Mettiamo in gioco La Relazione

una Persona e un Counselor insieme

“La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma, come la legna da ardere,
ha bisogno solo di una scintilla che la accenda” Plutarco

La mente ha bisogno di aria, di spazi, meglio del vuoto, “del vuoto tra le mani” come diceva Jung. Ci portiamo appresso tanti pensieri, siamo occupati da mille preoccupazioni, crediamo così d’essere molto occupati, sì indaffarati e spesso crediamo d’essere infelici. Lasciando andare il troppo le mani restano vuote e il senso di malessere scompare, cedendo il passo alla leggerezza.

A partire da richieste che riguardano lo star bene e il desiderio di cambiamenti cosa accade in una Relazione di Aiuto?

Si crea un ambiente, se vi piace una nicchia ecologica o anche un laboratorio (proprio dal latino laborare, lavorare) in cui ognuno si sente al suo posto, anche per esempio nell’aver scelto l’angolo dello studio che più gli piace o che in qualche modo lo conforta.

Il passo successivo? almeno per me calarmi in un mondo che non è quello dell’Altro, né il mio, non è un mondo di mezzo, tanto meno un mezzo per, è un nuovo “territorio” dove si crea La Relazione. Questa Relazione non è uno dei due, né la loro somma, neppure il loro essere vicini in una camera. Immaginatela come una zona accogliente, con un suolo soffice, un’atmosfera rarefatta dove molto può prendere corpo, trasformarsi, scomparire, passare rapidamente o divenire importante essenza. La mia mente lenta si svuota preparandosi all’ascolto; mi è di grande aiuto il mio respiro, lo rendo quieto costante, contemporaneamente mi rilasso, sento i punti di appoggio del mio corpo sulla poltrona e dei piedi a terra. Mi preparo a essere in un nuovo mondo per ora vuoto e aspetto il fluire delle parole, le pieghe di un viso che pian piano diventa familiare…

In questa zona completamente nuova, sgombra da pregiudizi, con un tempo che è dato dal battere del cuore e non da invadenti lancette si può lasciare che accada… cosa? proprio non si sa, l’importante è non esercitare spinte e neppure frenare, non aggiungere ingredienti in un piatto che non è il nostro.

La presenza cosciente è la sola che garantisce la comprensione dell’Altro e la possibilità d’essergli d’aiuto.

Seguire stralci di vita non è un qualcosa di contorto o cerebrale, non è farsi Azzecca-matasse, non è indicare a altri l’Est, neppure divenire statue marmoree che lasciano scorrere ondate di parole.

Seguire questi stralci è un essere accanto, un po’ di fronte, un po’ di fianco con un corpo che si protende il giusto verso la Persona, con una delicatezza che varia a seconda di chi è lì con noi, con una presenza dei piedi, delle mani, del respiro, delle parti del volto, di un busto che ondeggia un po’ in avanti un po’ indietro in una danza che sottolinea stati d’animo, passioni, interrogativi, timori, rabbie, desideri, aspettative… Un corpo che lasciandosi andare diviene ballerino partecipe di quello che è il racconto di vita dell’Altro. Nella narrazione ogni sentimento, ogni sensazione e ogni mutamento d’espressione e postura vibrano nello spazio della Relazione. E questa vibrazione la si sente e la si può sottolineare con cenni del capo, con l’uso di diverse vocali, con punteggiature che lasciano l’Altro libero di continuare a esprimersi. L’ascolto fa parte della fornace del “territorio” della Relazione, non dà nulla di nostro, neppure una parola, lascia che una Persona si chiarifichi a se stessa, quasi senza accorgersene. E’ un nuovo dialogo che inizia ad avere con se stessa, al di fuori delle formelle di tutti i giorni, degli schemi reiterati. In questo “territorio” altro dal Cliente e dal Counselor tutto può muoversi e aprire vie verso il fare diversamente.

Il primo fare della Persona sarà lo scoprire quanto è di peso, le inutilità. Il secondo liberarsene, per sempre. A mano a mano che le sue mani saranno sempre più vuote, avrà spazio per iniziare a stare bene.

Ph. © Alexis Perevoschikov