

Questo è un romanzo che ho avuto il piacere di avere in anteprima.
L’ho letto come un’affamata, tenendo in una mano il kindle mentre con l’altra saltavo le zucchine o avviavo la lavatrice.
Ho atteso con ansia il ritorno di Maria Luisa Minarelli, che ho avuto il piacere di conoscere a Milano, durante la fiera dell’editoria di “Tempo di Libri”.
È un’autrice di cui si ammira lo spessore culturale da subito, fin da quando la si sente parlare in tono appropriato e quanto mai convincente del suo metodo di ricerca storica.
Avevo già adorato la fortunata serie di romanzi storici ambientati a Venezia, ed ero oltremodo curiosa di scoprire in cosa si sarebbe cimentata di diverso questa volta.
“Un cuore oscuro” è un romanzo che si colloca a metà tra un noir e un giallo.
1938. Olimpia Cavenaghi è una giovane e povera ragazza di Milano con un solo obiettivo nella vita: elevarsi e raggiungere una posizione sociale invidiabile.
1980. Pina Accorsi, una sarta vedova di mezz’età viene ritrovata cadavere nella sua abitazione, con la gola squarciata e ancora le pantofole ai piedi.
Il giovane commissario della polizia Marco Pisani si ritrova a indicare sulla morte di Pina senza riuscire a trovare un solo indizio utile per incastrare l’omicida. L’unico curioso dettaglio lo obbliga a indagare su una pista fredda, che attraversa la storia dell’Italia del secondo dopoguerra.
Magistrale la qualità della scrittura. Maria Luisa Minarelli riesce a inserire la ricca documentazione storica all’interno della narrazione senza mai appesantire la lettura o abbassare il ritmo della storia.
L’autrice ha scelto di parlare di due periodi del Novecento Italiano ricchi di fermento, di ideologia, cambiamenti e grandi schieramenti opposti. Così veniamo a conoscenza delle glorie di Cinecittà in epoca fascista, delle lotte partigiane delle Fiamme Verdi, del tracollo economico e della crisi finanziaria degli Anni del Dopoguerra, degli attentati degli Anni Ottanta, con le bombe nascoste in luoghi di vita comune, pensate per falcidiare il popolo italiano come protesta.
Uno dei pericoli di un romanzo così intriso di storia è la tendenza al giudizio. L’autrice ricostruisce il mondo narrativo senza mai sfociare nella condanna ed esporsi, lasciando al lettore il compito gravoso ma quanto mai stimolante, di costruire un’opinione durante la lettura.
La protagonista è uno dei personaggi meglio caratterizzati di sempre. Oscura, tronfia, intelligente e furba, orchestra ogni scelta della sua vita spinta dall’ambizione, dal bisogno di essere Altro, per sfuggire al destino imposto dalla sua nascita.
Un romanzo che fa riflettere tantissimo.
Che cosa siamo davvero disposti a fare per tutelare noi stessi? Fino a che punto si spinge davvero l’essere umano pur di celare i suoi oscuri segreti?
Lo consiglio a tutti gli appassionati di romanzi gialli e noir; a chi ama immergersi in una storia dall’ottima ricostruzione storica; a chi pensa che l’ambizione non faccia del male a nessuno e che sia una strada priva di conseguenze future.

