
Il mal d’amore
Se una certa industria alimentare ha esportato l’obesità e i modelli estetici la chirurgia, lo sviluppo delle telecomunicazioni in paesi più o meno ex-conservatori come l’Afganistan ha dato inizio ad una nuova esplorazione delle relazioni interpersonali, creando più vittime dell’influenza spagnola: i malati d’amore.
Avevo sempre pensato con sdegno ai matrimoni combinati, per il loro aspetto limitativo che privava l’essere umano della possibilità d’innamorarsi liberamente e di scegliere se, come e quando comporre una famiglia.
Non avevo considerato la possibilità che i due imparassero ad amarsi e rispettarsi lentamente nel tempo, né i vantaggi dovuti alla combinazione economico sociale, preventivamene ed oculatamente organizzata.
Ora anche a Kabul ragazzi e ragazze s’incontrano, comunicano, giocano a sedursi, s’innamorano, abbandonano e quindi soffrono, perché l’amore porta con sé anche una certa dose di tristezza.
Ma se, dopo aver assaggiato l’hamburger, tornare allo slow food può essere una scelta tutto sommato facile e con probabili miglioramenti dello stato di salute, altra storia è rinunciare agli effetti collaterali dell’innamoramento.
Una vulnerabilità biologico sentimentale a cui generazioni di esperienza non hanno finora trovato rimedio.