Frankenstein, 2018

Dopo l’esperimento “Solleone” dell’estate 2017 ripetiamo il progetto di un’antologia estiva composta da racconti commissionati ad autori e autrici che già hanno pubblicato con noi.

Colored lobby card for “Frankenstein”, featuring Colin Clive and Boris Karloff (1931). Source.

Nell’estate del 1814 il Premier Empire è in briciole e Mary Wollstonecraft Godwin gira da turista per l’Europa continentale, innamorata. Il suo diario di viaggio dell’epoca è così noioso da aver bisogno, per essere dato alle stampe nel 1817, di aggiunte e osservazioni accumulate durante un secondo viaggio, quello della piovosa estate del 1816 passata sfidandosi in gare di racconti fantastici. History of a Six Weeks’ Tour è la lista delle recensioni negative a locande e barcaioli di una diciassettenne costretta a condividere la sua fuga d’amore con la sorellastra di “S.”. Mary elenca gli spostamenti e i souvenir acquistati — “una collezione di semi di piante alpine rare” — e si affida alle passeggiate descritte nella Nouvelle Héloïse per pianificare le sue — “dalla finestra della stanza la padrona ci ha indicato ‘il bosquet de Julie’. Nel pomeriggio lo abbiamo raggiunto a piedi. È proprio il bosco di Julie.” Mary parla di ambienti quando vorremmo che parlasse di sé, e ci fa sorridere il suo irritarsi per la scomodità delle strade, il suo rincorrere i luoghi dove le storie sono accadute, anche se per finta. È un’insofferenza che capiamo bene, e che ci ricorda un po’ la nostra stessa smania di recuperare vecchi libri per capire la nostra vita oggi.

Il 2018 marca il duecentesimo anniversario della pubblicazione (anonima) di Frankenstein; or, The Modern Prometheus. Per omaggiare Mary Shelley e il gigantesco repertorio di riferimenti culturali ispirati a Victor Frankenstein e della sua Creatura (James Whale, Boris Karloff, Mel Brooks e Gene Wilder, Rocky Horror Picture Show per fare solo qualche nome), abbiamo voluto creare anche noi il nostro “mostro di Frankenstein”. Ci piace molto domandarci che cosa rende umano un corpo, e che cosa fa di una persona un individuo, ma senza alcuna intenzione di intrufolarci di notte nei cimiteri per rubare arti dalle tombe, o imparare nozioni basilari di elettricità o fisiologia. Abbiamo chiesto a ognuno degli autori e autrici coinvolti di raccontarci una parte del carattere della nostra Creatura, partendo da una parte qualunque del suo corpo, per esempio descrivendone il naso o l’orecchio, dicendoci un aneddoto riguardante il suo anulare oppure la storia dei suoi capelli.

L’esperimento voleva capire se, unendo parti di corpi così diversi (e relative storie), sarebbe stato possibile ottenere un ritratto unico e ultra sfaccettato di un singolo personaggio. Ma le risposte sono state sorprendenti. Abbiamo raccolto racconti che imitano lo stile del romanzo d’appendice, altri che adattano il romanzo epistolare alle email. Troverete molte storie d’amore, o meglio, di innamoramento: farfalle nello stomaco, una lingua che se ne va via dalla sua bocca, un ombelico al centro del mondo, un’ossessione per i polpastrelli, avventure preistoriche proiettate sopra iridi e palpebre. Ci sarà un impianto cocleare, una genesi mitologica trascritta in scrittura automatica, un’ipotesi spazio-temporale in cui il problema dei sentimenti è stato sistematizzato (ma non quello dei rifiuti).

Nemmeno noi sappiamo che “mostro” abbiamo creato, e ci stiamo ancora lasciando affascinare da modi così radicalmente diversi di intendere lo spunto che abbiamo voluto offrire. Nemmeno Mary Wollstonecraft Godwin, davanti al panorama del Monte Bianco, distingue la “luce intollerabile” del bianco della neve da quello delle nuvole che circondano le rocce: “non ho mai immaginato che cosa fossero le montagne prima”, scrive. La vista di un ghiacciaio si risolve in una “superficie infranta in un migliaio di forme incomprensibili: coni e piramidi di cristallo”, così come sarà il nostro Frankenstein, rifratto e riflesso, diverso di settimana in settimana.

Buona lettura, a partire da mercoledì 20 giugno!


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