Mi parla col suo passo concitato
Henri Cartier-Bresson Brie, France, Juin 1968

Ecco che si avvicina con un passo che non è è il suo, concitato e un braccio levato a salutarmi, pure questo non è da lei, la più compassata tra le mie amiche. Ci si conosce sin dall’adolescenza e posso scrivere in modo del tutto non retorico “quante ne abbiamo passate assieme”, anche a distanza.Con un solo ciao comprendiamo quanto sta dietro. Le vado incontro e so che ascolterò, oggi tocca a me. E’ più giovane che mai, vorrei accelerare per scoprire.

Ci si saluta con un forte abbraccio e si inizia a camminare all’ombra di un lungo viale.

Comincia a parlare:

“mi ha salutata col mio nome, sai bene che capita di rado, quasi tutti lo abbreviano. Da mesi lo osservo e non ho capito nulla del suo mondo, se lo tiene stretto e fa bene.

Un pensiero improvviso: alzarmi quasi in punta di piedi a sfiorare le sue labbra, per far cadere una barriera. Strana per me questa idea, nata dal nulla.

E’ stato un guizzo con un senso o solo un modo per sedare la noia?”.

Ho risposto con un: chissà. Che avrei potuto aggiungere? Quella bizzarria potrebbe essere anche buon senso, ma non sono io a saperlo. Sorridendo mi sono chiesta se potrebbe saperlo il misterioso lui.

Come ogni volta che nasce un dubbio, che si affronta la stanchezza, che si è affrante, ci rifugiamo in una deliziosa piccola pasticceria e grazie ad una merenda le parole scivolano verso tutto quanto di piacevole ci viene in mente e si inizia a ridere ritrovando la spensieratezza.

Come sta proseguendo la storia? ai curiosi posso rivelare che un suo filo conduttore già ce l’ha, agli altri che conta sentirsi veri e vivi, provare e condividere, i finali sono quelli di libri e film.

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