Ruoli da vecchi — terza parte: imparare (revisited)

Le prime lezioni per il nuovo corso della vita

Rockstar modelli di vita? (Aerosmith)

Spesso gli anni fra i 40 e i 50 ci hanno convinto di aver capito tutto della vita e che niente ormai potrebbe più sorprenderci. Nulla di più sbagliato! Fino ad allora abbiamo appreso solamente stereotipi e convinzioni influenzate dagli anni in cui abbiamo vissuto e di anni del tutto giusti non ce ne sono mai stati. Nello stesso modo neanche quelli che stiamo vivendo, che ci piacciano o no, sono anni del tutto sbagliati.

Quello che fa la vera differenza è l’accresciuta incapacità di avere uno sguardo incantato e “nudo”; la perdita di capacità di stupirsi caratteristica prodigiosa della mente infantile.

Paradossalmente, proprio nell'ultima fase dell’esistenza questa capacità ha più possibilità di venire recuperata proprio grazie allo scarto ancor più netto fra i propri riferimenti cognitivi e le esperienze che ci offre l’attualità. Un’opportunità che purtroppo la stragrande maggioranza delle persone si lascia sfuggire in questo modo perdendo ogni approdo con l’oggi e finendo per lasciarsi andare ad uno stato di presenza sempre più crepuscolare. Con questo non voglio affatto dire che ci si affaccia ai lidi della spiritualità, ma piuttosto che si tende a conservare un realismo sempre più obsoleto.

La realtà non è quella Verità che ha un valore universale extra-temporale: la realtà è strettamente connessa al presente al di là del quale è altro — interpretazione, storia, ermeneutica, simulazione… carta igienica per accademici e panchine di osteria.

“La realtà è un uccello che non ha memoria, devi immaginare da che parte va” (Gaber, Luporini)

Qualcuno pensa che sia la politica, la cronaca o l’economia a tenere vivo l’interesse del post-giovane. Personalmente credo che quest’idea sia molto lontana da quanto si constata. Probabilmente terranno ancora gli interessi sportivi, per chi ne ha sempre avuti. Le tecnologie sono invece un argomento a parte: richiedono una certa pazienza per chi non ne ha fatto un particolare utilizzo. Anche qui occorre distinguere. Le tecnologie connesse con la meccanica, dall’automobile alla motocicletta fino alle biciclette, da un lato, oppure l’informatica, l’elettronica, televisioni e stereo, dall’altro, possono essere ulteriori naturali evoluzioni degli anni vissuti. Diversamente, il territorio ultimamente connotato con il termine “digital”, ovvero la mutua contaminazione fra gli strumenti di accesso ad Internet e la vita quotidiana (dalla geolocalizzazione alla scelta dei locali, dagli esami clinici ai social…), questo offre davvero un ribaltamento copernicano dei riferimenti con cui chi “ha già visto di tutto” è refrattario a misurarsi. Eppure, da quello che mi vien fatto di osservare, sono proprio questi “antiquari” coloro che, una volta superate le prime impasse trovano tutto sommato semplice e spontaneo avere a che fare con questi giocattoli, si divertono e si fanno affascinare di più dalle possibilità offerte e che meglio vi partecipano. Quindi, proprio partecipare ai social e ad altre risorse digital costituisce una delle migliori risorse per re-imparare a stupirsi e a non dare tutto per scontato, a meravigliarsi e recuperare il senso dei tempi.

“…per rimanere vigili e presenti bisognerebbe smettere di ascoltare il solito rock del periodo d’oro”

Un altro modo per imparare dall’oggi consiste nello studiare, ma questa fatica non è da tutti. Al contrario proprio l’arte potrà essere il viatico migliore per cogliere la sensibilità contemporanea. Ognuno di noi ha determinate preferenze per i media artistici. Alcuni possono apprezzarle tutte egualmente, ma è molto più frequente che taluni privilegino le arti musicali, altri quelle figurative, altri quelle tattili o del gesto, altri ancora quelle della parola e così via. L’arte ha il potere di metterci in contatto con le sensazioni e le emozioni delle persone che vivono oggi. Purtroppo troppe persone rimangono attaccate alle emozioni artistiche del passato; addirittura di quello che non hanno neppure vissuto. Al contrario, per rimanere vigili e presenti bisognerebbe smettere di ascoltare il solito rock del periodo d’oro, affermando che dagli Iron Butterfly, i King Crimson o gli Who, o da “Bird”, Coltrane o Davies non esiste più vera musica. Occorre sapere cogliere le sfumature delle sonorità attuali e sentirle; apprezzare le differenze nella produzione quando eravamo abituati a cogliere solo la struttura del motivo o le performance degli strumenti. Queste variabili non sono così importanti. Poche cose come la musica, i quadri, le fotografie… hanno il potere di farci sentire “dentro” gli anni in cui sono state composte. Quindi, invece di rifugiarci nei nostri anni dovremmo coltivare l’elasticità d’animo di sentire quelli dei nostri giorni, che non va dimenticato sono sempre quelli di oggi e non di quando eravamo morule.

In questo modo capiremo che da vecchi non abbiamo solo il compito di spargere l’eredità della nostra grande esperienza e che l’alternativa non consiste solo nel sentirsi superati o rifiutati. L’alternativa è recuperare quello stupore e quell’apprendimento che gli anni di misero successo lavorativo ci hanno fatto dimenticare con la stupida presunzione di non averne più bisogno. Gli apprendimenti che arrivano in terza età sono molto pregiati. Non sono come quelli dei vent’anni: hanno la capacità di andare direttamente al dunque, perché non è più necessario essere promossi o dover dimostrare qualcosa a qualcuno. Li conserviamo dentro come gli ultimi geni da trasferire nel nostro patrimonio spirituale, quelli che ne possono riassumere in se molti altri, proprio come quel fenomeno che ci porta a dimenticare con maggiore facilità nomi e dettagli per ricordare con maggiore intensità il significato e il valore attraverso le sensazioni, le emozioni e i sentimenti.

Ultimamente mi è capitato di incontrare non pochi giovani che rifiutano i modelli di oggi tout-court idealizzando pezzi di storia che non hanno vissuto come se fossero gloriosi. Chi invece c’è passato come il sottoscritto sa che tutto potevano essere fuorché particolarmente ideali. Il rock spesso era una forma di borghesia degli eccessi e di mercato che viveva di groupies e eroina; il sessantotto un fenomeno per lo più parigini se si fa eccezione per il “Fragole e Sangue” della contestazione pacifista statunitense; i Doors erano tutt’altro che contestatori e i Rolling Stones erano una macchina per soldi molto più dei Beatles (che sperimentavano tra l’altro molto di più), e così via. Insomma, la storia del passato è fatta di miti fasulli e quella del presente di occasioni che stiamo perdendo sognando il passato. Ai giovani è quasi impossibile a dirsi perché in troppi ci stanno marciando su, molti dei quali erano quelli che quasi trent’anni fa ispiravano Moretti a rispondere loro “io gridavo cose giuste e ora sono uno splendido quarantenne”.

Se però, amici miei sempre splendidi ex-quarantenni, come molti non avete questo spazio di collaborazione, sia perché rifiutate il ruolo del “senatore” e preferite sentirvi sempre sulla cresta dell’onda, sia perché vi si vuole solo togliere dai piedi per non avere specchi fra i piedi, non disperatevi troppo e ricordate che a qualsiasi età l’ultima delle espressioni di verità non è la rabbia, ma quel sorriso gentilmente ironico che viene dalla consapevolezza che nessuno di noi, vecchio o giovane che sia, conosce davvero le regole del gioco, ma tutt’al più solo che tutte queste cose serie, anche se tragiche in fondo non sono che un gioco: geniale o patetico, solo un gioco.

«La situazione politica in Italia è grave ma non è seria» Ennio Flaiano, “Taccuino 1954”
Like what you read? Give Ennio Martignago a round of applause.

From a quick cheer to a standing ovation, clap to show how much you enjoyed this story.