Fede speranza e carità.

Se ho dubbi che la carità possa essere un’esperienza ancora attuale, almeno pensata come era un tempo sui bisogni essenziali delle persone, mangiare, dormire, non ho dubbi sulla fede e sulla speranza, ancora molto attuali nel panorama della psiche umana, rappresentano ancora molto bene il bisogno «spirituale» dell’umanità.

Credo che la religione sia essenzialmente il prodotto di un bisogno umano, e credo che tale bisogno si possa riportare alla struttura stessa del nostro cervello, alle sue componenti, sia un bisogno emergente dall’esperienza cosciente e consapevole dell’uomo.

Ciò che mi stupisce ed in parte mi diverte è sentire dai moderni personaggi della New Age, e non solo, dai motivatori, formatori, terapeuti vari, consigli e suggerimenti che ho sentito tante volte predicare dai nostri preti, sicuramente rivisti e corretti in chiave psicologica, umanistica, perfino neuro scientifica, ma in fondo gli stessi consigli, le stesse parole di fede e speranza.

Da buon psicologo in passato ho studiato ed ho seguito tutto il percorso della psicologia umanistica, a partire dalla psicoanalisi fino alla moderna PNL nonché Ipnosi, Gestalt e terapia Sistemica relazionale, l’intero percorso partito dal lontano mondo di comprensione dell’animo umano della religione, è attraverso la filosofia per ritornare ora attraverso la psicologia a parlare ancora di religione, dal termine res logo legare, associare, implicare le cose tra loro, il tutto in un perfetto modello di cause ed effetti.

Come leggo da alcuni punti chiave del pensiero di un personaggio della PNL americana, Roy Martina, incontrato per caso nel panorama dei programmatori neuro linguisti odierni come Antony Robbins, o il nostrano Roberto Re, personaggi che si presentano come motivatori, formatori, o terapeuti, proprio come si presentavano i preti un tempo, il mondo è posto bellissimo dove vivere una vita meravigliosa, pieno di opportunità ed occasioni da non perdere.

Se posso esser d’accordo, in linea di principio con tali pensieri, chi d’altronde, dotato di buon senso non lo crede o lo spera, sorrido con ironia alla loro prosopopea, le parole che usano ed i consigli che dispensano, la vita che suggeriscono tra amore, perdono, vita sana, son le stesse «cose» che toccano il cuore delle persone da sempre, e che non molto tempo fa portavano gli uomini di chiesa.

A veder semplicemente le cose e le persone nel panorama delle relazioni d’aiuto rivedo tutta una gamma di parole e comportamenti un tempo retaggio di preti e suore, oggi a partire dagli psicologi, a seguire tutte le altre figure professionali riconosciute o meno dallo stato «garante», rivedo tutti parlare lo stesso linguaggio di fede e speranza.

Credo dunque, al di là dell’ambasciatore di turno, che fede e speranza son due principi fondanti la stessa struttura psico fisico emotiva dell’uomo.

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