Zona R E C U P E R O,

recupero delle positività

Quando in casa facciamo pulizia, per prima cosa scegliamo cosa è inutile e quindi lo mettiamo in un sacco della spazzatura; magari, se siamo degli affezionati agli oggetti, ci pensiamo un po’, ma lo facciamo.

Ci sono momenti del nostro passato che evochiamo spesso, più ne parliamo più divengono magici. Sogniamo che quello che fu sia molto speciale, irripetibile e gioioso. Gli attori di queste imprese sono spesso giovani, degli entusiasti, gli sfondi preferiti viaggi con un tocco d’avventura.

Ricordarci, ricordare o raccontare spezzoni del tempo che fu può essere piacevole, proprio come quando si parla dell’ultima partita di tennis, di un libro interessante o di una serata al cinema… Talora si tende a pensare che il fu era il positivo, il tempo in cui ogni cosa andava meglio, quello “quando andavo a ballare, sì che” o “quando i bambini erano piccoli: tutto era più facile”. Spolverare la giovinezza coi colori della perfezione porta a credere in ciò che non c’è proprio più.

Ci sono fasi della nostra vita che sono state vive, ricche di entusiasmi, di idee e ci inducono a essere propositivi, fermenti di iniziative nell’ora. Ri-prendere le nostre capacità e risorse, confrontarle nitidi con quelle dell’oggi questo è creativo, porta alla positività, al desiderio di realizzare del buono e del bello, dell’innovativo e dell’utile.

In quel che fu c’è del prezioso, ci sono parti che ci appartengono, sono il nostro io, sono le nostre profonde radici.

Ma dal fu all’ora ecco: fatti, legami, sentimenti, convinzioni, sensazioni, vissuti dai quali è bene separarci.

Si riconoscono perché accendono in noi paura, rabbia, sfiducia, ci bloccano impedendoci di essere noi stessi e di amarci per ciò che siamo. Diminuiscono la spontaneità e la voglia di crescere, attenuano il desiderio di confrontarci con gli altri col piacere di conoscerli. Insieme costituiscono un peso che genera un senso di fatica fisico-mentale, una imbarazzante confusione nel momento in cui si compiono scelte importanti.

Accade che operiamo in noi una sorta di delicata raccolta differenziata, provando un senso di forzato distacco e intenso dolore quando lanciamo un qualcosa nello “indifferenziato”.

Per fare pulizia cerchiamo gli occhiali dell’obiettività e due ceste e con un tocco di intuito decidiamo: getto, tengo, getto, tengo e così via. All’inizio ci vuole un po’ di coraggio, una salda fiducia in sé, anche buona volontà. Una volta partiti si sentono i respiri farsi più profondi, anche grati.

Al termine che sorpresa vedere quello che è il nostro “prezioso cesto”! Ogni dote spicca per le sue peculiarità e consente di compiere azioni tutte sue. La collaborazione e la sinergia tra queste positività consente cambiamenti.

Ogni tanto si riprenderanno “in mano” i due cesti…

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.