Velocipedi inconsapevoli dell’attimo

“Desidero che si avveri.”

Quanto tempo della mia vita ho sprecato con questo stato d’animo, dando per certo che i miei pensieri andassero nella direzione giusta.

Lo scontato pretendere si è trasformato, attraverso errori e prese di coscienza.

Diciamocelo, sbattere la testa fa male, ma se si resta attenti ai segnali dentro ed intorno nasce del nuovo. La partenza è perdonarsi, verbo quantomai forte, intimo ed intenso. Gli errori sono spesso invisibili pesi, celati anche nel profondo del cuore. E’ la vita che consente di trovarli e pacificarli. La razionalità svia. Essere attenti e presenti è altro.

Il pretendere non prospetta giorni facili, ma illusioni più o meno edonistiche, vittorie egocentrate, senso di insoddisfazione, capogiri di onnipotenza e chissà quanta solitudine mascherata da falsi sorrisi e fraintendimenti di obiettivi.

I “voglio” imperativi tradiscono, sono falsi e fuorvianti. Sono il contrario di un mi do da fare tenace e leggero.

Vogliamo quanto crediamo giusto, frastornati come siamo da quanto supponiamo essere indispensabile ed imprescindibile.

I sogni la notte spesso indicano, quelli del giorno balzano dove non saremo mai, dove non serve si arrivi, portandoci entro confini ristretti, che non sono i nostri.

Consideriamo la pazienza?

Siamo velocipedi inconsapevoli dell’attimo. Fermiamoci, diamoci il tempo, si svilupperà un’ottica ben diversa.

L’ “Agisco al meglio” senza forzare eventi o persone ci fa traghettare in acque fresche, sfiorati da brezze di coraggio con quella tenera gioia della vita libera, aperta al possibile che ci viene offerto.

Quindi via le bende, lasciamoci andare al sentire profondo, godendone appieno.

Il sole ci illumina e scalda ogni giorno, non c’è bisogno di desiderarlo. Lasciatevi andare alla ricerca di quanto è con voi in voi, questa è la via. La mia più o meno ve la posso descrivere proprio così :-)