Quanto la nostalgia della propria storia incide sul cambiamento della nostra storia futura.

Lavorare sul sé autobiografico con l’ipnosi, il romanzo della nostra vita attraverso l’esperienza ipnotica.

Milton Erickson

“Dentro di noi possediamo tutte le risorse necessarie per far fronte alle nostre sfide evolutive.“

Milton Erickson

In base a chi definiamo di essere, a come ci raccontiamo, in quale contesto ci mettiamo, al tempo storico e personale in cui viviamo, alle motivazioni che ci diamo viviamo, esistiamo, ci consideriamo, noi viviamo.

“L’istinto è qualcosa che trascende la conoscenza. Abbiamo, indubbiamente, certe fibre più fini che ci permettono di percepire la verità quando la deduzione logica o qualsiasi altro sforzo intenzionale del cervello, risulta futile.“

Nikola Tesla

Nokola Tesla

Un chi, come, dove, quando, perché che riguarda la vita, quella intima, quella personale, quella sociale e quella pubblica. Indaghiamo la nostra identità attraverso una ricerca causale, creando implicazioni alle quali rispondiamo obbedienti, ci spostiamo nel tempo e nello spazio, attraverso la storia che ci raccontiamo, viviamo le nostre emozioni attraverso sensazioni che percepiamo maggiori o minori.

Attraverso una continua dissociazione tra osservatore e osservato, tra soggetto ed oggetto, decliniamo i nostri stati mentali attraverso sensazioni che divengono emozioni, fissiamo a memoria ogni singola esperienza importante, sviluppiamo così una conoscenza, quella consapevolezza di noi stessi che ci guida.

”La più grande illusione è credere di conoscere il presente perché ci siamo … Il futuro sarebbe molto semplice da predire se l’evoluzione dipendesse da un fattore predominante e da una causalità lineare … ogni conoscenza porta con se il rischio dell’errore e dell’illusione .”

Edgar Morin

Edgar Morin

Cosa succede nella nostra storia che non succede nella nostra vita?

Come possiamo pensare al nostro romanzo per vivere bene la nostra storia?

Dove troviamo i confini nel vivere tra il sentire, il percepire, il credere, lo sperare nella nostra storia?

E se cambiando il nostro romanzo potessimo cambiare il nostro presente e il nostro futuro?

La storia fa male e continuare a raccobtarsela o a vivere lo stesso copione, o canovaccio come si dice nella commedia dell’arte, fa ancora peggio. Ecco il valore taumaturgico dell’ipnosi… scrivere e vivere una storia diversa.

È possibile entrare nel mondo organizzato del nostro inconscio attraverso storie differenti, le storie vivono la loro essenza nella dimensione del tempo, nelle sensazioni che aumentano o diminuiscono, reggono la nostra comprensione attraverso le regole della causa/effetto, sono continuamente alternate nella loro forma a seconda del processo di concentrazione, chi osserva chi e cosa, la punteggiatura dell’evento, osservatore osservato. Importante a riguardo e l’esperienza ipnotica, la cui portata coinvolge due protagonisti colui che sviluppa l’induzione, e colui che riceve l’induzione stessa, affinché si possa generare uno stato ipnotico è necessario che entrambi vivano uno stato mentale, un momento in cui vengono usate delle memorie da parte di chi guida, è momenti in cui viene generato un’apprendimento in chi segue, ed i ruoli sono continuamente scambiati.

È proprio lavorando sugli stati mentali, quelli che ci raccontiamo, quelli che viviamo, quelli che percepiamo, che possiamo trasformare la nostra vita, i nostri sogni, i nostri desideri in qualcosa di vero ed autentico a cui potersi aggrappare per dare un senso compiuto alla nostra vita.

Ciò che percepiamo e ciò che sogniamo sono semplici momenti legati a stati mentali differenti, la distinzione tra storie di fantasia e storia di realtà la facciamo noi, noi possiamo vivere solo la differenza che crea differenza.

E quando apparteniamo alla storia di qualcun altro, siamo tutti parte di una storia più grande di noi a cominciare da quando nasciamo e qualcuno ci ha messo nella sua storia.

“Ho comunque già rilevato altrove che se un uomo ha ricevuto tutto l’affetto della madre, conserva per tutta la vita una sensazione di trionfo, una fiducia nel successo che non di rado gli procura effettivamente successo. Ed è possibile che Goethe abbia dato questo titolo alla sua autobiografia: «La mia forza ha le sue radici nel mio rapporto con mia madre.”

Sigmund Freud

Sigmund Freud

Con l’esperienza ipnotica usiamo il nostro stato mentale modificandolo nel tempo, l’esperienza dell’ipnosi regressiva o progressiva mette in luce questo spostamento nel tempo, modifichiamo il nostro equilibrio interiore attraverso l’ipnosi meditativa, controllo del respiro, del battito cardiaco, gestione dell’esperienza fisica, tensioni, rilassamenti, ripetizioni verbali come giaculatorie, mantra.

“Un uomo voleva sapere cosíé la mente, ma non nella natura, quanto nel suo personale, grosso computer.

Così gli chiese (nel suo miglior linguaggio di programmazione, naturalmente):

«Tu calcoli che sarai mai come un essere umano?». La macchina si mise subito lavoro, analizzando la propria struttura intrinseca. Alla fine, come é costume di queste macchine, stampò la risposta su una striscia di carta.

L’uomo si precipitò a prenderla e trovò, nero su bianco, le parole:

QUESTO MI RICORDA UNA STORIA.”

Gregory Bateson.

Ci sono esperienze differenti che contribuiscono a darci consapevolezza del nostro stato di coscienza, o stato mentale. Il nostro movimento e le percezioni connesse costituiscono il nostro sé corporeo, il coinvolgimento della nostra memoria procedurale e quella a lungo termine ci struttura il piano emotivo, e la coscienza si completa con una storia, che diviene il nostro sé biografico.

La nostra conoscenza parte dalla consapevolezza di noi stessi, attraverso la continuità cognitiva noi diamo un senso compiuto al nostro vivere, il nostro sé, partendo da basi corporee intrecciando legami mnemonici con nostro passato, si spinge nel futuro per mezzo della storia che ci raccontiamo.

In quanto esseri umani abbiamo una radicata tendenza e bisogno a interagire con gli altri e questo ci aiuta a scoprire chi siamo. Per poter interagire adeguatamente con gli altri è prima necessario aver ben fissato i confini della nostra identità.

L’importanza dell’interazione sociale nella costruzione e nel mantenimento del Sé è sottolineata da Antonio Damasio, che ha coniato l’espressione The social me (Il me sociale). Una funzione primaria dell’autoidentità è costruire relazioni, le caratteristiche del Sé quindi dipendono in gran parte dall’ambiente in cui si vive. Esistono differenze marcate nelle identità che si sviluppano in contesti culturali differenti, gli orientali tendono, ad esempio, a focalizzare le loro memorie personali su fatti storici, di rilevanza sociale, mentre gli occidentali danno maggior peso ad eventi personali, come la realizzazione personale, attraverso il raggiungimento di specifici obiettivi, mete, target.

In diverse culture si formino sé diversi, ciascuno con un suo bagaglio di memorie autobiografiche che contribuiscono a tenere insieme l’identità personale.

Secondo un gruppo di ricercatori statunitensi il sentimento della nostalgia avrebbe come scopo il mantenere una condizione psicologica di continuità del Sé, una continuità psichica emotiva verso le proprie storie.

Chi vive il proprio passato attraverso il ricordo nostalgico, sta dando valore alle proprie identità passata ed anche alle persone frequentate in passato, ai luoghi e agli eventi della sua vita trascorsa. Quest’operazione è al servizio dell’unita del proprio sé, ed assieme al bisogno di coerenza va a costituire la nostra identità.

La nostalgia viene messa al servizio di un incremento della continuità del Sé personale attraverso le nostalgia la persona va avanti e indietro tra i suoi ricordi, i sé individuali e collettivi, nell’intento di esplorare e comprendere in maniera significativa non solo mettendo in rilievo le vite degli altri, ma sopratutto il posto tenuto dagli altri nella nostra vita.

Questa è un processo psicologicamente decisivo, che contribuisce a tenere insieme le nostre identità che abbiamo sviluppato nel corso della nostra vita e servono così a proteggere il nostro equilibrio psichico.

Quando il nostro sé diventa troppo frammentato, sia quello conscio che quello inconscio, possono insorgere problemi di depersonalizzazione, come ansia, depressione e difficoltà di integrazione sociale.

Camminando nella nostra storia affrontiamo i cambiamenti, alle volte li subiamo, altre volte li cavalchiamo, l’umano atteggiamento adattivo ci fa metter da parte il nostro passato solo generando un continuo presente operativo che ci tiene coinvolti in ciò che diveniamo nel fare.

Per approfondimenti seguire i link dal sito http://www.ipnoanalisi.it

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