Basquette

Le storie che leggerete, questa e altri 4 appuntamenti, sono storie di sport. Esiste una lunga diatriba nel mondo che frequento tra sostenitori e detrattori dello sport: coloro che negli sportivi vedono miliardari viziati e nei tifosi milioni di utili idioti con la mente ottusa e deviata dai veri interessi o dagli interessi che li migliorerebbero e invece quelli che sbuffano quando sentono queste parole. Per quanto sia difficile vivere in questi tempi dicotomici, ho sempre pensato che lo sport sia un businness pieno di soldi e che sia pieno di storie affascinanti. Ma quel che più mi interessa è che lo sport racconta il suo tempo.

Photo by paul wallez on Unsplash

Il 12 marzo 1995, alla State Fair Arena di Oklahoma City, davanti a 6500 spettatori si è giocata Pocola Lady Indians vs Indianola con la vittoria delle prime al tempo supplementare per 64–58. Sicuramente una grande vittoria per la high school di Pocola ma la partita è passata alla storia perché è stata l’ultima partita ufficiale di six-on-six basketball. Il six-on-six è una versione prettamente femminile del basket, con delle regole significativamente diverse, e nel ’95 veniva giocato prevalentemente in Oklahoma e in Iowa, dove radunava anche un buon numero di spettatori. Quell’anno la sua pratica venne definitivamente impedita dall’Office for Civil Rights del Dipartimento dell’Educazione statunitense in quanto gioco che limitava la parità di genere.

Il basket-ball, come era scritto agli inizi, nasce nel dicembre del 1891 in un college del Massachussets ed è uno sport pensato per maschi bianchi. Sappiamo il nome dell’ideatore, James Naismith, la data e il risultato della prima partita, 21 dicembre 1891 1 a 0, persino le formazioni. Appena un anno dopo la sua nascita anche le donne iniziarono a praticarlo. Fu Senda Berenson nel 1892 a ideare le prime regole specifiche per le donne perché queste ultime avevano bisogno di regole ad hoc. Il basket femminile nacque diverso da quello maschile per la considerazione che le donne stesse avevano del proprio genere.

Nel 1892 lo sport non è cosa da donne, le uniche parti del corpo femminile che potevano essere esposte in pubblico erano il viso, il collo e le mani, anzi talvolta le sole dita. L’abbigliamento femminile non era fatto per giocare, nemmeno per muoversi con facilità e le regole del basket femminile del 1892 rimandano quasi senza fatica alla concezione di genere che si viveva in quella società e la loro evoluzione alla difficoltà con la quale l’idea della donna si sia evoluta nel corso del ‘900.

Nella concezione vittoriana la donna era un essere inferiore fisicamente e intellettualmente e la divisione tra generi era molto forte: agli uomini venne vietato di assistere a una delle prime partite di basket femminile, giocata il 22 marzo 1893 ancora secondo le regole originali di Naismith, perché non era consono per le donne mostrarsi in quel modo. Erano le donne che non dovevano mostrarsi conciate in quel modo. Quando il basket inizia a diffondersi anche tra le donne nascono alcune preoccupazioni, le regole vennero adattate per proteggere le giocatrici. La stessa Berenson era preoccupata che l’attività fisica potesse causare una fatica nervosa alle donne. Le sue regole prevedevano il campo diviso in tre settori nei quali le giocatrici si disponevano e che non potevano cambiare, non era possibile compiere più di tre palleggi con la palla e di tenerla ferma per più di tre secondi. Lei stessa dice di aver immaginato queste nuove regole per evitare che le donne sviluppassero pericolose tendenze nervose e perdessero la grazia, la dignità e il rispetto per se stesse che una donna dovrebbe avere.

Le regole di Berenson però non erano dirette soltanto a rendere il gioco meno faticoso per le donne ma anche più accettabile per la società e per i college dove veniva praticato e quindi permettere alle donne di praticarlo. Per quanto fino a qui il basket femminile sembrerebbe solo la riproposizione di gabbie di genere tipiche della società nella quale è nato, bisogna anche ricordare che l’ideatrice era una donna progressista e la sua proposta usciva dai canoni dell’epoca. Berenson era insegnante di educazione fisica e cercava tutte quelle attività che potessero convincere le donne a compiere attività fisica. Era sinceramente convinta di aiutare le donne a non essere deboli e fragili. Un aiuto che, credeva, le avrebbe aiutate anche a sconfiggere lo stereotipo con il quale veniva giustificato il loro salario inferiore e rivendicare una paga più equa. Pur lasciando la questione in capo alle donne, non chiedendo agli uomini di riconoscere uno stereotipo sessista, si applica affinché la condizione femminile migliorasse. Bisogna anche considerare che le donne avevano iniziato da qualche decennio un percorso di rottura degli stereotipi sessisti vittoriani e volevano praticare attività sportive. Infatti il basket femminile da lei ideato si diffuse rapidamente in tutto il paese.

Il libro di regole della Berson fu pubblicato solo nel 1899; quattro anni prima un’altra pioniera del gioco, Clara Gregory Baer, pubblicò il suo libro di regole, dal titolo: Basquette. Il perché del francesismo non è chiaro ma credo sia una specie di femminilizzazione. Anche Baer è un’insegnante di educazione fisica, lei al Newcomb College e anche le sue regole hanno lo stesso impianto di genere: oltre a non essere possibile strappare la palla o proteggerla, azioni troppo poco femminili, non era consentito il passaggio a due mani in quanto rischiava la compressione del petto. Anche Baer divise il campo in sezioni e stabilì che le giocatrici non potevano lasciarle ma questa volta fu per un fraintendimento. L’autrice chiese a Naismith una copia del suo libro con le regole del gioco e all’interno trovò una mappa del campo con indicate della zone dove i giocatori preferibilmente avrebbero trovato tiri o avrebbero dovuto stare per facilitare i passaggi. Baer pensò fossero aree dalle quali non si poteva uscire e quindi importò la regola come l’aveva compresa. Un percorso simile avvenne nell’impero inglese con il netball ma questa è un’altra storia.

Nel 1899 iniziò un processo di unificazione tra i due regolamenti che vide la luce nel 1901 ma molte delle restrizioni rimasero fino agli anni ’60. Nel 1922 una nuova regola stabilì che si poteva giocare con squadre che andavano da 9 a 6 giocatrici, gli uomini giocavano già in cinque fin da pochi anni dopo la creazione. Nel 1930 venne ammesso il passaggio di rimbalzo e il jump-shot, il tiro in sospensione. Solo nel 1936 venne introdotta una giocatrice con il ruolo di guardia rover che aveva la possibilità di muoversi per tutto il campo. Due anni dopo il basket femminile venne ammesso come esibizione alle Olimpiadi. Nel 1938 il campo venne diviso non più in tre aree come previsto dalle regole originali ma in due e le giocatrici divennero sei per squadra: tre avanti e tre dietro. Nacque così il six-on-six basketball.

Nel 1962 alle giocatrici venne permesso di strappare il pallone alle avversarie e a due giocatrici per squadra di muoversi per tutto il campo. Dal 1971 anche il basket femminile introdusse il cinque contro cinque a tutto campo. La WNBA, la versione femminile della NBA, inaugurò nel 1997. Ma nello Iowa e in Oklahoma il sei contro sei con il campo diviso a metà resistette per quasi trent’anni prima di essere messo al bando dall’Office for Civil Rights del Dipartimento dell’Educazione statunitense. In molti articoli si legge nostalgia per quel gioco, che aveva anche delle proprie divise che non modificavano lo stile originario. Molti allenatori nel ‘95 smisero di allenare e si rifiutarono di adattarsi. Molte giocatrici oggi ricordano come ci fosse partecipazione e attenzione attorno a loro e come la chiusura le fece soffrire.

Non saprei dire se effettivamente l’abolizione del six-on-six fosse una promozione della parità di genere. Certo viene facile pensare che Iowa e Oklahoma siano due stati conservatori pieni di redneck e quindi siano legati a un passato conservatore ma questo vale forse per il secondo mentre l’Iowa è uno di quegli stati in bilico e vota a volte repubblicano e altre democratico. (In effetti alla Iowa State Fair si mangiano il burro fritto su uno stecco e quindi non so più cosa pensare.) Forse nel 1995 era soltanto una tradizione locale ma sicuramente le sue origini riportano a un mondo estremamente sessista, nel quale parlare di parità di genere era uno scandalo e nel quale le Suffragette arrivarono, in Inghilterra, a mettere le bombe pur di ricevere attenzione per le loro battaglie. Il basket femminile nacque con tutte le limitazioni di genere che quella società esprimeva e cambiò con la lentezza e la difficoltà con cui cambiò la concezione della donne nel Novecento. Forse nel 1995 il six-on-six basketball non andava abolito, sicuramente le donne per poter giocare come gli uomini hanno dovuto aspettare il 1971.


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Francesco Cisco Pota

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