Per una Medicina Tradizionale Sostenibile

Quant’era più alternativo il “vecchio” medico condotto!


C’era una volta, mica secoli fa, il medico condotto — e sono sicuro ci sia ancora, anche se con ogni probabilità non avrà la stessa cultura di quelli dei nostri nonni. A quei tempi, per quanto di terapie ce ne siano state sempre di molti tipi, non esisteva l’etichetta delle “Medicine Alternative”, anche perché la “Comunità Scientifica” ufficiale, quella “per necessità” legata agli interessi dei sovvenzionatori, non era così invadente e il più delle volte non si spingeva fino nelle campagne.

Nessuno era più “alternativo” di molti medici condotti, che curavano prima con il buon senso e solo quando era indispensabile con i medicinali.

Sul mulo il dottor Giovanni Previtali, medico condotto di Locatello, Corna e Fuipiano (BG), 1905

Mia nonna ricordava ancora l’epidemia della “Spagnola”, un’influenza che mieté più vittime della Grande Peste e della Grande Guerra, nonostante sia meno ricordata di entrambe, e di come — lei, infermiera — salvò la sorella applicando per tutta la notte i senapismi prescritti dal medico dell’epoca, insensibile sia alle implorazioni della “vittima” che soffriva enormi dolori, che a quelle dei familiari i quali, dietro la porta chiusa a chiave, la accusavano di essere un demonio.

Solo molto dopo la fine della seconda guerra mondiale l’industria farmaceutica e quella degli strumenti medico-chirurgici in genere si sviluppò al punto che i prodotti chimici di sintesi sopravanzarono quelli tradizionali, dando per conseguenza origine alle pratiche alternative, distinte dalle altre soprattutto in quanto spesso utilizzavano metodi tradizionali, ovvero molti di quelli tipici della medicina che precedette la grande industria chimico-farmaceutica.

L’esperienza di un medico è decisamente variegata!

Oggi, quello delle “Medicine Alternative” è diventato un settore di grandi dimensioni e quindi di grandi confusioni. Soprattutto si è diffuso un atteggiamento di “medicina-contro”, tanto da un lato che dall’altro, che ritengo non faccia bene a nessuno, ma di certo non ne fa a chi ne ha bisogno, cioè i malati.

Parlare di “Medicina Tradizionale Sostenibile” (MTS) non vuol dire aggiungere un’altra medicina alternativa o il marchio di una nuova forma consumistica dell’ampio ventaglio del mercato del benessere, quanto piuttosto dimostrare che il buon medico può usare medicinali e soprattutto atteggiamenti diagnostici e terapeutici che sono sempre appartenuti alla tradizione medica “ufficiale” e che questa non deve necessariamente stare, né dalla parte della comunità scientifica sovvenzionata, né di quella alternativa sovvenzionata anch’essa.

Piazza Brembana. Domenico Mocchi, medico condotto, si reca dai pazienti in slitta trainata da cavallo — (BG) 1926

La scuola del pregiudizio antagonista porta a pensare che un medico “ufficiale” debba necessariamente usare prodotti tossici o criteri diagnostico-terapeutici meccanicistici, quando invece esistono molti professionisti che non fanno nulla di tutto ciò senza per questo essere obbligati ad abbracciare una disciplina antagonista. Non solo, è la farmacopea stessa a proporre rimedi diversi da quelli di sintesi industriale che hanno un valore originario non inferiore a tanti altri rimedi apparentemente naturali.

Recuperare la qualità di questo atteggiamento professionale ci spingerà a sviluppare una coscienza medica soprattutto nei giovani professionisti in grado di spingerli ad un lavoro serio e ben fatto senza contrapporsi a nessun approccio e neppure uscire del tutto dai protocolli accettabili dalla “comunità scientifica” tradizionale.

Sopra: Medico condotto Dr.Armandi sulla moto Ferrera — anno 1912 — Sotto: “Una delle prime moto a girare in Valle è del medico condotto dr. Toigo, abitante ad Arten, Anni cinquanta.”
I primi a viaggiare a cavalcioni delle moto furono proprio i medici condotti, pionieri dell’innovazione tecnologica dell’epoca

Tanto da una parte che dall’altra oggi prevale un atteggiamento consumistico analogo a quello che incontriamo nelle tecnologie. Come non c’è bisogno dell’ultimo smartphone in commercio, il più costoso, per telefonare una volta al giorno a mamma, nonna e fidanzato, in quanto spesso quello più semplice fa il suo lavoro meglio, nello stesso modo non è il nuovo a dare garanzie di vantaggi, perché quanto esiste di consolidato rappresenta in genere lo zoccolo duro su cui si impernia almeno il 60-70% delle cure e il fatto che questo abbia dei limiti fa parte della natura e in genere i limiti maggiori li si incontra nei prodotti pubblicizzati come nuovi e che, proprio per questo, non hanno esperienze di applicazione decennali o centenarie.

Riccardo Pampuri, al secolo Erminio Filippo, Santo medico condotto di Morimondo, un paese non lontano da Trivolzio in cui la popolazione era sparsa in vari cascinali di campagna

Ricostruire, recuperare, riproporre una medicina tradizionale dal valore sostenibile, sia economicamente che deontologicamente, che economicamente, che culturalmente è una missione che reputo di importanza esiziale per la salute e per le professioni, anche se insegnarla può rappresentare impegno e una fatica molto più improba di stare da una parte o dall’altra di una barricata pateticamente demagogica.

Questo non significa che sia un impegno da trascurare. Forse proprio quello di sviluppare una cultura medica sostenibile fondata sulla cultura della tradizione “ufficiale” eterodossa sarebbe l’ECM di cui la maggior parte dei medici di oggi avrebbero maggiore bisogno.

Pensiamoci bene!

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