IL CAVALIERE D’INVERNO

di Paullina Simons

Questo è un romanzo che non ho acquistato io, ma che rubacchiato dalla libreria di famiglia , trasferendolo con me casa dopo casa. Mi ero ripromessa di leggerlo tante volte, ma poi, chissà perché, non ho mai trovato il momento adatto. Fino a quando non è diventato il candidato perfetto per le due sfide di lettura a cui sto partecipando.

Così ieri mattina l’ho iniziato e… circa quindici ore dopo l’ho finito, prostrata e con la federa del cuscino inzuppata di calde lacrime, mentre ignoravo il brodo che borbottava sul fuoco e i miagolii disperati del mio gatto in preda alla fame.

La copertina afferma: la più grande storia d’amore e guerra dopo Guerra e pace e Il dottor Zivago. Io, che di natura sono abbastanza diffidente, soprattutto quando si paragona un libro recente a un grande classico, ho sempre sbeffeggiato Il cavaliere d’inverno, fino a quando non l’ho iniziato.

La storia è ambientata a Leningrado, nel 1941. E in pochissime pagine introduce il lettore al tema di fondo di tutta la narrazione: l’invasione tedesca della Russia. La seconda guerra mondiale scoppia così, in un lampo.

La popolazione russa, rappresentata dalla protagonista femminile del romanzo, Tatiana Metanova, non dubita che la sua gloriosa nazione possa perdere o patire gli stenti di una guerra mondiale. In che modo Hitler potrebbe mai arrivare davvero a minacciare la Russia? L’innocenza che trasuda da una ragazzina che non ha mai conosciuto nulla di negativo dalla vita, si scontra con le sequenze descrittive del romanzo, che mostrano la popolazione spaventata, intenta a procurarsi i beni di prima necessità per sopravvivere al duro inverno che verrà.

Eppure, in quella dolce domenica di giugno, mentre Tatiana mangia un gelato indossando un vestitino a fiori, il più bello che ha, aspettando il momento propizio per acquistare provviste per la famiglia, un ufficiale dell’armata rossa, bello e aitante, attraversa la strada e si ferma a pochi passi da lei.

Da quel momento, niente sarà più lo stesso.

Tatiana non conosce l’uomo alto e bello, in divisa e con un berretto solcato da una stella rossa sbiadita. Eppure non sale sul primo autobus che passa, e lui non sale sul secondo. Il tenente Alexander Belov si presenta con un pretesto, e fin dal loro primo dialogo chi legge viene trasportato nella magia di un amore unico e totalizzante, epico, che ogni donna sogna e che solo poche riescono ad ottenere.

Questo è un romanzo che attorciglia le viscere e trasporta chi legge nel 1941, a Leningrado, in un frangente storico in cui il mondo si appresta a distruggersi a vicenda, mentre nello stesso istante un uomo e una donna decidono di gettare le fondamenta di un amore destinato a durare per sempre.

Il cavaliere d’inverno ha quattro grandi punti di forza.

Lo sfondo storico è accurato, e davvero ben inserito all’interno della storia d’amore. Ogni notizia storica riportata dimostra una grande conoscenza delle fonti. Non mi ha stupito scoprire che l’autrice è nata a San Pietroburgo e che la maggior parte delle vicende raccontate nel libro si ispirano in parte alla storia della sua famiglia. Le narrazioni migliori sono sempre quelle verosimili, di cui abbiamo fatto esperienza e memoria.

I contrasti sono eccezionali. La bellezza di un amore puro, totalizzante e intenso come quello che vivono Alexander e Tatiana risalta costantemente nel romanzo grazie all’atmosfera cupa e negativa sprigionata dalla guerra, che imperversa e fa da sfondo a tutto il romanzo, arrivando a condizionare le scelte di vita dei due amanti.

I protagonisti sono stati progettati con cura, caratterizzati attraverso dettagli visivi, parole e situazioni che trasportano il lettore nella storia, esortandolo a partecipare delle loro gioie e delle loro sofferenze.

Il ritmo della storia è incalzante e difficilissimo da ottenere per chi decide di scrivere un tomo di quasi settecento pagine. L’autrice costruisce frasi brevi e fa un largo uso del dialogo, per permettere al lettore di raggiungere un elevato livello di immedesimazione.

Dopo averlo letto in poco più di quindici ore, non vedo l’ora di proseguire l’avventura dei protagonisti nel secondo romanzo a loro dedicato, che si intitola Tatiana e Alexander.

Come sempre, non c’è errore più grande che giudicare un libro dalla sola copertina.