Polarizzazione della conoscenza e realtà

Che l’uomo sia la misura di tutte le cose è un’antica considerazione filosofica, per un lungo periodo rimasta latente.

C’era bisogno di costruire società e credere nelle Nazioni ed era più utile allo scopo sostenere idee che portassero ad un’unione di intenti anziché all’individualismo.

Gli Stati avevano bisogno di uomini numerosi e forti che fossero in grado di combattere, per questo intere popolazioni hanno beneficiato di cure mediche ed istruzione: campagne di vaccinazione, l’uso di antibiotici, l’adozione di norme igieniche accurate hanno abbattuto drasticamente il tasso di mortalità infantile, concesso ai nascituri di raggiungere l’età adulta ed essere in salute.

Ora i bisogni sono cambiati per tutti: le Nazioni faticano a mantenere ideali condivisi, i cittadini intravedono complotti ovunque e non si fidano, le importanti future scoperte della medicina non saranno più al servizio di tutti ma a disposizione di chi se le potrà permettere.

La nuova frontiera scientifica punta infatti alla sconfitta della morte e alla promessa di una vita eternamente giovane, di cui soltanto pochi eletti potranno godere.

In questo scenario l’uomo comune ha trovato tempo e spazio per pensare a sé, alla propria felicità, al senso della vita ed ha favorito il proliferare di teorie e pratiche che potessero soddisfare il suo bisogno di evolvere e crescere.

È in questo contesto che l’importanza del pensiero personale è diventata preponderante: per essere felice devo scoprire ed ascoltare me stesso e devo farlo perché la sola realtà a cui posso fare riferimento è quella costruita dalla mia mente, la quale mette insieme sensazioni, emozioni e pensieri.

Su questo concetto costruttivista, espresso in molte altre forme e teorie, si è sviluppata la tecnologia che ci mette a disposizione molti servizi, tra i quali l’informazione e dunque la conoscenza.

Con l’intento di facilitare a noi le scelte e le vendite al mercato, la tecnologia sta personalizzando la nostra conoscenza, attraverso il modellamento delle informazioni che riceviamo.

Tutto si svolge in base ad algoritmi, ovvero istruzioni suggerite dalle nostre abitudini e comportamenti.

La tecnologia traccia le nostre ricerche, i contatti, ne deduce interessi e tendenze, allontana ciò che ci infastidisce o semplicemente si dissocia dalla nostra linea di pensiero.

Siamo così arrivati alla polarizzazione della conoscenza: una bolla di informazioni tutte simili a se stesse, prive di contraddittorio e di sorpresa.

Il rischio è che ognuno viva all’interno della propria bolla e non abbia la possibilità di conoscere altre bolle, che sono il mondo degli altri.

Siamo dunque arrivati al punto in cui, più che annunciare il costruttivismo, è opportuno dichiarare che la realtà non è unicamente nella nostra testa e che la verità esiste.

La realtà vera è quella oggettiva, è il punto di condivisione con l’altro, è ammettere che esiste un mondo al di fuori di noi e che ignorarlo può farci male.

Come fare quindi per tornare ad impossessarci della verità?

Approfondire la conoscenza dei fatti domandandoci il come e il perché; indagare, assecondare l’intuizione creativa, lasciare spazio all’immaginazione, sperimentare; parlare e confrontarsi; osare sapere, osare capire, rischiare di scoprire l’inaspettato ed anche l’indesiderato.

Occorre avere un minimo di umiltà che apra la nostra visione del mondo, che ci spinga al miglioramento, al cambiamento, riconoscendo che, per quanto protagonisti o vittime di una realtà personale, siamo responsabili anche di una realtà comune.