TREDICI

di Jay Asher

Quanto mi piacciono i romanzi come questo!

Non particolarmente lunghi ma intensi, ricchi di spunti di riflessione, che trasudano di tecnica di scrittura, arricchendo sia un lettore occasionale che un aspirante scrittore.

Tredici è la storia di Clay Jensen, un adolescente che riceve un pacco dal contenuto apparentemente macabro e inquietante. Ed è anche la storia di Hannah Baker, per cui Clay ha una tenera cotta.

Quando Clay spinge il tasto play del mangianastri, la ragazzina inizia a raccontare la sua storia, registrata per sempre nelle audio cassette del pacco misterioso. Niente di straordinario, direte voi…

Certo. Se solo Hannah fosse ancora viva.

L’adolescente si è suicidata, ingoiando un intero flacone di pillole, una settimana prima. Eppure Hannah deve dire qualcosa a tredici persone, quelle che nel titolo in inglese vengono definiti come i tredici perché che hanno spinto una giovane con tutta una vita davanti, al gesto più estremo.

Questo romanzo fa riflettere moltissimo. Pensata e orchestrata dall’autore per essere una storia di denuncia scritta per gli adolescenti, in realtà arriva anche e soprattutto al cuore degli adulti.

Da una parte ti ritrovi a ripensare alla tua adolescenza, un periodo gonfio di insicurezza, di reazioni esagerate, decisioni importanti da prendere e una persistente sensazione di solitudine; dall’altra provi tenerezza per chi quell’adolescenza l’ha dimenticata, per gli adulti indifferenti che non hanno compreso il disagio di una ragazza che cercava di chiedere aiuto in molti modi.

Non sto giustificando chi sceglie di togliersi la vita. Però ho davvero compreso perché Hannah ha scelto di farlo.

L’altro grande argomento, la causa indiscussa di molta infelicità per i protagonisti è l’assenza di comunicazione; o meglio, la presenza di un’errata comunicazione, che si diffonde a macchia d’olio in un intero contesto formativo, come dovrebbe essere quello scolastico.

Nel liceo che frequentano Hannah e Clay non si comunica, si appare.

E quando il pettegolezzo si appiccica addosso ad Hannah, la ragazzina si sente persa per sempre, incapace di smacchiare la sua reputazione. I giudizi e le sentenze fanno sempre male, ma in una fase delicata come l’adolescenza abbattono per sempre l’autostima, si insinuano sotto pelle, raggiungono l’anima e la coscienza, che lottano per emergere e le soffocano a vita.

Che cosa ha ucciso davvero Hannah? Che cosa ha contribuito a gettare in un pozzo ancora più profondo una ragazza con tutta la vita davanti?

La codardia?

L’indifferenza?

La profonda solitudine?

O il peso dell’opinione altrui, che si fa verità incontrastata e incontrastabile?

Un romanzo che attraverso le parole denuncia e consola. Una storia imperdibile.
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