LA VOCE NASCOSTA DELLE PIETRE

di Chiara Parenti

Ho iniziato a leggere questo romanzo piena di entusiasmo. Avevo letto l’incipit della storia nell’ultima edizione de “Il libraio” e non mi sembrava male.

Per cui l’ho acquistato la settimana scorsa e l’ho iniziato con un sorriso sulle labbra. Man mano che proseguivo, però, una leggera delusione ha iniziato a impadronirsi di me.

Il romanzo parla di Luna, una bambina cresciuta senza padre ma con un nonno davvero eccezionale, il mentore per eccellenza, che la guida e protegge in ogni passo della vita, trasmettendole un’innata curiosità, la passione del viaggio come cambiamento di sé e delle pietre.

Ogni pietra comunica un’emozione, suggerisce una strada e un obiettivo verso cui tendere, trasmettendo influssi positivi. Nonno Pietro è un cacciatore di gemme e insegna a Luna a sentirle, a comprendere quale sia la pietra giusta al momento giusto.

Poi un giorno Luna incontra Leonardo, l’amico, il compagno, l’amore, e la sua vita cambierà per sempre.

Lo ammetto, la caratterizzazione della protagonista mi ha lasciato molto interdetta. Secondo me il romanzo sarebbe stato perfetto, se la scrittrice avesse deciso di abbassare l’età di Luna di dieci anni. La protagonista nella parte decisiva del romanzo, quella in cui affronta i demoni del passato e li sconfigge una volta per tutte, ha 29 anni.

Ecco, io ora, in questo istante, ho 29 anni. Ho provato a immedesimarmi nella protagonista ma non ce l’ho fatta. Secondo me non è coerente e verosimile che Luna abbia quasi trent’anni.

Di solito se in un romanzo la protagonista risulta artefatta e fredda, la lettura procede a singhiozzo e senza coinvolgere.

In questo caso invece ci sono altri elementi narrativi a risollevare la situazione.

Il primo è che l’autrice è molto brava a scrivere: periodi brevi, lessico semplice. Scrivere in modo semplice non è per niente facile, anzi. Permette di arrivare a una fascia ampia di lettori, che è la cosa forse più importante per chi scrive.

La seconda nota positiva è il mondo narrativo: è coerente, piacevole e mostra un’ambientazione, quella della Thailandia, che fa venir voglia di prendere il primo aereo per Bangkok.

E poi c’è nonno Pietro, che mi dispiace dirlo, ma ruba tutta la scena alla protagonista. Forse mi sarebbe piaciuto leggere un romanzo con lui come protagonista: un uomo di spessore, saggio, interessante, imperfetto, l’eterno ricercatore che riesce a godere appieno — o quasi — della vita.

Se mi dovessi basare solo su questo romanzo, non comprerei più nulla di Chiara Parenti, ma una cara amica di letture mi ha consigliato di darle un’altra possibilità, e di leggere le sue precedenti pubblicazioni. Per cui il giudizio è sospeso, per ora.


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