I segmenti e i cerchi

O di quelli che avendo solo un martello…

Salvador Dalì: Topological Abduction of Europe — Homage to Rene Thom 20x24 Framed Art Print by Salvador Dali

…pensano che tutto sia fatto a chiodi.

La sola identità di cui abbiamo consapevolezza nasce da un punto e termina in un altro: nasce e muore. Questi sono gli occhiali con cui vediamo tutto ciò che ci sta attorno.

Vediamo eventi intesi come punti e soggetti come tratti, segmenti. Il nostro linguaggio è quindi fatto di punti e segmenti. Abbiamo studiato in una scuola che ci ha insegnato i segmenti come Napoleone (“Ei fu”) e i punti (Waterloo).

Abbiamo in odio i cerchi (gira e rigira è sempre la stessa storia e Vico non sa raccontare le barzellette: vuoi mettere Steve Jobs o Bill Gates?) e ci beviamo di chi ha il segmento più lungo. No, non intendo quello, anche se in fondo… ma la vita: la sua misura è l’obiettivo.

Tutto nasce da lì, pensateci bene. Non solo i tibetani, sono stati in tanti a insegnarci che vedere le cose in maniera duplice – il bene e il male, il giusto e lo sbagliato – è miope, ma come possiamo fare: il nostro pensiero è fondato solo su quello.

La prima cosa da fare non è chiudersi in un postribolo a sentirsi fighi e saggi per come stiamo a meditare bene circondati da orpelli rituali o consumare tutto subito nell’onanistica sbronza del potere e delle energie!

Mentre cammini, quando vai in auto o in bus, quando parli a tavola fra una pubblicità e un post, domandati su qualsiasi cosa pensi, senti o dici, e scopri dov’è riposta anche lì la duplicità. Ti stupirai scoprendo che disvelando sempre più il duplice ch’è ovunque il cerchio emergerà nella sua trasparenza

Penserai che è finita lì, ma non è così. Quando capiterà osserverai che anche il centro è una figura piana: che stia sul suolo o nel cielo, proprio come i segmenti che danno forma al quadrato della terra (la nostra mente è sempre stata tolemaica).

A quel punto scoprirai la dimensione piana in tutto ciò che fai ed emergerà la sfera. Quindi capirai che, non solo il segmento convive con il cerchio, ma anche quello sarebbe duplice e quindi illusorio, ma entrambi convivono con il volume, la profondità di campo, la visione prospettica che esiste in quanto abbiamo due occhi. È ancora il problema del solito martello!

Eppure la volta sferica del cielo è solcata dalle Pleiadi e attraversano la nostra vita costantemente come se essa fosse una gigantesca Notte di S. Lorenzo perfetta. Compaiono e scompaiono ai nostri occhi meravigliati, ma non si spengono mai: proseguono nel loro viaggiare e si trasformano come eventi nati solo perché le forme catastrofiche di Réné Thom glielo permettono.

Se sarai arrivato lì avrai capito la pluridimensionalità dell’eterno.

L’universo è tale non tanto nel suo volume – comunque per noi incommensurabile – quanto per la insistenza in esso di infinite topiche, infinite forme dimensioni storie non segmentazione né ricorsive, piuttosto spiraloidi su infiniti piani.

Capirai che non c’è la potremmo mai fare. Che non c’è niente da capire. È questo è il massimo che potrai capire.

Ora accendi la televisione. Se ti verrà da piangere o rimarrai sbigottito non ci siamo: ricomincia da capo.

Se invece ti metterai a sorridere e poi riderai a crepapelle, beh, allora va bene ma sappi che hai appena iniziato. Ma che te lo dico a fa’ : visto che è così lo sapevi già.