L’esistere ed il consistere.

Ne Il paradigma perduto (del 1973), Morin sosteneva che l’uomo non è composto di due parti sovrapposte, bio-naturale l’una e psico-sociale l’altra: l’uomo è invece una totalità bio-psico-emotiva. Non è una entità chiusa, né la natura è passività, materia amorfa. Un’altro limite della scienza cognitiva è quella di non aver voluto riconoscere l’esistenza dell’immaginario oltre al mondo delle convinzioni e della logica. La biologia ha ignorato a lungo che la cultura ha giocato un ruolo attivo nel complesso ereditario, dando luogo a pressioni selettive sul genotipo e intervenendo sulla determinazione del fenotipo. Quindi né antropologismo ma neppure biologismo: l’uomo, dice Morin, “è un essere culturale per natura perché è un essere naturale per cultura”.

L’esistere é tutta una questione di coscienza o consapevolezza senza la consapevolezza di esistere non sarebbe possibile. Sulla coscienza non mi soffermo perché c’è ancora molto da capire per poter dire, ma sull’esistenza si possono coniugare tante esperienze diverse e mi sento di dire che esistiamo almeno in tre mondi differenti.

Il primo mondo che si incontra pensando all’esistenza e il mondo delle convinzioni, le nostre esperienze sono alla base del mondo che ne è una loro conseguenza.

La conoscenza stessa e possibile vederla come un insieme complesso di convinzioni, frutto delle nostre esperienze e punti fermi per quanto riguarda il nostro orientarci nella vita.

L’esistenza è interamente strutturata intorno alle nostre convinzioni, che sono i punti granitici attorno ai quali costruiamo il nostro vivere. Abbiamo bisogno delle nostre convinzioni perché sono le sicurezze che ci permettono di vivere, di avere un’esistenza, di essere dunque persone.

Le convinzioni sono la nostra memoria siamo legati affettivamente a ciò che ci circonda, siamo legati con le nostre emozioni a ciò che scegliamo di portare con noi, la memoria è alla base di tutti i nostri processi cognitivi, ma partiamo da esperienze affettive, dalle emozioni, per poter arrivare in modo logico al ragionamento, affrontando le nostre esperienze in modo condivisibile con le altre persone con le quali dividiamo la nostra esistenza.

Il secondo mondo e il mondo della logica appunto, un mondo che possiamo misurare, che convenzionalmente consideriamo condiviso, un mondo che parte dalla vostra esperienza e raggiunge gli altri condividendo l’esistenza.

Questo secondo mondo e la nostra ragione, la nostra cognizione, risiede del nostro cervello, e la parola, il pensiero.

Questi primi due mondi sono essenziali per la vita sociale, per mantenere lo status Quad, per tenerci in un equilibrio costante nella nostra vita.

Il terzo mondo è un mondo particolare, il mondo più personale nel quale vivere, e il mondo della nostra immaginazione, di uno stato di coscienza alternativo al nostro stato di veglia, un mondo creativo, un mondo di fantasia ma anche di creatività, proprio nel senso di creazione di ciò che diviene poi frutto delle nostre esperienze, parte essenziale dei nostri ricordi, del nostre emozioni, della nostra esistenza.

Il terzo mondo lavora con i sensi, con tutto quello che hai a disposizione con il nostro corpo, il movimento, e l’anello sensomotorio, arricchito di quell’esperienza descrittiva, che ci è familiare ogni volta che ci capita di agire, scegliere, progettare la nostra vita.

La nostra stessa percezione é sensibile a questo approccio, noi percepiamo con i sensi, attraverso il corpo e le sue esperienze, ma contemporaneamente riconosciamo l’esperienza passata sotto forma di ricordo e conoscenza, senza emozioni non ci sarebbe memoria e dunque conoscenza.

Ma la nostra esperienza percettiva non è solo fatta dell’anello sensomotorio percepiamo, e ci muoviamo di conseguenza, ne è solo fatta di esperienze passate, memoria e conoscenza, la nostra esperienza percettiva contemporaneamente guarda avanti e risolvere in modo utile e finalizzato il nostro saggio percettivo, cercando un possibile uso, un’utilità nella percezione stessa.

Dunque percepiamo, riconosciamo, ed utilizziamo contemporaneamente la nostra esperienza percettiva.

A questi tre monti dunque si aggiunge la percezione e tutto quanto si unisce in un unico complesso sistema che comprende il corpo fisico, col nostro secondo cervello all’altezza del plesso solare, Il cuore ed il respiro come sede della seconda parte del nostro cervello dopo quell’antica rettile, quella mammifera che possiamo considerare collegata al cuore e dal respiro nella parte centrale del nostro corpo. La terza parte il cervello, la nostra testa, sede della nostra intelligenza cognitiva collegata alla vostra esperienza fisica, l’intelligenza corporea, collegata alla nostra esperienza emotiva, la nostra intelligenza emotiva.

Tutto questo si va a unire al principio per cui il nostro cervello è ulteriormente composto di due emisferi, che portano con sé esperienze e competenze diverse, un emisfero ed una parte più razionale che pone domande, quesiti, ed una seconda parte l’emisfero non dominante cosidetto, che tenta di dare risposte per tranquillizzare l’altro emisfero razionale.

Credo si possa considerare questo gioco la nostra esistenza un continuo dialogo interno dove parti diverse del nostro cervello si interrogano, trovano esposte, allineano pensieri, creando esperienze, fissando convinzioni, credo vivendo una fede continua che mettiamo in gioco in modo creativo col confronto, in un mondo che continuamente aggiorniamo con i nostri sensi.

I neuroni specchio tanto dibattuti stanno rivoluzionando il nostro modo di intendere il reale, ci fanno rendere conto di quanto siamo emotivi nel coinvolgerci in modo empatico attraverso tutte le nostre esperienze.

Ci viene incontro il costruttivismo che ci rimette al centro di questa grande esperienza che la nostra esistenza, dicendoci dev’essere gli unici veri responsabili del nostro vivere, del nostro sentire, del nostro percepire, del nostro capire.

Pensiamo che il fenomeno patologico dello sdoppiamento della personalità (schizofrenia) non fa che rivelare un fenomeno normale secondo il quale la nostra personalità si cristallizza non solo secondo i ruoli sociali che dobbiamo rappresentare (il piccolo funzionario sottomesso di fronte al capoufficio sarà un arrogante tiranno in casa propria) ma anche a seconda delle circostanze: la collera, l’amore, l’odio, la tenerezza ci fanno realmente cambiare da una personalità ad un’altra, modificando non solo le nostre voci e i nostri comportamenti ma anche la gerarchia interna paleo-meso-neo-cefalica, ricordiamo la tripartizione dell’encefalo che risale a Mac Lean del cervello tri-unico: così abbiamo, senza dubbio, personalità diverse, una predominante e le altre che emergono occasionalmente, ricordiamo Pirandello con «Uno, nessuno e centomila». Bisogna quindi tenere conto che lo sviluppo dell’immaginario, l’ipnosi e gli Stati mentali son vissuti nel mondo immaginario, e con esso la mitologia e la magia, gli errori e il disordine lungi dall’essere stati uno svantaggio per l’uomo, sono al contrario legati al suo prodigioso sviluppo. In conclusione, la scienza deve stabilire l’articolazione tra il corpo e la cognizione in una mente unica, fra entropia e antientropia (ordine e disordine), fra la complessità macrofisica e quella microfisica. Dovrà stabilire l’articolazione tra il vivente e l’umano, tra il vivere e l’esistere, dato che l’uomo è costruttivista per eccellenza.

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