È COSÌ CHE SI UCCIDE

di Mirko Zilahy

Era da un po’ che volevo leggere il romanzo d’esordio di Mirko Zilahy.

Tempo fa l’avevo preso in mano e avevo dato una scorsa veloce all’incipit, ma non mi aveva colpito particolarmente.

Ora, complice un obiettivo per una challenge a cui partecipo, l’ho riesumato (e mai termine è stato più appropriato per un thriller) e mi sono immersa nella lettura in questo lungo weekend.

Devo dire che da appassionata di thriller… beh, mi aspettavo di meglio.

Il protagonista della storia è Enrico Mancini, profiler criminologo che si è formato a Quantico — ma va? — e che riesce a leggere nella mente del serial killer. Come tutti i buoni protagonisti di romanzi destinati a divenire seriali (lo stesso personaggio è il protagonista del nuovo romanzo dello scrittore, “La forma del buio”) anche Enrico Mancini è un uomo spezzato, prostrato dalla recente perdita dell’adorata moglie Marisa, restio ad occuparsi di un nuovo caso di serial killer.

Dallo stile si comprende come lo scrittore sia un grande fan del genere in cui si cimenta. C’è una particolare e insistente attenzione alla descrizione delle procedure di indagine messe in atto in casi come questo.

A differenza dei thriller a respiro internazionale a cui siamo abituati, questo è ambientato a Roma. Io che non conosco per niente la capitale, non ho percepito la differenza. Per quanto mi riguarda avrebbe potuto essere ambientato anche a Timbuctu.

Il killer ucciderà sette volte, in sette modi diversi, mettendo in scena sette modi spettacolari in cui ammazzare degli esseri umani, in un desiderio inconsulto di dimostrare al mondo che “è così che si uccide”.

Uhm… sette… cosa vi ricorda? A me un film bellissimo, “Seven” con uno straordinario Morgan Freeman, un Brad Pitt a inizio carriera, e un indimenticabile Kevin Spacey, datato 1995.

Secondo me Zilahy ha visto tanti film, letto tanti thriller e ne ha confezionato uno tutto suo prendendo spunto un po’ di qua e un po’ di là.

Direi che come originalità non ci siamo, nemmeno per l’ambientazione romana, già ampiamente utilizzata da Donato Carrisi.

La tensione narrativa ci sarebbe anche stata, se non fosse per un dettaglio molto rilevante, che ammazza la suspense.

*Inizio spoiler vagamente accennato — se vuoi leggere il romanzo passa oltre*

Il caro Enrico, all’inizio del romanzo, sta indagando su un caso di scomparsa. L’oncologo che ha tentato di curare la moglie è sparito dalla sua casa senza lasciare alcun tipo di indizio. L’ispettore si ripromette di trovarlo, a tutti i costi. Insomma… un uomo scompare e poco dopo iniziano gli omicidi scenici.

Forse nella mente dell’autore il lettore avrebbe dovuto sussultare ad ogni nuovo corpo ritrovato, temendo per il medico scomparso. In realtà il dottore è un personaggio piatto, per cui non sviluppi empatia. Viene solo accennato e rispolverato ogni tot di pagine, giusto per non farlo dimenticare al lettore. Solo che se non sviluppi empatia nel lettore… questo ci mette dieci secondi a fare due più due.

*Fine spoiler vagamente accennato*
Un esordio che non mi ha convinto fino in fondo.

Una buona prova di scrittura tecnica, questo sì, ma una trama poco convincente e un protagonista per cui non sono proprio riuscita a provare alcunché di empatico. E questa, considerata la volontà di creare una serie letteraria, secondo me è una grossa falla.