Auto-sfidarsi ad un mini-duello

La poesia di Hera Lindsay Bird

Pierre Sala, Petit Livre d’Amour (Francia, Parigi e Lione), c. 1500, Stowe MS 955, f. 13. British Library.

Il 27 luglio 2017 Hera Lindsay Bird pubblica in un tweet una foto che la ritrae, sola, sorridente, l’abbigliamento prudente di chi vuole ripararsi dall’umidità. “Ho trovato la foto agghiacciante che vorrei fosse usata dai media se mai dovessi commettere un crimine terribile”, tweetta. Ad impensierire è la somma delle singole parti: colata di tintura nera sul caschetto triangolare, rossetto ciclamino macchia-incisivi, gengive rosa da dentiera di zucchero gommosa, incarnato azzurrognolo, rami di ortensie rinsecchite e verde generalizzato, ma non indicativo dell’ampiezza del luogo (aperto?) in cui HLB si trova. HLB è la poetessa esordiente più famosa della Nuova Zelanda. Il suo libro, auto-intitolato, Hera Lindsay Bird, vende tanto, le sue poesie più citate si sforzano di motivare il caratteraccio di Monica di Friends, parlano di scopare invocando nomi di poeti morti e dell’elasticità necessaria per fare da moglie a un’altra donna. Ulteriori fotografie di HLB circolanti in rete appartengono ad un servizio fotografico, una variazione sul tema della ragazza timida e creativa. Seduta sugli scogli, in piedi davanti agli scogli, pochi passi più in là dall’acqua e dagli scogli, HLB indossa sempre lo stesso abito démodé in velluto prugna, “l’uniforme della sua gente, le stronzette sdolcinate”. Il tarlo dell’esistenza fotografica di HLB è una conseguenza diretta del paradosso che sta agitando la critica letteraria contemporanea (e con “contemporanea” è da intendersi la schiera che chioccia su Twitter e posta overhead di copertine su Instagram): ci avevano detto che l’Autore era morto, eppure possiamo cuoricinarlo sui social.

HLB non sembra farsi problemi a riciclare gli stereotipi dell’essere poetessa. La solitudine, il disincanto, l’introspezione, il mare. L’essere innamorata dell’amore, l’ideazione suicida, l’epifania del passare delle stagioni, il rabbrividire di freddo, l’epica confessionale, le sottanone. Ma HLB ci aggiunge anche le manie e i deliri di onnipotenza della popstar media, canta l’autoreferenzialità biografica, l’ispezione clinica del proprio corpo e l’interpretazione aruspicina dei suoi sintomi, le manie di persecuzione, la lallazione ripetuta, le vocali sospese nell’acuto, il cuore che batte forte. Come nella tradizione degli album d’esordio eponimi, HLB indicizza la sua storia: a metà inoltrata dei suoi vent’anni, il personaggio HLB ha una vita sociale abbastanza soddisfacente e variegata, è interessata alle persone che incontra al punto da innamorarsene, e addirittura inscenare, di mutuo accordo, molteplici modelli relazionali. Si intuisce che HLB legga molto, non è chiaro se abbia un lavoro. Esce, si sposta, a piedi o in taxi, anche se a malapena si avverte una differenza tra la vita al chiuso e le brevi incursioni in esterna. Il paesaggio non solo non conforta, ma è indistinto: la presenza di vento, cielo e mare sembra dettata dalla corrispondente voce sul dizionario, sono l’aria e l’acqua di una qualunque latitudine; le strade dei centri abitati non portano da nessuna parte, sono lo sfondo allo spaesamento dell’omino giallo di Street View scagliato in un punto random della mappa. Di sicuro HLB pensa tanto al passato, e alle persone del suo passato, una scocciatura che le occupa tanto tempo. Guarda la TV, su cui riflette con la stessa attenzione che dedica alla poesia. Non vive da eremita, e nemmeno celebra la vita frugale. In Hera Lindsay Bird, HLB sintonizza la mente e la propria storia con lo spazio occupato dal proprio corpo. Non per pigrizia o mancanza di opportunità, ma per non sprecare neanche un secondo di vita in preparativi, spostamenti e piani ambiziosi.

Pierre Sala, Petit Livre d’Amour (Francia, Parigi e Lione), c. 1500, Stowe MS 955, f. 6. British Library.

La vera HLB ora vive a Wellington, si occupa della sezione per bambini di una libreria indipendente, organizza laboratori di scrittura e incontri di lettura. È anche andata in tour. Ci ha messo tre anni per scrivere il libro, e per gran parte di questi ha abitato in un paesino della costa neozelandese, per nessun’altro motivo se non voler vivere insieme al suo compagno. La sua scrittura è dichiaratamente autobiografica, al punto da costringerla al momento ad uno iato creativo, dato che la scorta di cose da raccontare si è esaurita. Usa Twitter perlopiù per ironizzare sulle convenzioni d’uso che fossilizzano la lingua, e Instagram per condividere (“random men” esclusi) foto di materassi abbandonati. Sulla copertina della sua raccolta poetica (pubblicata da Victoria University Press nel 2016, in uscita a novembre nel Regno Unito con Penguin Books), Hera sta “appollaiata come un uccellino” sotto un impermeabile giallo evidenziatore, di spalle al lettore, faccia rivolta alla pila di carta e inchiostro tenuti insieme da colla e il suo nome di battesimo, “libro che può essere comprato & poi bruciato……………gratis”, come consiglia in The Dad Joke is Over.

Children Are the Orgasm of the World

Il materiale di HLB ha il potenziale (di cui è consapevole) per risultare molto fastidioso: si tratta di poesia fatta della prosa breve dei post-it e delle keywords di Wordpress. Poesia indifferente agli schemi riconoscibili piuttosto che insofferente, tuttavia ossessionata col definire sé stessa in relazione ad un canone statico e antico, ma anche con una rete di poeti contemporanei, i cui nomi sono integrali ai versi, creando un’intertestualità che va ben oltre ammetterne l’influenza. Il tagging di HLB rovina da subito l’Indovina chi? accademico: il poet laureate neozelandese Bill Manhire compare in chiusura di Keats Is Dead So Fuck Me From Behind, un rimando a Mary Ruefle è chiarito in nota, tre titoli indicano esplicitamente — un riparo dalle facili accuse di plagio — il debito/omaggio nei confronti di altrettanti autori. In Wild Geese By Mary Oliver By Hera Lindsay Bird, HLB si impossessa dell’esortazione dialogica in Wild Geese per farne il verso e, completando il discorso incoraggiante di Mary Oliver, incrina il divisorio fittizio tra lettore e poeta: @MaryOliver, chi parla e incita è tenuto a rendere conto delle proprie affermazioni, o almeno riconoscere la reazione di chi ascolta.

Wild Geese By Mary Oliver By Hera Lindsay Bird
Pierre Sala, Petit Livre d’Amour (Francia, Parigi e Lione), c. 1500, Stowe MS 955, f. 15. British Library.

Non che HLB sembri avere nulla contro le frasi di circostanza e gli aforismi edificanti: Hera Lindsay Bird si può leggere come un manuale di auto-aiuto, a patto di riuscire a sviluppare un gusto per la catasta di perifrasi inventate per tenere in equilibrio le sue mille analogie.

Love Comes Back

C’è un bestiario di oggetti che illustra il suo immaginario sinaptico: carriole, pellicce, soffitte, animali impagliati, sfere (di cristallo, di plastica, pianeti), cannocchiali, bambini, tote bags, cofanetti di modernariato, cose che vanno a fuoco. HLB è una collezionista di ninnoli verbali e soprammobili lessicali, esposti riga per riga, ogni verso una mensola sopra il caminetto. Creare un fondo comune di riferimenti sembra, per un attimo almeno, sedare l’ansia dell’attesa per il “mini-duello contro sé stessi” (Pain Imperatives): trovare soluzioni espressive immuni alla tautologia. La smania di chiarezza, l’acuta consapevolezza che i rimproveri fioccheranno, sono tali per cui HLB fornisce nel testo la risposta pattuita al lettore restio a conferire valore poetico alle sue garbate grida d’aiuto o a scialbe esclamazioni di “vita!”.

Having Already Walked Out On Everyone I Ever Said I Loved

Le sue flashcards combinatorie illustrano l’intento formale di scrivere una lirica amorosa trattando, allo stesso tempo, l’amore come un prodotto qualunque sulla lista della spesa, il cui prezzo è in relazione diretta con la sua utilità. HLB si chiede quanto davvero sia necessario includere l’amore tra le cose che danno o aggiungono significato all’esistenza, che cosa c’è da raccontare quando le cose sembrano andare bene, come descrivere l’amore che funziona perché non ha niente di straordinario di per sé, perché si ripresenta secondo forme conosciute e si nutre di idee ed emozioni ordinarie.

Lost Scrolls

Le capriole linguistiche di HLB descrivono e contestualizzano sentimenti che non uccidono e non esaltano, ma al massimo prudono, o distraggono. Ognuno ha una propria variante della “carriola infestata in fiamme” (Monica), e deve fare i conti con la sottile differenza tra la propria esperienza e quella assemblata alla bell’e meglio con i ricambi di metafore che suonano tanto argute.

Monica
Pierre Sala, Petit Livre d’Amour (Francia, Parigi e Lione), c. 1500, Stowe MS 955, f. 12. British Library.

La tattica principale messa in atto da HLB è l’accumulo di metafore sincopate, like (di comparazione, non apprezzamento) che raggruppano situazioni e reazioni inedite, non riconducibili a nulla di riconoscibile. Senz’altro si tratta di momenti in cui non è possibile immedesimarsi, anche perché molto spesso uno dei due termini di comparazione manca, oppure la metafora è condizionale, e descrive come la cosa dovrebbe essere. La corporeità delle cose descrivibili si scontra con zigzag grafici che, quando non inventano concetti, ironizzano circa la probabilità di poter mai inventare qualcosa che non sia concepibile fisicamente.

Everything Is Wrong

Metafore predicative quindi, piuttosto che attributive, esiti di una logica espressiva che trae la sua daily inspiration direttamente dalle barzellette sporche dello zio strambo e un po’ toccone e dalla sagacità vernacolare delle gif. E quando diventa necessario raccontare un’azione, compaiono imperativi ambigui, have to sia prescrittivi che descrittivi, gli stessi delle paternali, o dei mantra che pubblicizzano senso del dovere e raccomandazioni esistenziali.

Pain Imperatives

La morale di HLB è uno svelto galateo su come evitare di rendere l’orrore quotidiano ancora più spaventoso, dato che non se ne sente alcun bisogno. Regole di cortesia che, se applicate, diventano una panacea etica quando si è accumulata abbastanza consapevolezza da essere in grado di “prevedere i dolori del cuore” (una soddisfazione paragonabile all’ “inciampare giù per le scale con addosso una sottoveste color pesca”, come in Having Already Walked Out on Everyone I Ever Said I Loved). L’esperienza serve a cristallizzare l’ansia, bisbiglia HLB, non a guidare l’azione, figurarsi costituire la base su cui comporre un pensiero individuale.

Having Already Walked Out On Everyone I Ever Said I Loved
Pierre Sala, Petit Livre d’Amour (Francia, Parigi e Lione), c. 1500, Stowe MS 955, f. 9*. British Library.

Il dolore di HLB non è tragico, è ordinario. Non per questo è meno atroce. La scelta di affidarsi ad un’estetica sentimentale — un’etichetta sinonimo di marginale, reietto, un po’ kitsch, “per donnette” — per comunicarlo è cruciale. La poesia di HLB sottotitola i singhiozzi, il nodo in gola, il pugno stretto davanti al naso per concentrare il coraggio, l’asciugarsi gocce di sudore dalle tempie, il guardarsi attorno imbarazzati, l’abbracciare il cuscino: i gesti (istintivi o appresi?) di quando non se ne può più, prima di darsi una calmata. È come se HLB sentisse che la libertà (intellettuale) di criticare ed estraniarsi dalla realtà storica nella quale vive sia stata smentita: è quindi fondamentale smorzare il tono delle lamentele per poterle almeno pronunciare. La sua voce sembra venir fuori da uno stato di coscienza assonnato, modalità aereo, che rimanda ad un altro giorno la militanza politica e la retorica results-oriented, per forza di cose, per la troppa ansia o l’insicurezza invalidante. La scala di classificazione del dolore di HLB è capovolta e mescolata: il solletico in gola per l’allergia, la nevralgia di dieci ore di schermi luminosi, il petto ovattato per l’influenza incombente fanno il paio con la costrizione alla stasi, che permette di contemplare, ridacchiando composti, lo sfacelo e la propria inettitudine a risolvere e aggiustare o, perlomeno, spiegare perché il cerchio alla testa non se ne va.

Pain Imperatives

Hera Lindsay Bird è il riassunto brutale di una situazione privata e amarissima fatto a una persona amica — una frase o due massimo, introdotte da un “niente, e quindi” e chiuse da un “ecco, tutto qui” — per non sovraccaricarla di un ulteriore fardello. In questo modo educato di parlare del proprio dolore, senza urlare, magari sminuendolo un po’, c’è tutta la determinazione a voler conservare, in parallelo, proprio nello stesso istante, anche altri sentimenti, meno totalizzanti forse, ma anche molto meno blandi di quanto si voglia credere.

Lost Scrolls
Pierre Sala, Petit Livre d’Amour (Francia, Parigi e Lione), c. 1500, Stowe MS 955, f. 8. British Library.

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