Il terapeuta è un gambler

Uno dei metodi diagnostici più utilizzati dai medici e meno compresi dai loro pazienti consiste nel prescrivere delle cure, dei farmaci ad esempio, per comprendere presto quale possa essere il problema.

Sicuramente non si tratta di prescrizioni campate in aria, il cui scopo principale, tuttavia, consiste nell'osservare la reazione del malato alla loro assunzione. Il paziente pensa che si tratti di una cura conseguente ad una diagnosi certa, ma molte volte le cose non stanno così: l’effetto più importante del rimedio in quei casi non è la cura, quanto l’evidenza diagnostica.

Con le svariate perplessità per i messaggi veicolati dalla serie, questa pratica era molto chiaramente descritta negli episodi della serie Dr.House MD.

La possibilità di percorrere questa via non è altrettanto chiara, tuttavia, a gran parte degli psicoterapeuti: afflitti dal presupposto ermeneutico del perseguimento della verità, spesso sono alla ricerca dell’illuminazione salutista del paziente.

Dr House

Personalmente e professionalmente ritengo che la psicoterapia dovrebbe essere al di là del bene e del male, salva restando la sicurezza delle persone del contesto e del cliente stesso. Rispetto al nostro tema questo si traduce con il fatto che si deve potere trascendere i consigli riferiti ad un comportamento modello o ad un ideale di normalità per potere seguire percorsi anche diabolici.

Naturalmente, la difficoltà sta nell'individuare e calibrare correttamente la suggestione, ma poi sarà il cliente a guardare in faccia lo spettro delle possibilità e molto probabilmente il suo ecosistema interno troverà un equilibrio ulteriore a propria misura. Se invece dovesse credere di potersi concedere solo le direzioni “ammesse” rimarrà prigioniero di sovversioni inguardabili, vittima della repressione della “parlabilità” del desiderio e quindi, di fronte alla saturazione delle pulsioni, sarà più probabile che erompa un comportamento estremo e indesiderato.

Il terapeuta, più spesso di quanto non si pensi, farà bene ad essere il serpente dell’Eden, non per indurre a mangiare la mela, ma per fare comprendere che esiste la possibilità concreta di poterlo fare e che se il cliente non farà una scelta in proposito non potrà dirsi né peccatore né salvo, ma solo incompiuto.

Incontrare la propria ombra non può essere un percorso aulico e impeccabile perché si tratta di mettere le mani nel letame senza guanti né deodorante, ma solo con una corda per poterne eventualmente uscire, seppure infangati. L’arte terapeutica consiste nel ridurre lo spreco e gli eccessi e nel prospettare la possibilità di mordere quella mela occorre che scelga un possibile gioco di sponda che favorisca il recupero possibilmente prima che ci si infanghi indesideratamente. Questo sia con la rêverie immaginifica che con l’homeworking, poco importa.

Tuttavia, se questo gioco non dovesse riuscire dev’essere chiaro che sarà sempre meglio sporcarsi un po’ che arrivare alla fine dei propri giorni avendo unicamente sposato il limbo invece del proprio destino.

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