambito della formazione formatori dei centri di formazione professionali, ed un lavoro parallelo mirato a formare personale, educatori e psicologi, che lavoravano in strutture protette del comune di Torino ed in cooperative socio assistenziali, assieme al collega Giuseppe Vercelli nel 1998 ho messo in piedi una scuola di formazione in Ipnosi, unendo insieme competenze dell'Ipnosi con studi sul costruttivismo, che tuttora è conosciuta come SIC AERF Scuola di Ipnosi Costruttivista e Counselling in Ipnosi.

Fin dai miei primi lavori come psicoterapeuta mi sono interessato degli aspetti fisico corporei della persona, in particolare con mio fratello Luca Chisotti, fisioterapeuta, mi sono confrontato per mettere a punto un lavoro di terapia che abbracciasse non solo gli aspetti cognitivi, ma quelli fisici che ci legano alla vita.

Ora vengo al punto, l’introduzione mi è servita per creare un contesto dove i contenuti che vado ad esporre potranno trovare un significato più completo.

Negli ultimi tre anni mi sono concentrato solo più su Ipnosi e terapia utilizzando il lavoro sugli stati mentali, sviluppando un Metodo, assieme alla terapeuta Rosetta Minniti Lombardo, che abbiamo chiamato Psicobioemotivo.

Introducendo il concetto di coscienza tripartita, come viene definita da Antonio Damasio, abbiamo molti punti di emergenza della nostra identità a seconda se entra in gioco un piano cognitivo, un piano fisico, o un piano emotivo. La struttura del nostro cervello si impone a questa tripartizione, dalla neocorteccia, al sistema limbico, del cervello mammifero, al cervello rettiliano, la nostra identità si articola in tre spezia differenti.

Da qui Ia mia prima previsione, la figura del terapeuta del futuro, aldilà delle specifiche competenze mediche e psicopatologiche, sarà una figura che porterà lavori specifici in tutti e tre questi ambiti, cognitivo, fisico ed emotivo. Una figura professionale formata in ambito psicoterapeutico, fisioterapeutico, in grado di gestire e sviluppare le risorse emotive di una persona. Tutte le figure specialistiche saranno adunata in un’unica figura di terapeuta «esistenziale», che sarà in grado di prendere in considerazione tutti gli ambiti di aiuto alla persona. La conoscenza dei risultati che si possono ottenere oggi, lavorando sulla persona, abbracciano aspetti diversi che un giorno saranno, al contrario, considerati un tutt’uno. Non è possibile, in una relazione d’aiuto, prescindere dagli aspetti Psico Bío Emotivi della sua identità. Tale figura avrà le competenze in tutti e tre i settori, avrà maturato quell’abilità a poter riconoscere, percepire e sentire, ed utilizzare le esperienze emotive, sarà in grado di lavorare sull’intelligenza, le aspettative e profezie, nonché sulle trappole, le psicotrappole, che la nostra intelligenza stessa tende a crearsi. Al contempo sarà in grado di lavorare sulle memorie biologiche, ciò che la nostra memoria esperienziale è in grado di tenere, il movimento come sistema di adattamento e vita, e tutte le parti e gli organi che compongono il corpo ed i sui tra sistemi di controllo e gestione, quello elettrico, il sistema nervoso, quello chimico, il sistema endocrino, sistema ormonale e digestivo, e quello meccanico, cuore e respiro.

La mia seconda previsione tiene in considerazione l’evoluzione della nostra identità, considero che l’evoluzione umana ha introdotto il concetto di individuo in modo funzionale rispetto all’adattamento alla vita, da un individuo che si riconosceva unicamente nel proprio gruppo di appartenenza, si è passati ad un individuo che riconosce se stesso in un’unica identità. Credo che l’evoluzione della nostra identità, proprio grazie al fatto che sono almeno tre le coscienze che ci appartengono, cambierà ulteriormente. Credo che l’identità sia l’emergenza da un sistema complesso ad un’unità cosciente, questa emergenza evolve, avremo modo di sviluppare più identità, al servizio di un’unica personalità, gerarchicamente organizzata, come un sistema complesso in grado di gestire situazioni reali sempre diverse, svilupperemo oltre modo l’abilità a stare in stati mentali differenti, per tempi prolungati, ne riconosceremo la necessità, e diventerà per noi semplice passare da un’identità all’altra, per continuità cognitiva, per continuità fisica ed emotiva. Tutti i limiti entro i quali noi oggi portiamo la struttura culturale, entro la quale siamo cresciuti, saranno ridotti o eliminati, il concetto stesso di libertà, nel rispetto degli altri, sarà sempre più diffuso, l’idea di Dio, che preghiamo, scenderà definitivamente, dentro il nostro Io, in un dialogo interno continuo, costruttivo e funzionale, nella gestione degli stati mentali che viviamo.

Saranno molte le conseguenze nell’appurare, e considerare di conseguenza, tutto ciò che le neuroscienze ci stanno insegnando di come siamo fatti e di come possiamo utilizzare le nostre risorse Psicobioemotive. si insegnerà sempre più a utilizzare le risorse mentali fisiche ed emotive, che abbiamo a disposizione, sarà un modo ecologico di riconoscere come siamo fatti e dove, di conseguenza, stiamo andando.

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