Finchè c’è sorpresa, c’è speranza

E’ stato fino a pochissimo tempo fa un pensiero astratto, ma all’improvviso ho avvertito il cedimento fisico, iniziato a classificare i piccoli e grandi acciacchi che fino a ieri riuscivo ad addebitare ad altro e, soprattutto, è incominciata quella cosa terribile che è guardarsi indietro.

Capita, ogni tanto, di ripensare alle scelte fatte, alle rinunce subite, al livello di qualità che ci siamo concessi, ma sono sempre stata piuttosto abile nel fermarmi in tempo ed evitare quella cosa ingrata e del tutto inutile che è un bilancio esistenziale.

Credo di essere dotata di una memoria ordinaria, ma allora perché trent’anni fa sono un ricordo tanto vicino??

Lo screen saver del mio computer ributta immagini che sembrano uscite dall’album di qualcun’altra: davvero sono stata così (dovrei anche chiedermi perché non me ne sono mai accorta, ma questa è un’altra storia)?

Passo alla fase successiva e mi guardo dentro. Mi sento bene, tutto sommato serena nonostante le numerose lacune che in ambiti tradizionalmente importanti risultano evidenti. Posso anche allentare la preoccupazione riguardante il futuro, che tanto sarà breve e….scatta l’intuizione: forse arriva proprio da questa considerazione, quella specie di tranquillità che in questo momento mi accompagna!

La difficoltà esistenziale mi ha colto spesso, in momenti diversi che non hanno granché in comune, tra loro, ed ho capito che il malessere è uno stato d’animo che poco ha a che fare con quello che si ha dalla vita, che accontentarsi aiuta ma non basta, che le passioni ci offrono la motivazione a fare le cose ma non mi è chiaro dove e perché nascano.

Probabilmente i neuroscienziati sarebbero pronti a darmi una risposta, ma sono presuntuosa e voglio cercarla, confortata da quell’infinita parte di noi che razionalmente non possiamo conoscere e dalla quale è bellissimo lasciarsi sorprendere.

C’è ancora tanta conoscenza che devo scoprire!