Piccolo, al mare aspettavi sugli scogli l’onda dei tuffi
Edward Hopper, Little Boy Looking at the Sea, disegno sul retro della pagella dell’artista, 23 ottobre 1891

“Era spensierato nel suo mondo di bambino. Si divertiva e le prime regole gli erano estranee, non le capiva, che senso aveva la puntualità a tavola se sperso nei giochi?

Arrivarono le pagelle, e fu posto dietro, non per i voti, ma perché alto com’era il banco gli stava stretto. Desiderava solo spazio e in ogni spazio sapeva cosa fare. Osservarlo con la sua energia e la sua concentrazione rendeva paghi.

Chi poteva regalargli libertà, non il significato su un dizionario, né quella conquistata da chissà quale popolo. Chiuso in una torre con giardino desiderava i soprannomi degli amici che lo conoscevano coi suoi scivoloni, con gli interrogativi, con i pensieri, soprattutto voleva essere come sapeva di poter essere.

Venne un giorno in cui scoprì uno scalpello, iniziò ad usarlo colpo dopo colpo contro quelle pareti che lo tenevano fermo. Crepa dopo crepa la torre si sgretolò cadendo a terra e vide… il mondo! Dimentico di tutte le macerie prese i suoi desideri, i suoi dubbi, la nuova realtà e se ne partì.”

“Non sei libero se non sei te stesso”. Bella frase, fa figura se usata come titolo di un libro. Ma cosa prova un uomo libero nel proprio cuore, lui stesso riesce a dircelo?

Nel linguaggio ci sono parole che si vivono, non si raccontano. Le si leggono negli sguardi e nei gesti.

Con uno scalpello, andando oltre, si scoprono punti di vista, riferimenti, frasi ferme e dolci, amore, che accompagnano ed aprono alla libertà.

Avventure con in primo piano gesta da eroi, battaglie, schermaglie, feste, buffoni di corte, menestrelli, persino fate, infinite radure, luci su interni del quotidiano diventano grevi storie se sullo sfondo balzano scenari dai tristi colori, stretti da lugubri voci.

Scenari così sono stati per molti. Non è un mal comune mezzo gaudio. Piuttosto sono storie che narrano come è possibile far scivolare nei ricordi e nel dimenticatoio fardelli inutili, lasciando che le vita scorra di fronte e tra nuovi paesaggi ariosi. Siamo pur sempre una casa che va riordinata perché abbia un bell’aspetto e per respirare bene in ogni angolo. Prendiamo coscienza degli schemi non nostri, dei modi di porci che neppure sopportiamo, scopriamo la nostra realtà, le nostre possibilità, anche i confini, i limiti.

La coscienza lentamente nasce… accudita.

Nel centro di un deserto gocce di rugiada nei giorni scendono a nutrire fiori che sbocciano di incredibile bellezza.

Cari bambini, ormai donne e uomini, che guardavate il mare e le montagne ammirati, anche se in voi c’era malinconia c’era desiderio di carezze e sorrisi, di orizzonti in cui correre sappiate che il desiderio è colmato da gocce di rugiada, dal luccichio della brina e da quel cielo che sempre potrete ammirare coi vostri grandi occhi pieni di stupore.