

Secondo capitolo della serie “Six Senses”.
Siamo a Parigi, dove in una zona elegante della città sorge il “Six Senses”, una palestra con spa e lezioni di arti marziali che nasconde il vero lavoro dei personal trainer.
Di notte infatti i cinque protagonisti della serie si trasformano in uomini a ore, gigolot moderni che accompagnano ricche dame della buona società francese a eventi e appuntamenti in pubblico; e soddisfano ogni loro desiderio sessuale in privato.
Questo secondo capitolo è dedicato a Diego Ruiz, torero ferito da un’incornata che viene strappato alla morte e si ritrova orfano e pieno di debiti per colpa del padre con il vizio del gioco.
All’ospedale conosce Jonathan — uno dei primi gigolot del club — e, decidendo di abbandonare per sempre la carriera di torero, sceglie di trasferirsi da Barcellona a Parigi per divenire l’uomo di punta per le donne che amano essere dominate.
Ora, io di ‘ste cose tra dominatore e sottomesse varie non ci capisco un bel niente. Sono delle logiche legate alla supremazia e al dominio che non riesco a trasporre nella mia vita privata, per cui il romanzo non mi ha molto esaltata.
Il binomio amore/violenza per me è un ossimoro inaccettabile, anche se, a discolpa di chi scrive, ad un certo punto Diego pronuncia questa frase che fa riflettere moltissimo:
Quanti uomini mostruosi ci sono in giro che senza fruste e senza manette sono pronti a ferire?
Ero curiosa di leggerlo perché il primo della serie, che si intitola “Solo il tuo sapore”, dedicato al senso del gusto, parlava di un cuoco e trasportava l’amore per la cucina all’amore per una donna, creando dei rapporti quanto mai puntuali tra le due passioni.
In questo secondo capitolo, se eliminiamo l’argomento BDSM, non così preponderante per fortuna, rimane Diego, un uomo ferito dalla famiglia, che si ritrova a curare sia gli squarci del corpo che quelli del cuore, mentre cerca di fare soldi il più velocemente possibile per salvare l’allevamento di tori di famiglia, gestito dall’amata sorella.
I genitori , proprio coloro che dovrebbero proteggerci , sono capaci di procurarci delle ferite profonde e insanabili. A volte per accontentare i genitori si finisce per perdere se stessi.
Sarà l’amore per una donna, Helena, a far rimettere tutto in discussione a Diego.
Ottimo il collegamento del secondo senso: il tatto. Il protagonista è un fine conoscitore della musica, suo rifugio da sempre e un bravissimo pianista. Chiamato l’uomo oscuro dai suoi colleghi di lavoro per i suoi gusti sessuali, quando torna da un appuntamento si mette al pianoforte e dà sfogo a tutta la sua frustrazione per la situazione in cui si trova.
Perché la voce esprime ciò che provi veramente. I suoni non mentono mai.
Non so se leggerò anche il terzo capitolo della serie, che si intitola “Solo la tua carezza” dedicato al tatto, uscito ad aprile scorso.
Forse sì, per un desiderio di completezza che i serial books instillano nei lettori, che si ritrovano a voler approfondire la conoscenza dei personaggi presi in esame e presentati superficialmente dall’autrice nei romanzi precedenti.

