Il pensiero e le sue onde

Esiste un modo di vivere per ogni abitante della terra. Ognuno ha i propri riferimenti ed i suoi punti di vista ma oggi voglio spingermi lungo il solco che divide gli esseri umani in due grandi gruppi: coloro che si stupiscono della variabilità degli eventi e chi invece li collega uno ad uno in un filo d’Arianna lungo quanto la vita.

Sono nel solco e guardo un po’ da una parte e poi dall’altra, consapevole di avere frequentato, durante la mia esistenza, entrambi i gruppi senza scegliere mai in quale stare.

Quando accolgo gli imprevisti della vita con curiosità, riesco quasi sempre a trovare spiegazioni e conseguenze, belle o brutte che siano, ma non ho mai compreso il progetto superiore per soddisfare il quale l’evento fosse accaduto.

Escludendo l’idea che esista un epitaffio scritto ancor prima della mia nascita, ciò che ho notato è che l’azione produce sempre una reazione su larga scala, che il mio pensiero da solo non sposta nulla ma, se lo condivido, diventa movimento.

Qui però la storia si complica, poiché anch’io ricevo le onde dei movimenti altrui, perciò il ragionamento mi confonde e porta ad un punto e accapo.

Oggi un amico mi ha detto che è nelle situazioni stagnanti, che l’esistenza si complica: in effetti, quanta concentrazione serve per riuscire a rimanere immobili? E di quante cose ci priviamo, mentre le nostre attenzioni sono dedicate al mantenimento dello stallo?

Sono stata capace di grandi cambiamenti, ma ho anche trascorso buona parte della mia vita a cercare di mantenere situazioni insoddisfacenti. Spesso nella convinzione che fosse la strada giusta, a volte per non disturbare le persone coinvolte, ma in alcune, le più dolorose, sono rimasta per dare soddisfazione al mio ruolo di vittima.

Guardo quel solco e scelgo di muovermi, spintonare se serve. Accetto di sbagliare ma sempre lottando per dare soddisfazione, ora, ad un ruolo più soddisfacente: quello del coprotagonista.