PERCHÈ LA LEADERSHIP HA A CHE FARE CON IL COUNSELING E L’IPNOSI

La conoscenza è come la nottola di Minerva: arriva a cose fatte quando la realtà è già passata”.

Individuare un modello che ha avuto successo può fornirci informazioni e ispirarci suggerimenti, ma l’inarrestabile ritmo con il quale le situazioni cambiano e l’imprevedibilità dei contesti, rende inesorabilmente inadeguato qualsiasi esempio che si volesse replicare.

Racconta Sergio Marchionne di come, agli inizi della carriera lavorativa, si sforzasse di replicare in tutto e per tutto il suo capo, definito uomo duro e senza cuore, unicamente concentrato sull’esecuzione perfetta e veloce.

Quando Marchionne espresse all’ufficio risorse umane la volontà di diventare direttore finanziario, gli fu risposto che mai e poi mai sarebbe successo, poiché in lui erano assenti le qualità umane necessarie a rapportarsi con le persone.

Quel colloquio lo indusse a mettere in discussione ciò che aveva fatto fino a quel momento, a domandarsi chi volesse diventare, quale fosse la sua vera natura: sentì il bisogno di cambiare.

Comprese che comandare e controllare funzionano nel breve periodo perché suscitano timore, ma che le collaborazioni a lungo termine richiedono presupposti diversi.

Se i dati dicono che il 35% dei lavoratori rinuncerebbe ad un cospicuo aumento di stipendio pur di vedere licenziato il suo diretto superiore, significa che la leadership non è questione di metodo o misure ma una vocazione nobile, qualcosa che arricchisce la vita delle persone.

Le organizzazioni aziendali moderne sono strutturate affinché possano essere esercitate attività di controllo a conferma che tutto proceda come pianificato. Ciò che i reports esprimono sono misurazioni degli errori, delle carenze rispetto agli obiettivi, sono sistemi di feedback negativi e forse è questo il motivo per cui un dirigente su due viene considerato incapace.

Le aziende sono costantemente sollecitate da un mercato economico che ha come unico scopo la provocazione dell’imprevisto, al quale occorre sapere reagire tenendo presente che i mercati sono come l’intelligenza artificiale: perseguono lo scopo per cui sono stati programmati ma lo fanno sprovvisti di coscienza.

Occorre dunque distinguere gli ambiti che possono svilupparsi in modo meccanico da quelli che richiedono senso dell’impegno e responsabilità.

Il leader deve saper chiedere, ascoltare e comprendere, avere un minimo di competenza tecnica e un’apertura mentale assoluta poiché, dopo avere ascoltato e condiviso, dovrà decidere da solo.

La coscienza potrà rendergli difficile il compito, ma sarà proprio la sua ingombrante presenza a proclamare la leadership.

Ciò che è stato studiato del comportamento umano a favore del marketing può essere utilizzato per facilitare anche decisioni importanti.

Si tratta di imparare a collaborare con la propria conoscenza, di saper dirigere l’attenzione (la trance ipnotica è questo) verso le informazioni utili allo scopo e contemporaneamente ignorare quelle inadatte, di riuscire a riconoscere ed esprimere i valori che motivano, e perciò rendono giuste, le nostre scelte.

Poiché sono le cose che facciamo ed il modo in cui le facciamo che parlano di noi, della nostra visione del mondo, del tipo di persona che vogliamo essere, e solamente ciò che facciamo e ciò che costruiamo ci rendono ciò che siamo.